Referendum Croazia, famiglia naturale appesa al voto
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di Josip Horvatiček28-11-2013 AA+A++

Domenica 1° dicembre i croati si recheranno alle urne per decidere, attraverso un referendum di modifica costituzionale d’iniziativa popolare, se introdurre nella Costituzione della Repubblica di Croazia una norma secondo la quale il matrimonio è esclusivamente una comunione di vita di un uomo e di una donna.

Nonostante lo straordinario successo della raccolta di firme dello scorso maggio su iniziativa dell'associazione civica U ime obitelji (“Nel nome della famiglia”) - alla fine si sono contate, in sole due settimane di raccolta, circa 780.000 firme, più del 20% dell'intero corpo elettorale - all'indizione del referendum non si è giunti in modo semplice e indolore.

I socialdemocratici (cioè gli ex-comunisti) e la maggioranza di parlamentare di sinistra hanno fatto di tutto per sabotare il referendum. Si è giunti così a proposte strampalate, indice della scarsa democraticità e dell’inesistente senso dello Stato della sinistra croata. Si è pensato, infatti, di far decidere al popolo croato se i “diritti civili” - tale è considerato il matrimonio tra persone dello stesso sesso - potevano essere oggetto di consultazione referendaria; in seguito si è proposto di indire un referendum per decidere se tenere o meno il referendum proposto da U ime obitelji. Il governo ha cercato di modificare la norma della Costituzione che non prevede alcun quorum per i referendum - norma introdotta per non far fallire la consultazione popolare sull'ingresso della Croazia nell'Unione Europea -, tuttavia la contrarietà dell'opposizione di centro-destra ha vanificato questo progetto, giacché la Costituzione può essere modificata solamente da una maggioranza parlamentare dei due terzi.

Il governo croato ha inoltre chiesto un parere all’Unione Europea che potesse fare da “sponda” a un possibile colpo di mano, ma da Bruxelles è giunta la risposta che le leggi sul matrimonio sono di esclusiva competenza dei singoli Stati membri, e che l’Unione non può intromettersi in tale questione.

Infine, il deciso intervento della Corte Costituzionale ha bloccato sul nascere quello che avrebbe potuto rappresentare un vero e proprio colpo di Stato, cioè il progetto della maggioranza parlamentare di rendere questo referendum solamente consultivo; la suprema Corte ha osservato che la Costituzione croata prevede che una norma costituzionale, introdotta o modificata previa approvazione popolare tramite referendum, diviene immediatamente esecutiva.

Nella campagna elettorale, il fronte del ‘No’ ha riproposto i toni minacciosi e violenti che avevano caratterizzato il periodo di raccolta delle firme. Il noto sacerdote salesiano don Damir Stojić, cappellano degli studenti universitari di Zagabria, e attivo nella lotta all’ideologia di genere, è stato minacciato di morte; un funzionario socialdemocratico croato presso il Parlamento europeo, Nikša Spremić, ha paragonato la leader referendaria Željka Markić al criminale nazista Adolf Eichmann, senza che il suo partito si dissociasse da tale affermazione. Un deputato nazionale dell’SDP ha definito l’iniziativa referendaria uno «sporco movimento», mentre un altro parlamentare dello stesso partito ha insinuato che Željka Markić voglia togliere i figli alle ragazze madri, metterli negli orfanotrofi, e organizzare questi ultimi sul modello del campo di concentramento nazista di Jasenovac.

In questa singolare recrudescenza di socialismo reale che è la Croazia del premier Milanović e del presidente Josipović, non mancano pressioni e intimidazioni sui funzionari pubblici. Il Ministro dell’istruzione, Jovanović, ha emesso una circolare che minaccia di licenziamento tutti gli insegnanti che, anche fuori dell’orario e dei locali scolastici, s’impegnino in favore del ‘Sì’ al referendum. A un campionario di surreale comicità post-comunista appartiene invece un appello del Ministro degli esteri, signora Vesna Pusić: «Qualsiasi cosa pensiate sulla questione, recatevi alle urne e votate ‘No’». Il compagno Tito avrebbe sicuramente applaudito.

Non è naturalmente mancato il maldestro tentativo del fronte filo-omosessuale di usare papa Francesco per portare confusione tra i cattolici. Il quotidiano di sinistra Jutarnji list, in prima linea nella lotta contro la modifica costituzionale oggetto del referendum, ha pubblicato un libretto con citazioni da discorsi, interviste e omelie del Papa - estrapolate dal loro contesto originale - tese a dimostrare falsamente che i cattolici croati, nella difesa della famiglia naturale, andrebbero contro il Magistero del Pontefice. Un gruppo di associazioni omosessuali ha inoltre indirizzato una lettera al Santo Padre, nella quale i vescovi cattolici vengono accusati di essere fomentatori di odio e di divisione all’interno del popolo croato.

Il fronte favorevole alla modifica della Costituzione include, in ambito politico, l’intero centro-destra, a eccezione dell’ex premier Jandranka Kosor, in rotta con l’HDZ - il partito del defunto presidente Tuđman - dal quale è stata espulsa. Secondo i sondaggi, perfino un’ampia porzione dell’elettorato socialdemocratico dichiara che voterà a favore dell’iniziativa di modifica costituzionale, mentre in ambito religioso si sono dichiarati a favore del ‘Sì’ i vescovi cattolici, la Chiesa ortodossa serba in Croazia, tutte le denominazioni protestanti, nonché le comunità islamica ed ebraica.

Le prospettive di vittoria del ‘Sì’ sono molto buone. L’unica incognita è rappresentata dall’endemico astensionismo degli elettori che potrebbe modificare i rapporti delle forze in campo.

I cattolici croati sono stati invitati dai loro vescovi a impegnarsi attivamente, e soprattutto a pregare intensamente, per il buon esito del referendum, giacché l’approvazione della modifica costituzionale rappresenterebbe un primo, solido baluardo a difesa della famiglia secondo il progetto di Dio e della vita, con ripercussioni non solamente in Croazia. Per questo motivo, tale invito alla preghiera si estende a tutti i cattolici, poiché l’esempio croato può fare scuola e dare inizio alla riscossa di chi, in tutto il mondo, difende la famiglia secondo il modello di Dio, minacciato dalla dittatura dell’ideologia gender.


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