Inaccettabili sono le stesse unioni gay
Invia il link ad un amico Chiudi form
* Campi obbligatori
email destinatario *
inviato da *
       
di Stefano Fontana25-01-2016 AA+A++

Chi si sta impegnando per il ritiro del ddl Cirinnà dovrebbe porre attenzione ad una posizione oggi abbastanza diffusa anche tra i cattolici, ecclesiastici e laici che siano. Questa idea è riassumibile in questa frase: sì alle unioni civili, no alle adozioni, e può creare non poca confusione. L’idea di fondo è che nella società di oggi ci sia una pluralità di unioni e che lo Stato le debba normare, l’importante è che non le equipari tra loro e, soprattutto, non le identifichi con il matrimonio. 

Questo viene ripetuto da molti con il seguente concetto: sì alle unioni civili, ma basta che non siano equiparate al matrimonio. In altri termini, tutte le forme di convivenze presenti di fatto nella società sarebbero buone, lo Stato le dovrebbe riconoscere e disciplinare, però ognuna al suo livello, senza confusione. Se quindi, dal ddl Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosex al matrimonio, allora un cattolico potrebbe dare il suo assenso. Le unioni civili omosessuali non sarebbero sbagliate in sé, ma solo se copiano il matrimonio e si attribuiscono i diritti che spettano invece solo alla coppia eterosessuale sposata. 

É da attribuire a questa visione delle cose l’insistenza (quasi esclusiva) sulla questione dell’adozione e, ancor più, su quella dell’utero in affitto, nelle critiche di parte cattolica sul ddl Cirinnà. Un grande no alle adozioni da parte delle coppie omosessuali che talvolta nasconde un sì alle unioni civili. Non si nega qui l’inaccettabilità dell’adozione del minore da parte di una coppia omosessuale o dell’utero in affitto. Si nega piuttosto che l’inaccettabilità del ddl Cirinnà stia solo in questi, pur gravissimi, aspetti. Anche se questi non ci fossero, il ddl Cirinnà sarebbe ugualmente inaccettabile.

In altre parole: non è vero che l’unica cosa che bisogna garantire è che le varie convivenze non siano equiparate le une alle altre e che tutte siano normate al loro proprio livello. Alcune proprio non possono essere riconosciute giuridicamente dallo Stato, perché intrinsecamente disordinate e contrarie al bene comune, ossia dannose per la comunità. Possono essere tollerate come comportanti privati, ma non possono avere il sigillo dell’autorità politica perché questo le proporrebbe pubblicamente come esemplari e utili. Il riconoscimento delle unioni civili omosessuali comporta il riconoscimento pubblico del valore dell’omosessualità in ordine al bene comune, il che è contrario sia alla legge naturale che a quella divina.

La tesi che sto criticando non è mai stata insegnata dalla Chiesa. Per quanto riguarda l’argomento del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili omosessuali i documenti magisteriali di riferimento immediato sono due: Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle persone omosessuali della Congregazione per la dottrina della fede (2003) e con la Nota del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio  e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto (2007). Ambedue questi documenti negano, per motivi razionali connessi con i principi della legge morale naturale, e per motivi di fede relativi alla rivelazione di Nostro Signore, che una unione di fatto eterosessuale e, a maggior ragione, una omosessuale possano ricevere un riconoscimento giuridico e quindi venire trasformati da fatto privato in fatto di rilevanza pubblica, meritevole di sostegno e promozione da parte della comunità e dell’autorità. 

Ciononostante, la tesi che ho presentato e criticato si sta diffondendo. Qualcosa di analogo era successo durante il Sinodo sulla Famiglia a proposito dei divorziati risposati e del loro accesso alla Comunione. Qualcuno diceva che nella convivenza tra un uomo e una donna senza essere sposati, nel secondo matrimonio di un divorziato o anche in una unione omosessuale c’era qualcosa di buono da valorizzare senza condanna e da far sviluppare in forme più adeguate di convivenza fino al matrimonio. Qui siamo in un contesto diverso, diciamo ecclesiastico, ma anche in questo caso tutte le unioni venivano intese come buone, al loro livello. Nessuna doveva quindi essere esclusa o indicata come radicalmente negativa, ma tutte dovevano essere accettate e disciplinate, pur senza confusione tra loro.

La concezione generale che sta dietro queste teorie è che il male, come situazione oggettiva, indipendentemente dalla responsabilità della persona, la cui coscienza esula dalle valutazioni di chicchessia, non esiste. Non ci sono forme di convivenza cui la legge di uno Stato debba dire di no e, quindi, non riconoscerle giuridicamente. Non esistono situazioni in cui la Chiesa non debba dire di no, e pretendere il loro abbandono da parte della persona veramente pentita.

Ma qui sta il problema: se tutte le unioni sono buone, perché mai lo Stato dovrebbe fermarsi dopo aver riconosciuto quelle tra due persone omosessuali, senza procedere a riconoscerne altre?

 

 


28
Giu
Sant’Ireneo di Smirne


SCHEGGE DI VANGELO

«Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. (Mt 8,23-27)



Perseguiteranno anche voi

Quanti tra i fedeli, i parroci o i vescovi sono consapevoli dell’aggressione, non soltanto fisica, ma anche culturale, a ciò che resta della civiltà cristiana? Molto pochi. La Nuova BQ pubblica ora un libro di Marta Petrosillo che spiega le dimensioni della tragedia.

di Attilio Tamburrini



DOSSIER

Gli attentati di Bruxelles, oltre a provocare decine di vittime, hanno risvegliato la paura in un'Europa sotto attacco, sin dentro la sua capitale. L'attacco, avvenuto proprio nel mezzo di un periodo di massima allerta, rivela anche quanto siano fragili le nostre difese, militari e morali.

RUBRICHE

Schegge di vangelo

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»

(Giovanni 20, 1-9)


Lettere in redazione

Nel caso del film scelto dai Salesiani, Carol, di cui avete parlato ieri il tema e la tesi soggiacente sono così esplicitamente immorali da escludere la buona fede. Una smania di protagonismo e di sfida alla sana tradizione morale, l'irrisione della virtù della prudenza e l'appiattimento sullo spirito del mondo stanno producendo frutti amari.



BLOG DEI COLLABORATORI
Cyrano da Fauglia

Il blog di Paolo Togni


Il blog di Robi Ronza
La pagina personale di Robi Ronza