Repubblica e Arcigay, ecco i veri violenti
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di Riccardo Cascioli22-08-2013 AA+A++

Con la raccolta di firme contro la legge sull’omofobia, Comunione e Liberazione e Il Meeting di Rimini non c’entrano proprio nulla. E’ questa una cosa da mettere subito in chiaro. Come i lettori de La Nuova BQ ben sanno si tratta di una iniziativa lanciata proprio dal nostro quotidiano, insieme ai Giuristi per la Vita, a cui si sono subito associati Cultura Cattolica e Pro Life News e a seguire altre decine di siti e blog. Ha aderito anche il settimanale Tempi, che ha offerto il proprio stand al Meeting di Rimini per promuovere la raccolta di firme.

Perché diciamo questo? Perché ieri il quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo a firma di Giulia Foschi in cui, dando notizia della raccolta di firme allo stand di Tempi, ne attribuisce la responsabilità a Cl, un modo per poi scatenare l’ira dell’Arcigay sul movimento ecclesiale e sul Meeting di Rimini, ovviamente tacciati di omofobia e violenza.

L’operazione non è innocente, come è facile intuire, è solo un modo per lanciare un altro po’ di fango e disinformazione su Cl e il Meeting - esercizio che in questi giorni vede comunemente impegnati diversi organi d’informazione - evitando così di confrontarsi con i veri contenuti dell’appuntamento riminese. Del resto la giornalista di Repubblica ha potuto ben vedere che non si trattava di una iniziativa del Meeting (che ha invece lanciato una raccolta di firme contro la persecuzione dei cristiani) dato che le firme in calce al documento sono ben chiare e raccolte all’interno di uno stand.

E’ un classico esempio di quel giornalismo-menzogna che ha in Repubblica una grande scuola. Ci fosse un Ordine dei Giornalisti ci sarebbe di che intervenire, ma si sa che l’Ordine dall’occhio sinistro ci vede poco o niente.

Ancora più significativa, però, è la reazione del presidente dell’Arcigay Flavio Romani che, di fronte alle ragioni dell’opposizione alla legge sull’omofobia, ha sfoggiato la solita violenza verbale parlando di “lupi feroci travestiti da agnelli”, di “segnali allarmanti” e del fatto che “a Rimini si coltiva l'odio, si getta benzina sul fuoco e si lavora per mantenere viva quella cultura della discriminazione che quotidianamente sfocia in violenza”. 

Insomma, basta la semplice opposizione a questa proposta di legge per essere accusati di essere violenti, istigatori alla violenza e generatori di discriminazione. Guarda caso sono proprio i capi di imputazione previsti dalla Legge Reale-Mancino che si vorrebbe estendere ai casi di omofobia.

Non basta: il presidente di Gaynet, Franco Grillini, rincara la dose parlando di “raduno di fanatici” e di “clericofascismo” che “da sempre si abbatte senza pietà sulle persone omosessuali e i loro diritti”. E chiede quindi alla Lega Coop di “interrompere il finanziamento alla kermesse clericale”. Nel mirino di Gaynet c’è poi l’intervento del 20 agosto su UnoMattina (Rai Uno) del vice presidente dei Giuristi cattolici Giancarlo Cerrelli che, a proposito di omosessualità, ha parlato  di “disordine” e “disagio esistenziale” (cose peraltro perfettamente in linea con quanto affermato dal Catechismo della Chiesa cattolica). In questo caso si è addirittura chiesto l’intervento della Commissione di vigilanza della Rai per impedire che vengano invitati “ultra cattolici e omofobi” alla tv di stato.

Secondo Grillini, la difesa della libertà di opinione che noi facciamo, è soltanto un modo per “poter continuare sulla strada degli insulti, del dileggio e della diffamazione verso la comunità Lgbt italiana”.

La domanda è: quale insulti, quale dileggio e quale diffamazione?
Mai questo sito o gli altri che partecipano a questa campagna hanno insultato o dileggiato o diffamato nessuno. Né abbiamo mai incitato - malgrado la durezza del confronto sulla proposta di legge sull’omofobia – alla mancanza di rispetto verso le persone omosessuali.

Ma il rispetto alla persona - che è sempre dovuto qualsiasi sia la sua condizione - non può impedire di dare un giudizio chiaro sul fenomeno dell’omosessualità e soprattutto sulle battaglie che solo una piccola parte del mondo omosessuale – gli attivisti gay – sostiene.

Invece Arcigay e Gaynet mostrano il vero volto, violento e totalitario, dell’attivismo gay; con buona pace di quei parlamentari cattolici che pensano che basti una clausola di salvaguardia per garantire la libertà di poter esprimere la propria opinione. Non c’è ancora la legge e già si vuole tappare la bocca a tutti coloro che non si omologano al pensiero unico omosessualista. Figurarsi cosa accadrebbe se questa proposta diventasse legge.

Quello che ancora a molti non è chiaro – parlamentari inclusi - è che con questa legge, che equiparerebbe i reati di omofobia a quelli di razzismo, non è in gioco la protezione di persone vulnerabili da atti di violenza – per questo ci sono già le leggi ordinarie che valgono anche per gli omosessuali – ma il riconoscimento dell’omosessualità come natura.  Ovvero la negazione della Creazione: “Dio creò l’uomo, maschio e femmina lo creò”. Questo è anche il senso della cultura di genere, da cui discende anche quell’invenzione giuridica che è l’omofobia.

E’ contro questa pretesa che noi ci battiamo, e per la possibilità di poter affermare le nostre ragioni. Che Grillini, Romani e co. vorrebbero impedire con la violenza.


28
Giu
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