Papa Francesco fa discutere mezzo mondo
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di Riccardo Cascioli19-02-2016 AA+A++

Prima o poi a qualcuno dei grandi esperti di comunicazione che affollano il Vaticano verrà da chiedersi se le conferenze stampa del Papa in aereo siano davvero utili alla causa della Chiesa. Ogni volta puntualmente ci sono affermazioni che creano infinite polemiche che sui media sono destinate ad oscurare sia i contenuti del viaggio appena concluso sia altre affermazioni e spiegazioni nell'incontro con i giornalisti che sarebbero invece da incorniciare. Del resto la conferenza stampa non è mai ristretta ai contenuti del viaggio, le domande sono invece a 360 gradi e quindi si moltiplicano le possibilità di “incidente”. Anche perché la modalità informale dell’incontro e lo stile molto colloquiale di papa Francesco non facilitano la precisione nelle risposte su argomenti delicati o complessi.

La lunga conferenza stampa di ieri sera di ritorno dal Messico ne è stata ovviamente l’ulteriore conferma. Nessuno ricorderà le belle espressioni dedicate al popolo messicano o il profondo commento sulle notizie uscite nei giorni scorsi riguardo all’intensa amicizia tra Giovanni Paolo II e la filosofa americana di origine polacca Anna Tymieniecka. Già da ieri sera tutti i titoli delle testate giornalistiche sparavano i passaggi più controversi – in alcuni casi infelici – della conferenza stampa. Tre su tutti: il duro giudizio sul candidato alla presidenziali americane Donald Trump, il tema delle unioni civili in Italia, la possibilità di aborto e contraccezione per evitare le conseguenze del virus Zika.

A Trump il Papa non perdona il proposito di costruire un muro di 2500 km su quel confine dove ha celebrato la messa l’ultimo giorno: «Se ha detto quelle cose non è cristiano», ha detto papa Francesco pur affermando di non volersi esprimere sulla liceità o meno per un cattolico di votarlo. Precisazione persa nel vuoto, la “scomunica” di Trump è ormai entrata in pieno nella campagna elettorale per la Casa Bianca, e il candidato repubblicano non ha certo perso tempo nel replicare, ovviamente con il suo stile poco rispettoso di ruoli e circostanze: «Lo stanno usando come una pedina e dovrebbero vergognarsi di farlo»; «Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso». Ovvio che la faccenda terrà banco per un bel po’ sovrastando le riflessioni serie che invece andrebbero fatte sul tema dell’immigrazione, da cui lo scambio era partito. 

Con questo intervento “politico” contrasta invece l’ostentata indifferenza per il dibattito (chiamiamolo così) sulle unioni civili in Italia: «Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana», ha detto. E dopo aver ricordato che al governo italiano ci devono pensare i vescovi italiani, ha aggiunto: «Il Papa è per tutti, e non può mettersi nella politica concreta, interna di un Paese: questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa, e che ha detto in tante occasioni. Perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza: sono tanti. Io penso quello che la Chiesa sempre ha detto».

A una successiva domanda sull’argomento, papa Francesco ha però detto di non ricordare bene cosa dica la Nota del 2003 sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, firmata dal cardinale Ratzinger. Qui in effetti si afferma chiaramente che un politico cattolico non può votare a favore di queste leggi; il Papa se l’è cavata invece affermando che un politico cattolico deve seguire la propria «coscienza ben formata»: affermazione coincidente con le conclusioni tratte dalla Nota ratzingeriana, ma con una definizione incomprensibile per i più che lascia spazio a forzature. Ovvio che subito dopo scattino le interpretazioni e il tentativo di capire quale parte si avvantaggi con queste dichiarazioni. E, malgrado le intenzioni opposte, le poche parole del Papa sono destinate a pesare nel dibattito dei prossimi giorni.

Ma dal punto di vista prettamente cattolico, le parole che avranno maggior impatto sono senz’altro quelle legate alle modalità di affronto del virus Zika. Tutti i media parlano di apertura del Papa sulla contraccezione, anche se le cose non stanno proprio così. Ma per chiarezza è bene riportare integralmente sia la domanda sia la risposta:

Domanda: Santo Padre, da qualche settimana c’è molta preoccupazione in parecchi Paesi latinoamericani, ma anche in Europa, per il virus “Zika”. Il rischio più grande sarebbe per le donne in gravidanza: c’è angoscia. Alcune autorità hanno proposto l’aborto, oppure di evitare la gravidanza. In questo caso, la Chiesa può prendere in considerazione il concetto di “male minore”?

Risposta: L’aborto non è un “male minore”. È un crimine. È fare fuori uno per salvare un altro. È quello che fa la mafia. È un crimine, è un male assoluto. Riguardo al “male minore”: evitare la gravidanza è un caso – parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento. Paolo VI - il grande! - in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un'altra – nel migliore dei casi – o per passarsela bene. È contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. È un male in sé stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no, è un male umano. Ed evidentemente, siccome è un male umano – come ogni uccisione – è condannato. Invece, evitare la gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho menzionato del Beato Paolo VI, era chiaro. Inoltre, io esorterei i medici che facciano di tutto per trovare i vaccini contro queste due zanzare che portano questo male: su questo si deve lavorare…

Tralasciando il fatto che – come abbiamo già denunciato – la storia del virus Zika appare come un’operazione atta a scardinare le legislazioni anti-abortiste dell’America Latina, notiamo comunque che il Papa non parla mai di contraccezione. Parla di evitare la gravidanza, cosa che è perfettamente lecita per fondati motivi e rispettando i cicli naturali. “Evitare la gravidanza” non è sinonimo di “contraccezione”, per questo in realtà non ci sarebbe neanche il conflitto tra Comandamenti. Anche nel caso citato delle suore africane non si può parlare di contraccezione: questa infatti riguarda un atto sessuale volontario per il quale si voglia escludere altrettanto volontariamente la procreazione (cfr. Humanae Vitae 14). Nel caso delle suore, esse in Congo erano a rischio violenza sessuale, non c’era perciò nessun atto sessuale volontario. Senza considerare che la violenza è cosa ben diversa dalla possibilità – peraltro tutta da provare in questo caso – di avere figli con malformazioni.

Il problema è che in una società come la nostra, per la mentalità comune che domina, è impossibile pretendere che nell’opinione pubblica passi un messaggio che necessita di tutti questi distinguo nonché conoscenza della materia e dei fatti accaduti. Il linguaggio giornalistico fa il resto: «Evitare le gravidanze si può (e sembra una novità), le suore hanno usato gli anticoncezionali, ergo: in certi casi il Papa ammette la contraccezione». Il Papa non l’ha detto, ma questo è il messaggio che passa. Non solo, c'è da aspettarsi che quanti in America Latina lottano per diffondere la contraccezione usino queste parole a proprio vantaggio.

Torniamo dunque alla domanda iniziale: siamo certi che queste conferenze stampa aiutino la missione della Chiesa?

 - Il testo integrale della conferenza stampa

- Un solo grido per la libertà minacciata, di M. Introvigne


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