Se anche la Croce Rossa si mette a sparare
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di Gianfranco Amato12-01-2016 AA+A++

Caro Direttore,

sparare contro la Croce Rossa è un’espressione idiomatica con cui si indica uno degli atti più infami, ignobili e spregevoli che un essere umano possa compiere: sparare contro soccorritori disarmati e innocui impegnati a recuperare i feriti sul campo e salvare vite umane. In senso figurato, tale espressione è usata per indicare un’azione vile contro persone che non sono in grado di difendersi.

Ecco perché si rimane trasecolati e senza parole quando, invece, è proprio la Croce Rossa a sparare. Ovviamente in senso metaforico. E’ quanto accaduto a Lanciano il 5 gennaio 2016, tre giorni prima del convegno organizzato dalla Diocesi di Lanciano-Ortona su teoria gender e famiglia, che vedeva come relatori il sottoscritto avvocato Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, e lo stesso Arcivescovo, mons. Emidio Cipollone, una delle persone più buone, nel senso alto e nobile del termine, che io abbia mai conosciuto. Un esempio davvero edificante di mansuetudo evangelica. 

Ebbene, a proposito dell’iniziativa diocesana, il Comitato locale della Croce Rossa di Lanciano ha ritenuto di dovere emanare un comunicato che inizia in questi termini: «Il delegato tecnico d’Area 4 del Comitato locale di Lanciano per la disseminazione del diritto internazionale umanitario, dei principi fondamentali e dei valori umanitari, nella persona dell’avv. Andrea Cerrone ed il delegato tecnico d’Area 5 del Comitato locale di Lanciano per la promozione dello sviluppo dei giovani e l’educazione alla cittadinanza attiva, nella persona del dott. Luca Iezzi deplorano la comparsa, per le vie della Città di Lanciano, di un manifesto oltraggioso della dignità dell’essere umano. La composizione grafica di tale manifesto, disegnato incredibilmente con lo stemma araldico dell’Arcivescovo di Lanciano-Ortona, ingenera confusione ed alimenta la discriminazione nei confronti delle persone transessuali ed omosessuali». 

Il manifesto ritenuto «oltraggioso per la dignità dell’essere umano» e «discriminatorio nei confronti delle persone transessuali ed omosessuali», in realtà, oltre a contenere l’immagine di una famiglia composta da padre, madre e due figli, conteneva le seguenti espressioni: «NO gender, SI famiglia; maschio e femmina, società naturale semplicemente famiglia - 8 gennaio 2016, Officina Storica Sangritana, Piazzale della Stazione, Lanciano, ore 17.00, interverrà: avv. Gianfranco Amato Presidente dei Giuristi per la Vita; introduce: Mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo Diocesi di Lanciano-Ortona; modera: Alessandro Di Matteo, giornalista. Mamma + Papà, niente di diverso, donna, figlia, nonna, uomo, figlio, nonno. La cittadinanza è caldamente invitata a partecipare. Info: Maschio e Femmina si, gender no – Comitato Lanciano»

Questo è bastato per far scendere in campo la Croce Rossa. Prosegue, infatti, il comunicato dell’avvocato Cerrone e del dott. Iezzi, a nome del Comitato Locale C.R.I. di Lanciano: «Compito della Croce Rossa non vuole essere quello di intervenire nel dibattito politico sul riconoscimento giuridico dei diritti delle coppie omosessuali, sul quale peraltro si è recentemente pronunciata la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, bensì fare chiarezza per evitare che una fetta di popolazione subisca i soprusi di chi prende in prestito dottrine religiose per promuovere l’esclusione sociale delle persone omosessuali o transessuali. Con la nota risoluzione antiomofobia del Parlamento europeo del 2006 si è correttamente sottolineato “che l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse (...) spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza”». 

Continua il comunicato stampa della Croce Rossa di Lanciano: «Nel manifesto dell’Arcidiocesi campeggiano varie ‘frasi ad effetto’ ricomposte in un puzzle di “maschio e femmina”, “niente di diverso”, con articolazioni grafiche raffazzonate e recuperate, verosimilmente, da siti per vacanze estive, peraltro con esplicito rimando ad una pagina Facebook dal titolo eloquente: “Maschio e femmina sì, gender no. Comitato di Lanciano”, che certo non aiuta a far chiarezza sulla non discriminazione». Così spiegano i motivi di tale affermazione: «Prima di esprimere qualunque idea, ideologia o fede, su certi temi, bisognerebbe che si facciano lunghe premesse sui concetti di non discriminazione e di ripudio della violenza e del bullismo, poiché il quindicenne che s’imbatte nel manifesto “maschio e femmina sì, gender no” non troverà grosse barriere quando, tra i banchi di scuola, dileggerà il compagno di classe incolpevolmente (ci fosse alcunché di male!) effeminato. 

I delegati delle Aree 4 e 5, dunque, condannano fermamente l’ambiguità ingenerata da quel manifesto più che inopportuno, che non può essere confuso con legittime idee od opinioni politiche liberamente espresse». Questo, invece, il finale didascalico del comunicato: «Non può farsi confusione sull’omofobia e sul bullismo. Anche questo Paese è stato funestato da terribili atti di autolesionismo praticati da adolescenti che si sono tolti la vita perché vittime di omofobia, come Andrea, il quindicenne romano che porta il nome del network antiomofobia della Croce Rossa Italiana proprio perché, per citare il messaggio preparato per il giorno della memoria dal Presidente nazionale di Croce Rossa, l’avv. Francesco Rocca: “...non serve andare troppo lontano. Qui vediamo ripetutamente attacchi omofobi, violenze sulle donne, costruzione di nuovi ghetti e innalzamenti di antichi muri”. 

Sicuramente S.E. l’Arcivescovo, Pastore di una Diocesi tanto attenta alle necessità degli ultimi, vorrà fare chiarezza sull’increscioso episodio descritto nel presente comunicato».

Ora, qualunque lettore munito di un minimo di raziocinio e buon senso può rendersi conto di quanto possa essere oltraggioso e discriminatorio parlare di famiglia composta da un uomo e una donna, o usare l’espressione “naturale”, contemplata, peraltro, nello stesso articolo 29 della Costituzione dedicato proprio alla famiglia. Il fatto è che questo maldestro e scomposto attacco, frutto senza dubbio di un accecamento ideologico degli autori, contro l’iniziativa diocesana è stato ufficialmente perpetrato a nome della Croce Rossa Italiana. All’avvocato Cerrone e al dott. Iezzi, che hanno dimostrato di aver perso il senso della misura, bisognerebbe suggerire un ripasso dello statuto della Croce Rossa Italiana. Il titolo I (disposizioni generali) contiene, infatti, l’art. 1 sulla costituzione e i principi fondamentali di quell’istituzione. L’art. 1.3, lettera c), in particolare, ne sancisce uno di quei principi: «Neutralità: per poter continuare a godere della fiducia di tutti, il Movimento non si schiera con nessuna delle parti in conflitto, né prende parte a controversie di carattere politico, razziale, religioso o ideologico».

Proprio la neutralità, l’imparzialità e l’indipendenza sono le caratteristiche che da sempre connotano la natura stessa della Croce Rossa, e le consentono di espletare le finalità per cui è nata, preservandola da qualunque polemica, politica, diplomatica, ideologica, filosofica, religiosa. Questo è un aspetto fondamentale e imprescindibile. Perché se anche la Croce Rossa si mette a “sparare”, il rischio è che, poi, chi è oggetto del bersaglio invochi il suo sacrosanto diritto alla legittima difesa, innescando così, inevitabilmente, un conflitto. Ecco perché interventi come quello del Comitato Locale di Lanciano davvero non giovano al buon nome della Croce Rossa. Né appaiono in linea con i principi ispiratori di Jean Henri Dunant.




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