Manchester: le parole di Negri, le invettive dei "misericordiosi"
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di Riccardo Cascioli26-05-2017 AA+A++

Francamente si fa un po’ fatica a commentare le tante reazioni all’articolo di monsignor Luigi Negri sulla Nuova Bussola Quotidiana dopo il terribile attentato di Manchester. Perché se in tanti - sui social, sui blog e sulle testate giornalistiche - hanno sinceramente apprezzato e trovato conforto nelle parole di Negri e alcuni hanno discusso seriamente intorno a quanto da lui sostenuto, tanti altri hanno invece completamente travisato il senso delle sue parole e si sono lanciati in insulti e critiche feroci di ogni tipo attribuendo all’arcivescovo emerito di Ferrara pensieri che non gli appartengono.

Ci si poteva aspettare forse qualcosa del genere da alcuni soliti “pensatori” laicisti e catto-comunisti, è una sorpresa invece scoprire tanta acrimonia in cattolici “misericordiosi”, soprattutto quelli che almeno culturalmente dovrebbero essere facilitati a comprendere colui che è stato per tantissimi anni a fianco di don Luigi Giussani. 

Negri ha espresso struggimento per le povere, giovani vittime di Manchester uccise nel corpo dai terroristi islamici dopo essere state uccise nell’anima dal nichilismo degli adulti; un atto d’accusa che riguarda tutta la società, rappresentanti delle istituzioni – anche religiose – compresi. È stato invece interpretato come se avesse giustificato i terroristi condannando le vittime. Un esempio su tutti le vette deliranti toccate da due articoli pubblicati dal Sussidiario.net: nel primo, Negri è stato trattato da fondamentalista al pari dei terroristi islamici; nel secondo da «vecchio rancoroso» e anche un po’ rincoglionito. Curioso, bisognerà ammettere che quando non c’era la Misericordia c’era meno cattiveria e malanimo. 

Eppure monsignor Negri ha declinato nella circostanza concreta ciò che è già stato detto da tanto tempo a proposito del periodo storico che stiamo vivendo: del pericolo che corre la nostra civiltà davanti a questa presenza violenta, religiosamente motivata, a cui viene contrapposto il nulla. Ecco allora che davanti alle nuove vittime si invoca il silenzio, in realtà un modo per dare dignità all’assenza di un giudizio, al vuoto culturale, all’ignavia politica, alla vigliaccheria personale.

Tanti anni fa, correva l’anno 2000 (non c’era ancora stato l’11 settembre e tutto quel che ne è seguito), il cardinale Giacomo Biffi lo aveva detto con molta chiarezza dando un giudizio d’insieme a quanto stava e sta avvenendo in Europa. Diceva molto lucidamente:

«L'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa "cultura del niente" (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto».

Ricchi di mezzi e poveri di verità: è il nostro selfie. E proseguiva il cardinale Biffi:

«Purtroppo né i "laici" né i "cattolici" pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I "laici", osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l'ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I "cattolici", lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all'ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione». 

A distanza di 17 anni bisogna riconoscere con amarezza che davanti all’assalto dell’islam si sono moltiplicati i cattolici che hanno sostituito «all’ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo». C’è una sola via d’uscita, concludeva Biffi: «La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell'antica fede».

Per ora la direzione pare essere opposta, se un vescovo che ci ricorda queste semplici verità è sottoposto a un linciaggio mediatico. E la nostra estinzione è sempre più vicina.

 


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