Morti nel Mediterraneo, le responsabilità delle Ong
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di Gianandrea Gaiani17-06-2017 AA+A++

Se ne è accorto anche il New York Times. L’aumento delle imbarcazioni dedite al soccorso dei migranti illegali, che dalla Libia puntano a raggiungere l’Italia e l’avvicinarsi delle barche delle Ong alle coste libiche hanno determinato un forte incremento delle morti in mare.

Che “salvare i migranti ne faccia morire di più” lo avevamo scritto già in più occasioni su NBQ spiegando con i trafficanti mettono in mare imbarcazioni sempre più scadenti e prive di carburante destinate ad andare alla deriva, sovraccariche, dopo pochi chilometri. Il New York Times rileva come le Ong arrivino a ridosso delle acque territoriali libiche e non nel Canale di Sicilia. "Prima del 2014, i salvataggi in mare avevano luogo vicino alle coste italiane. Alla fine dell'anno, si sono spostati sempre più a sud e dal 2015 verso la sponda libica. Ora le operazioni avvengono sul confine delle acque territoriali libiche" - osserva il quotidiano statunitense.

Naturalmente, tutto questo ha incoraggiato e incentivato le partenze, con imbarcazioni sempre più fatiscenti, rendendo il viaggio degli stessi migranti, seppur più breve, molto più pericoloso: "Le operazioni di soccorso dei migranti vicino alla costa libica hanno salvato centinaia di persone in mare. Ma questo ha introdotto un incentivo potenzialmente mortale, incoraggiando altri rifugiati a rischiare di mettersi in viaggio e gli scafisti a far partire un numero maggiore di navi". Un dato di fatto già analizzato in passato da Frontex come ha evidenziato il 15 giugno un articolo de Il Giornale. Secondo il quotidiano newyorkese, infatti, i trafficanti di esseri umani ora utilizzano bagnarole o gommoni e carburante appena sufficiente a raggiungere il confine delle acque territoriali libiche. "In questo modo gli scafisti possono spegnere il motore e scappare verso la Libia su un'altra imbarcazione, lasciando i migranti alla deriva fino all'arrivo dei soccorsi. I gruppi che monitorano la crisi dei migranti si aspettano che il bilancio delle vittime superi quello dello scorso anno". Aspetti già più volte sottolineati qui in Italia da chi scrive questo articolo ma che i fautori “dell’invasione” di immigrati illegali africani e islamici fingono di non comprendere.

Circa le soluzioni, il buonista New York Times scivola nel banale parlando di “migliorare le condizioni di vita nei paesi di provenienza o risolvere la crisi libica”. Cose che richiederebbero anni o decenni e non sarebbero certo risolutive quanto un blocco degli sbarchi e i respingimenti in Libia dei migranti soccorsi che scoraggerebbero chiunque dal pagare i trafficanti e rischiare la propria vita, se non vi fossero possibilità di sbarcare in Europa.

Un quadro concreto della situazione lo ha fatto nei giorni scorsi il direttore dell’agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri, alla France Presse. In Grecia arrivano ormai solo "80 o 100 persone ogni giorno", a fronte dei circa "2.500 arrivi giornalieri" prima dell'accordo con la Turchia, dichiara il direttore dell’agenzia Ue. Tra coloro che arrivano dall'Africa attraverso il Mediterraneo centrale e la Libia, invece, il numero è aumentato dall’anno scorso di oltre il 40 per cento. La maggior parte di questi migranti proviene dall'Africa occidentale: si tratta soprattutto di senegalesi, guineani e nigeriani. "Non sono i più poveri a lasciare, perché devono essere in grado di pagare i trafficanti", ha sottolineato Leggeri stimando per i trafficanti di esseri umani un business tra i 4,7 e i 5,7 miliardi di euro nel solo 2015.

Questi profitti sarebbero scesi di quasi due miliardi di euro l'anno scorso. I maggiori trafficanti utilizzano i soldi guadagnati per intraprendere altre attività criminali che richiedono un investimento iniziale: "traffico di droga, traffico di armi o anche il finanziamento del terrorismo, non possiamo escluderlo", ha detto Leggeri. I fondi vengono talvolta spostati tramite il servizio di trasferimento di denaro Western Union, specialmente in Africa occidentale. In Africa orientale, i trafficanti utilizzano più spesso "hawala", un sistema informale di pagamento basato sulla fiducia che è molto più difficile da tracciare rispetto ai trasferimenti bancari.

Anche Leggeri sottolinea che il salvataggio in mare incoraggia la migrazione e, allo stesso tempo, il guadagno dei contrabbandieri che sovraccaricano le loro barche assicurando ai migranti che, una volta usciti dalle acque libiche, verranno soccorsi. "Non ci sono mai state così tante navi che pattugliano il Mediterraneo come nel 2016 ... purtroppo non ci sono mai stati così tanti morti, 4.000 decessi, secondo l'Oim", ha sottolineato Leggeri.


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