Movimento Animalista, l'anti-specismo secondo Silvio
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di Stefano Magni23-05-2017 AA+A++

Chi non ama gli animali? I due terzi degli italiani possiedono almeno un animale domestico. Silvio Berlusconi, parlando di sé dice: “Ho pecore e agnelli, sono straordinari, mi seguono quando passeggio in giardino, poi insieme ci sono anche i cani che danno i baci alle caprette. Adesso al mattino vado nel parco di Arcore con un seguito di 13 animali”. Uno scenario bucolico che ricorda quello di Maria Antonietta nel suo Trianon. Prima della Rivoluzione Francese. La dichiarazione di Berlusconi avviene all’indomani della sua grazia concessa a Pasqua a cinque agnelli, che altrimenti sarebbero finiti in altrettanti piatti. E l’ha pronunciata in occasione del lancio del nuovo Movimento Animalista fondato dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla.

Chi non ama gli animali, appunto? Chi vorrebbe che venisse fatto del male al proprio amico o amica col pelo? Chi vorrebbe che venisse abbandonato, seviziato o sfruttato fino alla morte? Qui però, si va un po’ oltre l’aiuto o l’amore per gli animali domestici, che per altro sono già protetti e tutelati dalla legge, contro la violenza e l’abbandono. Si va anche oltre il mero inasprimento delle pene per chi fa del male o abbandona un cane o un gatto. Il Movimento Animalista chiede, infatti, di introdurre i diritti degli animali nella Costituzione, sulla base del fatto che sono esseri senzienti. Quindi, in molti casi, secondo le proposte di legge già presentate dalla Brambilla e fatte proprie dal nuovo movimento, l’uomo deve sacrificare i propri diritti per fare largo a quelli degli animali. Si propone di vietare la caccia su scala nazionale così come l’allevamento e l’uccisione di animali da pelliccia. Si vuol vietare l’allevamento dei conigli a scopo alimentare. Niente più carne di coniglio nella nostra dieta, dunque, a prescindere dalle nostre tradizioni culinarie. E riconoscere il coniglio quale animale d’affezione al pari di cani e gatti. Si vuole vietare l’abbattimento di animali che non abbiano raggiunto l’età adulta: quindi niente più agnello pasquale. E, solo per questo punto programmatico, stiamo parlando di intere categorie dell’attività economica che spariscono, più il loro indotto. 

Un intero capitolo è dedicato agli equini. Anch’essi verrebbero riconosciuti come animali d’affezione, al pari di cani, gatti e conigli. Quindi: niente più carrozze a cavallo, niente più carne equina, niente più Palio di Siena, contro cui la Brambilla aveva già protestato. Viene proposto il divieto dell’uso di animali (di tutte la razze) in circhi, fiere e manifestazioni popolari. Niente più bestie ammaestrate, dunque, come negli spettacoli che sono d’uso sin dalla notte dei tempi. Non verrebbe più permessa, chiaramente, neppure la sperimentazione su animali. I farmaci verrebbero direttamente testati sull’uomo, se non si dovessero trovare metodi sostitutivi? E oltre ai divieti, il programma consiste anche in una serie di obblighi per gli umani: devono accettare animali domestici in tutti gli spazi pubblici (sui trasporti, negli alberghi, nei ristoranti, sulle spiagge) e anche quelli privati. Un proprietario non potrà più vietare l’accesso ai cani, dunque, come si era sempre fatto. 

Così tante rinunce sono comprensibili solo se ci si cala in una logica anti-specista, cioè di chi nega una gerarchia fra specie: gli animali sono senzienti, provano dolore e piacere, dunque sono titolari di diritti, praticamente al pari dell’uomo. Viene scartata la “vecchia” idea giudaico-cristiana secondo cui l’uomo, unico animale dotato di ragione, è custode del creato. Nemmeno questa visione anti-specista, però, sana una sua contraddizione interna. Gli animali d'affezione sono protetti, quelli non d'affezione no. E qui contano solo le mode. Perché il coniglio è considerato un animale da compagnia da un paio di decenni. Prima era solo una pelliccia o un piatto di carne (e tuttora lo è, per molti). I topi sono senzienti, probabilmente anche più intelligenti di cani e gatti. Ma non godrebbero degli stessi diritti dei primi, nemmeno se la Brambilla diventasse premier. Per non parlare degli insetti: chi parlerebbe mai dei diritti degli scarafaggi pur sapendo quanto siano furbi e creativi (basti vedere come riescono a intrufolarsi e fuggire in ogni circostanza)? Abbiamo a che fare, dunque, con un anti-specismo di maniera, ispirato ai gusti attuali dei proprietari di animali. In un’altra delle proposte del Movimento Animalista, leggiamo anche che le loro cure e la loro alimentazione dovrebbero essere a carico del contribuente, o quantomeno detraibili dal reddito. Praticamente, sarebbero dei nuovi familiari.

Con questo gruppo anti-specista moderato, Berlusconi spera di cannibalizzarne altri più radicali, prima di tutto il Movimento 5 Stelle che fa dell’animalismo uno dei suoi punti di forza. L'affetto di cannibalizzazione già si sente in ambiente ecologista, tanto è vero che la Lega Anti-Vivisezione non ha affatto accolto a braccia aperte la notizia del nuovo partito di area berlusconiana. Contando sulla popolarità del tema, il fondatore di Forza Italia dichiara che questa causa potrebbe attrarre addirittura il 20% dei voti, trasversalmente, sia a destra che a sinistra. In uno scenario di frammentazione data dal sistema proporzionale, tutto fa brodo. Ma un movimento politico basato su una moda, per quanto diffusa, non può che essere di corto respiro. Ma se invece non fosse solo una moda passeggera, se prendessimo sul serio la filosofia anti-specista che ispira il programma, a posteriori, ci si può chiedere che cosa fosse il centro-destra. Che basi poteva mai avere un gruppo politico, che è stato maggioritario fino a sei anni fa, da cui ora emergono, indifferentemente, cattolici e animalisti, antropo-centristi e anti-specisti, cioè tutto e il contrario di tutto sin dalle fondamenta? Che futuro potrebbe mai avere un simile agglomerato di opposte visioni dell’uomo e del creato?


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