Quel fantasma che si aggira per l'Occidente
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di Matteo Borghi04-10-2015 AA+A++

C'è un fantasma che s'aggira per l'Europa: non è il comunismo, ma il politically correct. Un'ideologia egualmente totalitaria che, pretendendo di stabilire cosa sia corretto dire e cosa non lo sia, punta a dividere le persone in due categorie: i puri, che ne rispettano i dettami, e gli impuri che, per la loro mancanza, meritano di essere esclusi dal lavoro o ogni consesso umano.

Ma di cosa parliamo, esattamente? Secondo la definizione della Treccani, il termine politically correct “designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone”. Categorie, ovviamente, prefissate con cura: stranieri (specialmente di carnagione scura), donne, omosessuali, portatori di handicap. Persone che, a detta dei sacerdoti del politically correct, sarebbero meritevoli di protezione particolare per una presunta intrinseca debolezza (a parte l’ultima categoria stenteremmo a dire che le altre tre lo siano) e per offese subite nel presente o nel passato.

E sono davvero tanti i casi in cui l’Occidente si (auto)censura e distrugge la libertà d'opinione in nome di questo feticcio laico. Qualche esempio? In America, terra della libertà e delle opportunità (frase anch'essa diventata off limits su ordine della presidente dell'Università della California Janet Napolitano), un professore non può più dare un brutto voto a un afroamericano, pena esser tacciato di razzismo e cortesemente allontanato dall’università. È accaduto a tale Val Rust dell'Ucla, che ha osato correggere la forma grammaticale di alcuni compiti scritti dai suoi studenti. Correzioni che, secondo i suoi accusatori, “riflettevano scelte grammaticali percepite come un'offesa alle minoranze”. Ed è solo uno degli episodi che Andrea Mancia cita in un interessante articolo su Il Giornale. C’è anche quello di un college del Massachussets, dove un sedicente gruppo di femministe ha fatto rimuovere una statua di un uomo in mutande, in quanto - a detta loro - sarebbe espressione del “privilegio maschile” e addirittura “istigazione allo stupro”. Vietati anche termini come "meltin' pot" (parte dal punto di vista dell'uomo bianco), "omosessuale" (è scortese), "americano" (in quanto sinonimo di statunitense), "pazzo" (offende i disabili psichici) e "anziano" (meglio dire "in età avanzata").

Nelle sue mille sfaccettature l'obiettivo primario del politically correct resta sempre lo stesso: colpire al cuore l'Occidente, in tutte le sue forme. In ossequio a questo ideale, al Goldsmiths College di Londra si è addirittura arrivati a proibire la memoria della Shoah perché la manifestazione sarebbe stata troppo "eurocentrica e colonialista": "I bianchi - ha concluso l'unione degli studenti - non hanno diritto di esprimere condanne nei confronti dei genocidi". Una visione che, purtroppo, prende spesso piede anche in Italia: lunedì scorso, su Radio 24, si poteva sentire un'intervista a Massimo Fini, intellettuale della droite nostrana che auspicava un attentato in Europa, perché "è dal 2001 che li (i musulmani, ndr) attacchiamo", dimenticandosi di ricordare che l'attacco all'Afghanistan è arrivato dopo quello alle Torri Gemelle, ovvero il più grande attentato della storia dell'umanità. Invertendo causa effetto, Fini considera la reazione occidentale come il motivo dell'inizio delle ostilità col mondo musulmano. 

Ma da dove derivano, per la precisione, questi continui attacchi all'Occidente "bianco e cristiano" (ovviamente solo il secondo termine corrisponde al vero)? La risposta più verosimile è da un inspiegabile senso di colpa, che affonda le sue radici nella conquista e nella distruzione di alcune civiltà operata dai "bianchi" negli scorsi secoli e da un presunto sfruttamento odierno delle popolazioni più povere. Conquista e distruzione che ci sono sì state ma che, nella maggior parte dei casi, hanno portato benefici concreti, nel lungo periodo. Basti confrontare il livello di civiltà e innovazione tecnologica raggiunto dalle popolazioni africane o americane prima dell'arrivo degli europei colonizzatori con quello raggiunto qualche decennio dopo. 

Lo stesso ragionamento riguarda i singoli gruppi etnici o sociali che compongono i nostri Paesi. In America i neri sono stati discriminati per molti decenni? Sicuramente sì, ciò non vuol dire che oggi debbano essere privilegiati invece che - come dovrebbe essere - considerati alla pari di tutti gli altri cittadini. Il fatto che i neri d'America abbiano dovuto subire cent'anni di Jim Crow Laws che ne decretavano la segregazione non è un buon motivo per far sì che, oggi, i neri debbano diventare una categoria protetta, che non può essere bocciata a scuola e che va favorita nei concorsi pubblici. 

E ancora lo stesso può dirsi per quanto riguarda la religione. Nell'occidente moderno si può criticare e insultare liberamente la religione cristiana (anzi si è spesso ritenuti progressisti e illuminati), ma guai a toccare l'Islam. Ancora in America ci sono stati molti casi in cui la legge è stata sottomessa perfino casi in cui la legge nazionale è stata sottomessa quella coranica, la Sharia. In un singolo caso un giudice ha addirittura attenuato una condanna di stupro di un marito nei confronti dell'ex moglie perché il "suo desiderio di avere rapporti sessuali quando voleva era coerente con le sue credenze religiose".

Davvero l'Occidente discrimina? Forse sì, ma solo se stesso...


30
Mar
San Leonardo Murialdo


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Si condanna chi osa preoccuparsi dell'ondata immigratoria in Occidente, ma Isik Abla, convertita al cristianesimo, non comprende chi nega "la colonizzazione in atto ostinandosi a chiamare l'islam una religione di pace". La donna, che oggi evangelizza gli arabi puntando sul loro cuore e la loro ragione, spiega "come pagavamo l'istruzione dei giovani nelle migliori università americane per cambiare la mentalità dei vostri paesi".


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