Omofobia: ok della Camera, la battaglia continua
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di Alfredo Mantovano20-09-2013 AA+A++

È passata alla Camera la nuova legge contro l'omofobia e la transfobia. I voti favorevoli sono stati 228, i contrari 108 e gli astenuti 57. Hanno votato a favore Pd, Scelta Civica e Psi. Per il no si sono espressi Pdl (ma con il sì in dissenso di Giancarlo Galan), Lega e Fratelli d'Italia. Sel e Movimento 5 Stelle si sono astenuti.

 

L’approvazione da parte della Camera della legge sull'omofobia è il risultato di fattori differenti, che è opportuno elencare senza seguire un ordine di priorità (per non fare torto a nessuno). Dall’esame obiettivo di ciascuno di questi fattori chi lo desidera potrà trarre ragione di preoccupazione per il futuro prossimo e meno prossimo della libertà di ricerca, di educazione e di opinione, e più in generale per la sorte dei principi fondamentali della nostra civiltà, a cominciare dalla struttura del matrimonio; ma potrà anche trarre spunto per comprendere come opporsi alla deriva relativistica.

La forza della lobby gay. Per averne conferma, da ultimo, è sufficiente leggere gli articoli di cronaca comparsi sulle più importanti testate giornalistiche italiane, o ascoltare i servizi dei Tg, e constatare il vero e proprio tifo da stadio a sostegno delle nuove norme, possibilmente nella versione più hard.

La determinazione della Sinistra. Lo si è detto più volte: agli eredi (in quota parte) di una forza politica che si è vista crollare addossi i muri e i miti ancora in auge 25 anni fa, in un momento in cui la politica economica e finanziaria è decisa a Bruxelles, comunque fuori dai confini nazionali, resta solo l’affermazione di punti qualificanti del più assoluto relativismo quale dimostrazione di esistenza in vita. Chi si illude che con questa Sinistra possano raggiungersi accordi di contenimento del danno è destinato a restare deluso: Holland docet. Anzi, Sel ed M5s si sono permessi il lusso di astenersi censurando il testo in quanto troppo soft: il rilancio sui matrimoni gay è in vista.

Le contraddizioni e le incertezze del Pdl. Alla fine – ma proprio alla fine, l’ultimo giorno utile – è riemerso il buon senso, e la principale forza politica del Centrodestra ha ripreso la linea seguita nelle passate Legislature e si è opposta alla legge. Fino a ieri solo un gruppo ristretto di propri esponenti, guidati dagli on. Pagano e Roccella, avevano mantenuto una posizione motivatamente coerente. Che cosa sarebbe accaduto se, con un Governo di coalizione di cui il Pdl è partner autorevole e determinante, la contrarietà fosse stata espressa fin dall’inizio? La risposta spetta ora al gruppo Pdl del Senato, e c’è da augurarsi che si manifesti da subito. L’opposizione del Pdl, pur tardiva e a ranghi ridotti, ha comunque il senso di rendere chiaro che a volere questa legge non è l’intera Nazione.

L’appoggio dei Centristi. Le norme antiomofobia hanno alla fine i voti favorevoli di Pd e Sc/Udc. Che in Scelta civica ci siano posizioni favorevoli a derive relativistiche non è un mistero. Quello che sorprende è la condivisione manifestata nei fatti, cioè nei singoli voti espressi, da parte dell’ala di questa formazione teoricamente più sensibile al diritto naturale, oltre che dell’Udc. Si tratta di persone che, prima di essere parlamentari, sono stati e sono professionisti e studiosi capaci e di valore; di più, persone che hanno patito gravi offese personali per posizioni coraggiose manifestate in passato proprio su queste tematiche, nei cui confronti all’epoca certamente si sarebbe invocata l’applicazione delle norme, qualora già in vigore, che oggi esse stesse hanno votato. Esagerazioni? I Centristi hanno approvato l’estensione della legge Mancino anche all’omofobia e hanno bocciato un emendamento, quello di Pagano e Roccella, contenente una clausola di salvaguardia seria, a tutela della libertà di educazione, in famiglia e a scuola. Tutto ciò è incomprensibile, e si attendono le spiegazioni dai diretti interessati. Non prendano in giro, però; non dicano che l’emendamento a loro firma, primo sottoscrittore l’on. Gitti, tutela adeguatamente: è sufficiente leggerlo per constatarne l’ambiguità e il carattere pasticciato. Consegnato nelle mani di chi dovrà applicarlo creerà problemi più di quelli che pensa di risolvere.

C’è una lezione che questa vicenda impone di cogliere subito: le battaglie sui principi non sono più delegabili da parte di chi li ha a cuore, ma vanno affrontate in prima persona con competenza, equilibrio e coraggio in ogni settore. È il caso di convincersi che lobby non è una brutta parola, ovviamente se non è associata ad alcuna pratica illegale o illecita: costituire una lobby che punti alla tutela della famiglia come si trova in natura e come è descritta dalla Costituzione è la via doverosa per uscire da ogni pur generoso velleitarismo e spontaneismo e per vincere le discriminazioni – quelle vere – che da tempo interessano la famiglia vero nomine. Una lobby che si faccia sentire sui media, nelle piazze (il Family day apparterrà a un’altra epoca, ma c’è stato!), nelle Università. Non con slogan semplicistici ma con ragionamenti chiari, antropologicamente fondati; non con affermazioni fideistiche, ma con l’illustrazione logica e consequenziale del mondo capovolto che altri stanno costruendo; non con prese in giro verbali, ma con quella serena consapevolezza che non è in gioco l’ideologia, bensì la civiltà.

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