Numeri e costi degli irregolari in Italia
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di Matteo Borghi07-10-2016 AA+A++

Sarà anche un problema numericamente ridotto rispetto a mostri europei come la decrescita economica e la denatalità, eppure è proprio l'immigrazione a conquistare non solo le prime pagine dei giornali o il dibattito politico, ma i discorsi delle persone comuni. Quanto gli italiani siano interessati all'argomento lo dimostra un recente sondaggio Demos-Repubblica che mostra un'Italia sempre più insofferente verso le migrazioni e le politiche europee per gestirle: secondo le rilevazioni solo il 15% degli interpellati è favorevole a mantenere il trattato di Schengen così com'è mentre l'83% vorrebbe più controlli e il 48% addirittura il ripristino delle frontiere. Stesso risultato per quanto riguarda la fiducia nell'Ue che incassa appena il 27% dei consensi contro il 60% di un'analoga rilevazione del 2000. Ovviamente ci sono differenze vistose sulla base dell'elettorato (più 'duri' gli elettori di Lega Nord e Forza Italia, più 'morbidi' quelli di M5S e Pd), eppure la linea del rigore sull'immigrazione risulta propria anche del 49% dei supporter grillini e del 38% di chi si definisce di centrosinistra.

Di fronte a questi risultati, che confermano un trend diffuso in molti paesi d'Europa, la politica rischia due reazioni contrapposte. La prima è confondere le paure della gente con i dati oggettivi, ponendo l'immigrazione come unica priorità in chiave negativa. L'altra, speculare, è quella di respingerle al mittente come immotivate, faziose e razziste. In ogni caso, quello che manca è una conoscenza oggettiva del problema, la comprensione - dal punto di vista statistico - dell'entità del fenomeno.

Il primo elemento da tenere in conto sono i numeri di chi arriva. Secondo quanto riferisce il sito dell'Unhcr  dal 1° gennaio 2016 a oggi (dato aggiornato al 25 settembre) sono giunti sulle coste italiane 131.432 migranti, un dato in linea con quello consolidato del 2015, in cui sono stati 153.842 (ma il triplo rispetto al 2013). Numeri che si aggiungono agli immigrati regolari che, come scrive l'Istat, “al 1° gennaio 2016 [...] sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità)”, pari a 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità).

Insomma gli stranieri (che arrivano in gran parte da Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina), crescono progressivamente mentre gli italiani diminuiscono. Tanto più che – tornando alla gestione di chi sbarca sulle nostre coste - la distribuzione sul territorio è a dir poco irregolare. Mentre ci sono Comuni che non accolgono ci sono realtà come Conetta, frazione del Comune di Cona (Venezia), in cui a fronte di 197 abitanti del luogo vengono ospitati in una ex base militare oltre 700 migranti. Una situazione esplosiva in cui si contano, praticamente ogni mese, tensioni, risse e rivolte.

Un altro quesito su cui ci si interroga molto è la provenienza dei migranti irregolari. Sono davvero profughi che scappano da guerre e persecuzioni o persone semplicemente in cerca di condizioni economiche migliori? La domanda non è oziosa visto che la Convenzione di Ginevra del 1951 assegna lo status di rifugiato a “colui che (...) teme a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche”. Una definizione che tenderebbe a escludere una parte consistente delle prime nove nazionalità di chi arriva in Italia: Nigeria (19%), Eritrea (13%), Sudan (7%), Gambia (7%), Costa d'Avorio (7%), Guinea (6%), Somalia (5%), Mali (5%), Senegal (5%). Ogni caso andrebbe valutato a sé ma come sempre, in Italia, la burocrazia non è d'aiuto: basti pensare che la Guida Pratica a cura dello Sprar (il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati di Anci e Ministero dell'Interno) la domanda d'asilo andrebbe esaminata entro 30 giorni della presentazione e la risposta data entro tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati Sprar, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

E passiamo ai costi. Appena tre settimane fa le Ong hanno inviato un sollecito per il ministero del Tesoro: i soldi per l’accoglienza dei migranti sono finiti, servono 600 milioni di euro per evitare che il sistema vada in tilt. Come riporta il Corriere.it  i conti sono in «rosso» da aprile scorso, quando lo stanziamento si è esaurito e il Viminale è stato costretto a sospendere i pagamenti di chi gestisce i servizi all’interno dei centri di accoglienza governativi, ma anche delle organizzazioni che si occupano della cosiddetta “assistenza diffusa”. E dunque onlus, organizzazioni umanitarie, strutture private che hanno siglato convenzioni con Comuni e Regioni.

Secondo i dati ufficiali contenuti nel Def (il bilancio programmatico), nel 2015 la spesa per l'accoglienza è stata di 3,3 miliardi di euro, quasi il triplo della media 2011-2013, quando era ferma a 1,3 miliardi. Stando alle proiezioni nel 2016 dovrebbe toccare i 4 miliardi di euro (sottratti i fondi che arrivano dal Fondo europeo per i rifugiati). Una cifra sicuramente esigua rispetto a una spesa pubblica complessiva di oltre 800 miliardi di euro, ma consistente se pensiamo che si tratta esattamente della cifra che veniva riscossa con l'Imu sulla prima casa.

Tanto più che ci sono costi che devono essere sostenuti anche dalle Regioni e dai Comuni. Nel giugno scorso ad esempio Regione Lombardia ha reclamato 150 milioni di euro  che lo Stato deve agli ospedali lombardi per le cure di cittadini extracomunitari. “Questa storia va avanti da una decina di anni – ha lamentato l'assessore al Bilancio Massimo Garavaglia - poi la restituzione dei soldi va in prescrizione”. Lo stesso si dica dei Comuni che devono ospitare nelle proprie strutture i minori non accompagnati. Appena qualche giorno fa il sindaco di Foggia Franco Landella ha chiesto un aiuto da Stato e Regione per sopportare un costo che si aggira attorno al mezzo milione di euro, mentre a Livorno ha fatto scalpore la vicenda dei minori (in realtà quasi maggiorenni) ospitati nella casa famiglia “Il Melo” insieme a una mamma con i suoi tre figli. Una convivenza obiettivamente difficile a seguito della quale la donna dovrà allontanarsi per andare in una casa popolare di appena 12 metri quadri.

 

 


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«Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?». (Gv 5,31-47) 



Il libro di Isik Abla

Si condanna chi osa preoccuparsi dell'ondata immigratoria in Occidente, ma Isik Abla, convertita al cristianesimo, non comprende chi nega "la colonizzazione in atto ostinandosi a chiamare l'islam una religione di pace". La donna, che oggi evangelizza gli arabi puntando sul loro cuore e la loro ragione, spiega "come pagavamo l'istruzione dei giovani nelle migliori università americane per cambiare la mentalità dei vostri paesi".


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Dopo "Amoris Laetitia" è possibile accostarsi all'Eucaristia per i divorziati risposati? Continua a essere valida l'esistenza di norme morali assolute? Esiste ancora la condizione di peccato grave abituale? Vale ancora che un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto non può diventare soggettivamente onesto?

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