Scuola, via le ideologie: le famiglie sfidano il Ministero
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di Marco Guerra18-06-2017 AA+A++

L’espulsione di qualsiasi approccio ideologico dalle scuole sui temi della sessualità e dell’affettività, la richiesta di consenso informato preventivo sulle stesse, la possibilità di esonero in caso di mancato consenso e l’assicurazione di attività scolastiche alternative per gli esonerati. È quanto chiesto dalle principali sigle dell’associazionismo familiare, che sono tornate a manifestare sotto la sede del Ministero dell’Istruzione, a Roma. 

Oltre duemila mamme e papà ieri hanno sfidato il caldo torrido della capitale e hanno risposto alla chiamata lanciata da Generazione famiglia, CitizenGO, Comitato Art.26, ProVita ONLUS e Non si tocca la famiglia per ribadire il diritto di priorità educativa della famiglia minacciato da centinaia di progetti fondati sull’ideologia gender introdotti nelle scuole italiane malgrado le rassicurazioni arrivate lo scorso settembre dalle stanze viale Trastevere. 

L’alleanza educativa scuola – famiglia è rotta, spiegano gli organizzatori del sit in che durante l’anno scolastico appena conclusosi hanno inviato ai dirigenti ministeriali interi dossier in merito a controverse iniziative propinate agli alunni di ogni ordine e grado. Si passa dagli spettacoli su bambini transgender ai festival di letteratura per l’infanzia curati dalle sigle più estreme del femminismo e del mondo lgbt; dalle lezioni sull’orgasmo e l’amplesso alle scuole elementari agli esercizi con i condom su banane e cetriolo rivolti alle studentesse del liceo; fino ad arrivare ai libricini di favole con due mamme e due papà letti ai bambini delle materna. 

Lo stesso presidente del Family Day Massimo Gandolfini ha incontrato nei mesi scorsi il ministro Fedeli per rappresentargli con precisione la natura del disagio che ha portato alla manifestazione ieri. Segnalazioni che sono state ignorate con la stessa pervicace arroganza con cui il Ministro ha affermato in settimana “di non aver compreso i motivi della protesta”.

Insomma la misura è colma e la strategia è ormai evidente: dietro il nobile scopo di combattere le discriminazioni si vuole operare una destrutturazione dell’identità sessuata dei bambini. L’altra deriva che corre in parallelo è l’ipersessualizzazione di bambini e adolescenti portata dai corsi di educazione sessuale privi dei riferimenti relazionali e affettivi della persona. Lezioni che si limitano alla trasmissione di nozioni sulla contraccezione e l’igiene e che, come dimostrano le statistiche sui Paesi del Nord  Europa, hanno come unico effetto quello di creare una curiosità morbosa che porta a gravidanze precoci e alla dipendenza dalla pornografia. 

In questa cornice non soddisfano le spiegazioni della Fedeli sul fatto che il comma 16 della riforma della scuola riguarda esclusivamente un impegno per applicare l’art. 3 della costituzione, secondo cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Perché di fatto – hanno ribadito ieri i leader delle associazioni familiari aderenti al Family day – questa cosiddetta “educazione di genere” in assenza di definizione ben delineata apre la porta ad innumerevoli spinte in avanti che vogliono affermare scriteriate e plurime identità di genere completamente slegate dal dato biologico di nascita degli studenti. Una volta per tutte deve infatti essere chiarito cosa si dovrà introdurre nelle scuole quando si parla di “pari dignità tra i sessi” e nelle linee guida su questo tema. 

Fra l’altro questi insegnamenti su basi ideologiche non rispondono affatto ai bisogni più profondi dei bambini e dei ragazzi che cercano certezze in un’età cruciale per la formazione della persona. 

Filippo Savarese, Giusy D’Amico, Tony Brandi e Chiara Iannarelli si sono quindi rivolti ai genitori presenti in piazza affinché portino la fiamma del buon senso all’interno di ogni scuola. Costruire insieme al corpo docente corsi di educazione affettiva e candidarsi sia come rappresentati di classe sia al consiglio istituto è l’unico modo per far sentire voce genitori sui temi sensibili, per non demandare allo Stato l’educazione dei propri figli. 

A livello istituzionale l’obiettivo sarà invece tornare a sedersi intorno ad un tavolo con il Ministro Fedeli. Le sigle promotrici della manifestazione hanno annunciato che se non saranno convocate entro pochi giorni, a settembre chiederanno a tutte i genitori di rifiutarsi di firmare il Patto educativo di corresponsabilità (Pec), documento che viene sottoposto dalle scuole al momento dell’iscrizione degli alunni.


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