Novità, armonia e missione: i tre nomi dello Spirito
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di Massimo Introvigne20-05-2013 AA+A++

Dopo la veglia di Pentecoste di sabato 18 maggio, domenica 19 maggio Roma ha visto la grande Messa con i movimenti ecclesiali che, ha detto Papa Francesco al Regina Coeli, «ha trasformato Piazza San Pietro in un Cenacolo a cielo aperto».

Nell’omelia, dopo aver rievocato l’episodio della Pentecoste in cui lo Spirito Santo «sprigiona il suo dinamismo irresistibile, con esiti sorprendenti», il Papa – utilizzando un suo schema pedagogico tipico, che estrae dalla Sacra Scrittura poche parole chiave, che invita a comprendere e memorizzare – ha chiesto ai movimenti di riflettere su tre caratteristiche dell’azione dello Spirito Santo: la novità, l’armonia, la missione, tornando con forza sulla denuncia – che ripropone continuamente – di una Chiesa autoreferenziale, poco aperta alla missione, la quale rischia di diventare nello stesso tempo una Chiesa «gnostica», che confida nelle sue forze e non nei doni dello Spirito.

Quando si parla di «novità» dello Spirito Santo occorre fare attenzione a capire chiaramente di che cosa si tratta. Oggi c’è una smania di novità superficiali, si cerca – ha detto il Pontefice – «la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo». Per queste «novità» c’è un pregiudizio favorevole, ma non è così per la novità dello Spirito Santo, che ci chiede al contrario di cambiare, di convertirci – spesso andando controcorrente rispetto alla mentalità e alle «novità» dominanti –, di rinunciare ai nostri progetti umani per seguire i progetti di Dio. Questa seconda «novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti».

Se siamo troppo affezionati alle nostre scelte umane, finiamo per avere paura di Dio. «Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino a un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti». Si tratta, invece, di convincerci che quella di Dio è sempre, nella storia, l’unica vera «novità» positiva, di cui fecero esperienza Abramo, Mosè, gli Apostoli.

Si tratta di chiederci – come singoli cattolici, ma anche come comunità e movimenti –: «siamo aperti alle “sorprese di Dio”? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza? Ci farà bene farci queste domande durante tutta la giornata».

Una seconda parola, rivolta particolarmente ai movimenti, è «armonia». Le realtà che coesistono nella Chiesa sono molto diverse tra loro, e questa – Papa Francesco lo dice ai critici dei movimenti che vorrebbero più «uniformità» - è una grande ricchezza. «Lo Spirito Santo, apparentemente, sembra creare disordine nella Chiesa, perché porta la diversità dei carismi, dei doni; ma tutto questo invece, sotto la sua azione, è una grande ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità, ma ricondurre il tutto all’armonia». Dicevano i padri della Chiesa dello Spirito Santo – è una citazione che Papa Bergoglio ha già ripetuto diverse volte – «“ipse harmonia est”. Lui è proprio l’armonia». Siamo qui nel cuore della questione dei movimenti nella Chiesa.

È proprio dello Spirito, ha detto il Papa, «suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità». A chi critica i movimenti il Pontefice ha ripetuto che «quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione», che non sono cose buone. Ma ai movimenti ha detto pure che «quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione».

Il messaggio tipico di Papa Francesco rimanda sempre alla sua consueta critica della mondanità spirituale, quel peccato che ci porta a cercare di fare del bene – anche al servizio di cause alte e nobili – per mero umanitarismo e non per il Signore, seguendo progetti umani che non sono i progetti dello Spirito Santo e riducendo la Chiesa a una grande organizzazione non governativa (ONG), forse utile per la carità ma inutile come Chiesa.
Sbaglia chi cerca l’unità nella Chiesa secondo progetti o piani pastorali meramente umani, rivolgendo facili critiche ai movimenti, Ma sbagliano anche i movimenti quando dimenticano che sono movimenti ecclesiali, e che «l’ecclesialità è una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni comunità, per ogni movimento». Per i movimenti coltivare la propria preziosa diversità non può mai significare prescindere dalla guida della Chiesa, del Papa, del Magistero.

«È la Chiesa che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono tanto pericolosi! Quando ci si avventura andando oltre (proagon) la dottrina e la Comunità ecclesiale – dice l’Apostolo Giovanni nella sua Seconda Lettera – e non si rimane in esse, non si è uniti al Dio di Gesù Cristo (cfr 2Gv 1,9)». La Pentecoste dovrebbe essere per ogni dirigente di movimento un’occasione per chiedersi: «sono aperto all’armonia dello Spirito Santo, superando ogni esclusivismo? Mi faccio guidare da Lui vivendo nella Chiesa e con la Chiesa?».

Terza parola chiave per i movimenti: la missione. «I teologi antichi dicevano: l’anima è una specie di barca a vela, lo Spirito Santo è il vento che soffia nella vela per farla andare avanti, gli impulsi e le spinte del vento sono i doni dello Spirito. Senza la sua spinta, senza la sua grazia, noi non andiamo avanti». Per la quinta volta – escludendo le Messe del mattino a Santa Marta – in questi suoi primi mesi di Magistero, il Papa ha denunciato il pericolo dell’autoreferenzialità, di continuare a parlare a se stessi anziché «aprire le porte per uscire, per annunciare e testimoniare la vita buona del Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell’incontro con Cristo» a chi in chiesa normalmente non ci va.

Papa Francesco ha nuovamente messo in guardia i movimenti dal «pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale». «Gnostica» se si affida alle proprie conoscenze e saperi umani, vittima della mondanità spirituale. «Autoreferenziale» se soccombe alla tendenza di «chiuderci in noi stessi, nel nostro gruppo» senza uscire e fare missione verso – un’altra espressione che ritorna nel Magistero di Papa Francesco – le «periferie esistenziali», che non sono solo le periferie povere delle grandi città, sono i deserti del cuore dove anche tante persone benestanti non riescono a incontrare la Chiesa.

Non è una critica ai movimenti. Il Papa aveva evocato nella Messa crismale del Giovedì Santo il rischio di autoreferenzialità delle parrocchie e dei preti che frequentano e organizzano, uno dopo l’altro, corsi dove i pochi fedeli continuano a parlarsi tra loro in un gergo incomprensibile ai lontani, e nella lettera alla Conferenza Episcopale Argentina del 25 marzo 2013 aveva spiegato che da comportamenti autoreferenziali non sono immuni i vescovi.

Il teologo che è all’origine della categoria di mondanità spirituale, il benedettino dom Anscar Vonier (1875-1938), affermava che mondanità e chiusura nascono dal rifiuto – consapevole o meno – della guida dello Spirito Santo. Il Pontefice ha invitato i movimenti a chiedere con Gesù al Padre che «rinnovi l’effusione dello Spirito Santo. Ciascuno di noi, ogni gruppo, ogni movimento, nell’armonia della Chiesa, si rivolga al Padre per chiedere questo dono.
Anche oggi, come al suo nascere, insieme con Maria la Chiesa invoca: “Veni Sancte Spiritus! – Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!”».


26
Set
Santi Cosma e Damiano


SCHEGGE DI VANGELO

«Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». (Lc 9,46-50)



Monsignor Salvo Tomasi

Monsignor Tomasi, già nunzio apostolico all'ONU di Ginevra: «Guerre e violenze sono la principale causa delle attuali migrazioni che rischiano di destabilizzare l'Europa, la comunità internazionale deve fare di tutto per riportare la pace e prevenire guerre. L'accoglienza è importante ma per chi ha diritto di restare fondmentale è l'integrazione, un processo che richiede tempo e pazienza, ma anche regole chiare per chi arriva».

 

- TRUMP E IL MESSICO, UNA SFIDA PERICOLOSA, di Stefano Magni

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Gli attentati di Bruxelles, oltre a provocare decine di vittime, hanno risvegliato la paura in un'Europa sotto attacco, sin dentro la sua capitale. L'attacco, avvenuto proprio nel mezzo di un periodo di massima allerta, rivela anche quanto siano fragili le nostre difese, militari e morali.

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