Orly, strage sventata. Nonostante tutto
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di Stefano Magni19-03-2017 AA+A++

"Deponete le vostre armi, sono qui per morire per Allah, in ogni caso ci saranno dei morti" grida Ziyed Ben Belgacem, francese di origine tunisina, 39 anni, islamico “radicalizzato” in carcere. E’ all’aeroporto di Orly, il secondo di Parigi, tiene una pistola puntata alla testa di una soldatessa dell’aviazione francese, di pattuglia nell’operazione Sentinelle, a protezione dell’aeroporto. Le ha già rubato l’arma, un fucile d’assalto Famas, carico. Potrebbe essere l’inizio di una carneficina, invece la soldatessa di ribella, i soldati hanno un tiro libero. Un poliziotto di frontiera, stando alle ricostruzioni della polizia francese, è quello che mette a segno il colpo: il terrorista franco-tunisino è ucciso sul colpo. All’interno del suo zaino vengono trovati: un accendino, 750 euro in contanti, un pacchetto di sigarette, una copia del Corano, una tanica di benzina.

Dopo lo scampato pericolo, il presidente François Hollande, ha reso omaggio “al coraggio e all’efficacia dei poliziotti e dei militari di fronte alle aggressioni commesse da un individuo particolarmente pericoloso, che è stato messo in condizioni di non nuocere”, oltre a sottolineare, “la determinazione dello Stato ad agire in modo instancabile per lottare contro il terrorismo, difendere la sicurezza dei cittadini ed assicurare la protezione del territorio”. Mancano quaranta giorni alle elezioni presidenziali e un successo delle forze dell’ordine dovrebbe rassicurare i francesi, che altrimenti potrebbero votare Marine Le Pen e il suo programma legge-e-ordine. Ma nei racconti dei testimoni iniziano a spuntare dettagli molto meno rassicuranti delle dichiarazioni del presidente socialista. Secondo un passeggero, i militari hanno impiegato troppo tempo per neutralizzare la minaccia. Prima che scattasse l’allarme, inoltre, i passeggeri continuavano ad arrivare al terminal Sud dell’aeroporto anche mentre il mini-sequestro era ancora in corso. Insomma, avrebbe potuto essere una strage. E’ andata bene che l’attentatore non fosse un veterano jihadista con esperienze sul campo di battaglia, ma un terrorista fai da te con poca dimestichezza delle armi ed evidentemente anche poca determinazione a uccidere e farsi uccidere.

La prima ricostruzione completa dei fatti dimostrerebbe come l’attentato di ieri sia da considerarsi più un insuccesso del potenziale jihadista che non un successo delle forze dell’ordine, beffate per ben tre volte da un aspirante suicida che pure ha dimostrato in tutti i modi possibili la sua maldestria. Belgacem era monitorato. Non era considerato una minaccia imminente per la sicurezza, ma era un elemento radicalizzato, un jihadista potenziale. Un ultra-recidivo, condannato 9 volte, ancora ricercato a piede libero (anche ieri, a casa sua, è stata trovata della cocaina), ma non sorvegliato. Dopo una notte in un bar della periferia parigina fino alle 3 del mattino, si è messo a correre in auto, a fari spenti finché non è stato fermato dalla polizia per un normale controllo nel Nord di Parigi alle 7 del mattino. Qui ha reagito in modo irrazionale, sparando a una poliziotta con una pistola a pallini (dunque non un’arma vera). Abbastanza per ferirla leggermente, creare confusione e fuggire. Invece che scomparire, torna nel suo bar di riferimento, dove spara in aria con la sua pistola a pallini, invoca Allah, minaccia attentati e perde il suo cellulare. Su cui, prima, aveva scritto la sua auto-denuncia: “Ho fatto una cavolata, ho sparato alla polizia”. Padre e fratello, ricevuto il messaggio, si presentano spontaneamente alla polizia. Ma le forze dell’ordine non mettono le mani sull’aspirante omicida-suicida che, nel frattempo, riesce anche a sequestrare un’auto e a recarsi all’aeroporto di Orly.

Ed è qui che ha inizio il finale tragico. Dopo aver passato i cancelli alle 9,15, è il pluri-recidivo, pluri-ricercato di origine tunisina che prende l’iniziativa e salta addosso a una soldatessa di una delle pattuglie dell’operazione Sentinelle. Qui i racconti divergono. Secondo il ministero della Difesa il corpo a corpo sarebbe durato pochissimo, appena due minuti e la donna in uniforme non avrebbe mai mollato la sua arma nelle mani dell’aggressore. Secondo i testimoni, in una versione confermata anche dal procuratore di Parigi, l’aspirante jihadista ha invece rubato l’arma alla soldatessa e ha continuato a minacciare lei e i colleghi. Dopo una lotta lunga, nella quale la militare ha provato a riconquistare l’arma per ben tre volte, l’attentatore (a questo punto non più “aspirante”) è stato freddato. Una strage è stata evitata, nonostante tutto.


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