Nature smonta la bufala della sovrappopolazione
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di Marco Respinti07-01-2016 AA+A++

La scienza abbonda di tabù che inibiscono il progresso. Uno dei più clamorosi è il falso mito della sovrappopolazione mondiale, l’idea (circolante da decenni) che sulla Terra saremmo troppi e che per questo motivo il nostro vecchio pianeta non ce la farebbe più a sfamarci e a dissetarci tutti.

Materiali a confutazione di questa vera e propria bufala ce n’è oramai a iosa, ma nella mentalità dominante (dominante anche troppi addetti ai lavori) lo sforzo serve a poco perché le leggende metropolitane procedono per autoalimentazione: più le si confuta, più si gonfiano; e più la confutazione è seria e circostanziata, più diventa prova provata del dolo. Ora però contro la fobia della “Bomba P” (la popolazione mondiale che ci sta scoppiando tra le mani) scende finalmente in campo anche il periodico britannico Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche del mondo, e la musica cambia. Cambia perché, rispetto al conformismo neoilluminista imperante, Nature non è certo un cuordileone che rema controcorrente, prediligendo invece sempre le acque calme delle “idee ricevute”, dello scientificamente corretto in business casual e del sottile progressismo blasé da documentario di prima serata. Evidentemente però la fola della “Bomba P” è tanto grossa e grossolana che pure i don Abbondio non riescono più a tenere a freno la lingua.

In un articolo ospitato su Nature di dicembre, la giornalista scientifica Megan Scudellari bolla disinvoltamente come falsa l’idea secondo cui la popolazione della Terra crescerebbe costantemente in modo esponenziale portando inevitabilmente ‒ come per primo affermò il pastore anglicano ed economista Thomas R. Malthus (1766-1834) nel 1798 ‒ alla carestia e alla miseria. La popolazione mondiale, infatti, non cresce per nulla in modo esponenziale. Non lo ha fatto ieri, non lo fa oggi ed «[…] è improbabile che lo faccia in futuro», dice il demografo della Rockefeller University di New York Joel Cohen intervistato dalla Scudellari. Oggi, per esempio, la popolazione mondiale cresce a un ritmo che è addirittura la metà di quello seguito prima del 1965.

Quanto agli attuali 7,2 miliardi di abitanti della Terra da mangiare ce n’è davvero a sufficienza per tutti. A documentarlo è la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, secondo le cui stime la produzione mondiale di cibo è di gran lunga superiore alla crescita demografica. Attualmente, la sola produzione calorica mondiale in cereali è sufficiente a sfamare tra i 10 e i 12 miliardi di persone. La fame nel mondo allora non esiste? Niente affatto: esiste eccome, afferma sempre Cohen. Solo che non è causata né dalla presunta sovrappopolazione mondiale né dalla scarsità generale e generica di cibo, bensì dal fatto statistico che circa il 55% della produzione nutrizionale del pianeta viene impiegata per scopi diversi dall’alimentazione umana (mangimi per bestiame o produzione di carburanti), oppure semplicemente sprecata, o ancora malamente distribuita.

Né scarseggia neppure l’acqua, come ha documentato il vice segretario generale delle Nazioni Unite, Jan Eliasson, sulle pagine dello stesso Nature nel gennaio 2015. Il vero problema dell’acqua, infatti, è che in certe regioni molti (si calcola 1,2 miliardi di persone) hanno difficoltà ad accedervi, ma questo per ragioni politiche, militari o economico-sociali di arretratezza tecnologica, motivo per cui l’unico rimedio possibile è l’antropizzazione, lo sviluppo tecnico-scientifico e il libero scambio commerciale che zittisce le armi, non certo il deserto umano, la riduzione delle nascite e il reinselvatichimento del pianeta. La Scudellari cita a questo proposito Nicholas Eberstadt, demografo dell’American Enterprise Institute di Washington: «La sovrappopolazione non è sul serio sovrappopolazione. È piuttosto una questione di povertà»; ma, invece di esaminarne attentamente le cause alla ricerca di soluzioni pratiche, ci si perde in chiacchiere attorno a un problema che non esiste, la chimerica “Bomba P”. La teoria vorrebbe che se a dire per l’ennesima volta che non è vero che sulla Terra siamo troppi, che non è vero che il pianeta non ce la fa più, che non è vero che il cibo è insufficiente a nutrire tutti e che non è vero che l’acqua manca è finalmente un beniamino blasonato del pensiero dominate come Nature il mondo dovrebbe cominciare a prestare orecchio, ma chissà perché abbiamo già la sensazione di sbagliarci.


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