Pure la pedofilia viene sdoganata?
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di Roberto Marchesini09-11-2013 AA+A++

Qualche mese fa ci siamo occupati del Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders (per gli amici DSM) pubblicato dall'American Psychiatric Association (APA), giunto nel maggio scorso alla quinta edizione.

Abbiamo rivolto la nostra attenzione a quest'opera a causa di un cambiamento nella denominazione della pedofilia, non più tale ma ora “disturbo pedofilico”, temendone la “normalizzazione”. Purtroppo avevamo ragione. In un documento accompagnatorio, l'APA ha infatti dichiarato (citando esplicitamente il caso della pedofilia): «Nel DSM-5, le parafilie non sono ipso facto disturbi mentali. Vi è una distinzione tra parafilie e disturbi parafilici. Un disturbo parafilico è una parafilia che attualmente causa disagio o compromissione all'individuo o una parafilia la cui soddisfazione comporta un danno personale, o il rischio di danno, per gli altri. Una parafilia è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere un disturbo parafilico, e una parafilia di per sé non giustifica o richiede l'intervento clinico automaticamente. [...] Questo approccio lascia intatta la distinzione tra il comportamento sessuale normativo e quello non normativo [...], ma senza etichettatura automaticamente il comportamento sessuale non normativo come psicopatologico». Il passaggio da “pedofilia” a “disturbo parafilico”, dunque, è un passo verso la normalizzazione della pedofilia che, pur essendo un “comportamento sessuale non normativo” non è considerata una psicopatologia.

In Italia, paese nel quale il DSM conserva ancora una certa aura di autorevolezza, questo importante cambiamento è passato sotto silenzio. Evidentemente non così è stato negli Stati Uniti, almeno stando a quanto ha comunicato l'APA il 31 ottobre scorso. In una nota la più importante associazione psichiatrica mondiale spiega che non c'è stato nessun cambiamento riguardante la pedofilia tra la precedente e l'attuale edizione del DSM (contraddicendo palesemente il documento accompagnatorio).

Non è finita qui. Nella discussione sui criteri diagnostici (p. 698), l'APA definisce la pedofilia come un “orientamento sessuale”. La nota del 31 ottobre spiega che si tratta di un errore che verrà corretto nelle prossime ristampe: dove è scritto “orientamento sessuale” va letto “interesse sessuale”.

Perché “interesse sessuale” va bene e “orientamento sessuale” no? Eppure è evidente che la pedofilia sia un orientamento sessuale. Perché dunque l'APA considera un errore l'aver definito la pedofilia come un orientamento sessuale? La risposta è molto semplice: gli attivisti gay hanno lottato per anni affinché la locuzione “orientamento sessuale” venga recepita come “variante naturale della sessualità umana”; ora, però, questo privilegio viene negato agli attivisti pedofili. La pedofilia, pur essendo un orientamento sessuale, non deve essere considerato un “orientamento sessuale”.

Dobbiamo credere che l'APA davvero non aveva intenzione di attribuire lo status di “orientamento sessuale” alla pedofilia? Davvero si tratta di una svista?

Difficile da credere. Basta ricordare l'ampio e aspro dibattito che si è sviluppato tra gli psichiatri statunitensi proprio sui criteri diagnostici della pedofilia durante la stesura dell'attuale versione del DSM (qui un esempio).

Una “marcia indietro”, dunque? Magari in seguito a proteste e critiche? Più probabile. Anche perché è già avvenuto che il DSM ritornasse sui suoi passi, proprio sulla pedofilia.

Nel 1994 fu pubblicato il DSM-IV. Si ha, in questa edizione, l'applicazione alla pedofilia del criterio “egodistonico” (già applicato nel DSM-III all'omosessualità): se il soggetto non prova “[...] disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti aree di funzionamento” a causa delle fantasie, impulsi o comportamenti pedofili, il disturbo non può essere diagnosticato. In sostanza, è il paziente a stabilire se le sue pulsioni o i suoi comportamenti pedofili sono clinicamente rilevanti: se gli provocano disagio (cioè sono egodistonici) allora lo sono; altrimenti (se sono cioè egosintonici) no.

In seguito alle numerose critiche sollevate dall'introduzione del criterio egodistonico, l'APA modificò la definizione di pedofilia nell'edizione successiva (DSM-IV-TR, 2000).  Siamo di fronte ad una nuova fuga in avanti, forse troppo precoce, forse esplorativa? Non lo sappiamo, ma siamo autorizzati a sospettarlo.

Intanto il DSM perde nuovamente una buona fetta di credibilità. Basti pensare che il National Institute of Mental Health (NIMH), agenzia del governo degli Stati Uniti, ha dichiarato ufficialmente che non utilizzerà più il DSM come manuale diagnostico. Quando gli psichiatri e gli psicologi italiani guarderanno con più laicità la “bibbia” della psichiatria?


23
Apr
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«Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». (Gv 20,19-31)



A un anno da Amoris Laetitia facciamo il punto sull'esortazione apostolica di Papa Francesco: Anna Silvas, Claudio Pierantoni, Jurgen Liminski, Douglas Farrow, Jean Paul Messina e Thibaud Collin. Sono questi i relatori che prenderanno la parola al Convegno internazionale organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana e da Il Timone. Roma, Hotel Columbus, 22 aprile, ore 10-16.30.




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Dopo "Amoris Laetitia" è possibile accostarsi all'Eucaristia per i divorziati risposati? Continua a essere valida l'esistenza di norme morali assolute? Esiste ancora la condizione di peccato grave abituale? Vale ancora che un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto non può diventare soggettivamente onesto?

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