Quelli che: "l'omosessualità di un prete non è un problema"
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di Roberto Marchesini05-10-2015 AA+A++

Grande mossa quella del coming out di monsignor Charamsa – nientepopòdimeno che Ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede – alla viglia del Sinodo sulla famiglia. Poco in sintonia con il candore cattolico, ma sicuramente una grande mossa.

Le reazioni, bisogna dirlo, non paiono però all'altezza. Prendiamo ad esempio il commento di Avvenire, firmato da [don] Mauro Cozzoli - Ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università Laretanense. Cozzoli definisce “sconcertante” l'intervista del prete polacco, e più avanti motiva il suo sconcerto: “Ciò che stupisce nell’intervista non è la dichiarazione di omosessualità del soggetto, ma il carattere rivendicativo della stessa, elevata a bandiera della causa omosessuale. In fondo, non è un problema un prete omosessuale. Vi sono, conosco anzi, dei preti omosessuali che non hanno bisogno (come tanti omosessuali peraltro) di esibire la propria omosessualità, perché serenamente riconciliati con essa. Preti che vivono con libertà la propria verginità. Questo per dire appunto che il problema non è l’omosessualità”.

Calma, rileggiamo. “In fondo, non è un problema un prete omosessuale”, scrive don Mauro. Eppure dovrebbe esserlo, almeno stando alla Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri: “[...] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay” (§ 2).

Proseguiamo. “Vi sono, conosco anzi, dei preti omosessuali che non hanno bisogno (come tanti omosessuali peraltro) di esibire la propria omosessualità, perché serenamente riconciliati con essa”. Come è possibile riconciliarsi serenamente con una tendenza che il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce “oggettivamente disordinata” (§ 2357)?

Ancora. “Questo per dire appunto che il problema non è l’omosessualità”. Eppure il Catechismo definisce la tendenza omosessuale in sé come “oggettivamente disordinata”: come può l'omosessualità non essere un problema?

Il problema, sostiene Cozzoli, è “il carattere rivendicativo della stessa [omosessualità], elevata a bandiera della causa omosessuale”. In sostanza, è la mancanza di decoro, di garbo con il quale il prete polacco ha dichiarato le proprie tendenze, non le tendenze in sé. Il problema, prosegue don Mauro, è “l’incapacità a mantenere l’impegno di castità perfetta assunto prima dell’Ordinazione”. È indifferente se questo impegno non è stato mantenuto con un uomo o una donna.

Eppure questo è quanto ha da dire un Ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università Laretanense sul coming out di un Ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla vigilia dell'apertura del Sinodo.


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