Sinistra alle canne con la marijuana di Super Pippo
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di Luigi Santambrogio23-04-2015 AA+A++

Ma che si sarà fumato Pippo Civati, onorevole e leader della sinistra disneyana (insieme a Pluto e Paperoga) e anti-renziana, per fare quello che ha fatto e dire quello che ha detto? Cervello in fuga continua (ma che nessuno si sognerebbe di far rientrare in Italia) adesso Pippo, forse stanco di fare la figura del crisantemo, prova a mettersi un po’ nei panni di Giacinto, alias Marco Pannella. Già, a questo sono arrivati gli antagonisti del premier: scimmiottare il leader radicale in battaglie vecchie come il cucco, ma che possono felicemente coprire il vuoto spinto della sinistra dem. Ecco il Civati pensiero, espresso l’altro giorno a un convegno antiproibizionista a Milano: «Se tenere in mano una canna serve a farne parlare e discutere, passatemene un’altra. Non la fumerò» ma «la terrò in tasca finché non ci sarà una legge sulla legalizzazione». Non contento, ha postato una foto di Facebook, a scimmiottare le performance pannelliate: nell’immagine c’è un Pippo scarmigliato e barba lunga, con un mano uno spinellone da 20 grammi. 

Si contentasse di farsi canne virtuali e tenere in tasca la cartina di marijuana fino a nuova legge, potremmo anche compatirlo. Ma Pippo si è sentito pure in dovere di strologare su un «un mercato di molti miliardi di euro  e di una sostanza che secondo gli esperti ha una minore pericolosità individuale e sociale rispetto ad alcol e tabacco, che viene lasciato nelle mani della criminalità. Con una legalizzazione ben fatta si avrebbero nuovi posti di lavoro e più entrate per lo Stato». Non solo Pannella, ma pure ventriloquo di Saviano, in uno scimmiottamento davvero onorevole. A rilanciare banalità e luoghi comuni raccolti nel sottobosco di siti internet, blog e centri sociali: una sorta di Cannabis Social Club della depenalizzazione, con una colonna sonora vecchia di vent’anni: quella degli Articoli 31 che cantavano “Ohi Maria...ti amo, ohi Maria... ti voglio!», non riferendosi esattamente a una bella ragazza. 

Quello della liberalizzazione delle droghe che metterebbe fine alle mafie del narcotraffico è la balla più facile da smontare.Basterebbe rileggersi quel che diceva il giudice Paolo Borsellino o il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che di mafia se ne intendeva più di Saviano e Civati, per smascherare il gioco sporco degli antiproibizionisti. Ciò che preoccupa, però, sono le affermazioni di Super Pippo sulla cannabis meno pericolosa di alcol e tabacco. Concentrato di ignoranza o protagonismo politico cinico e baro? Tutti e due: lo conferma la pubblicistica scientifica più recente sul tema. Suggeriamo, come esempio, un libro appena uscito: Libertà dalla droga, diritto scienza e sociologia, curato da Giovanni Serpelloni, Alfredo Mantovano e Massimo Introvigne. Serpelloni è medico attivo da trent’anni nell’ambito delle neuroscienze e delle dipendenze, fino all’aprile 2014 a capo del dipartimento delle Politiche antidroga della presidenza del Consiglio. A lui è affidata la parte scientifica del volume, mentre i capitoli dedicati alla droga come “diritto” e come “rivoluzione sociale” sono firmati rispettivamente da Mantovano (ex sottosegretario all’Interno e magistrato) e Introvigne (sociologo). 

Studi e ricerche scientifiche alla mano, Serpelloni spiega quanto sia devastante l’uso di cannabis e quali alterazioni cerebrali può provocare, soprattutto sugli adolescenti. «La tossicità della marijuana è stata sottovalutata per molto tempo», scrive il medico. «Tuttavia, recenti scoperte hanno rivelato che il principio attivo della cannabis (Thc, ndr) induce la morte cellulare con restringimento dei neuroni e la frammentazione del Dna nell’ippocampo. Le evidenze in letteratura indicano che l’esposizione ai fitocannabinoidi può alterare la sequenza temporalmente ordinata di eventi (…), oltre ad incidere negativamente sulla sopravvivenza e sulla maturazione delle cellule nervose». Non solo: l’uso precoce e prolungato di cannabis potrebbe essere alla base dei deficit cognitivi e della vulnerabilità ai disturbi psicotici, depressivi e d’ansia di chi ne fa uso. «(…) Sotto effetto della cannabis, l’attività cerebrale diventa scoordinata e imprecisa, portando a disturbi neurofisiologici e comportamentali che ricordano quelli osservati nella schizofrenia».  Inoltre l’uso persistente di cannabis tra gli adolescenti sotto i 18 anni «porta ad un declino del funzionamento neuropsicologico, che persiste anche dopo aver interrotto il consumo della sostanza, alla menomazione cognitiva, inclusa la riduzione del quoziente intellettivo».  Depressioni, paranoie, psicosi e disturbi affettivi: « (…) nessun’altra sostanza al mondo, con queste caratteristiche così ben documentate da studi tanto autorevoli, verrebbe altrettanto classificata come “leggera”».  

Non si pretende che uno come Civati, prima di aprire bocca e lanciare campagne allo spinello di massa, si prenda tempo e adeguata documentazione, che compulsi riviste scientifiche e ricerche mediche e universitarie. Neppure che presti attenzione a esperti del settore, psichiatri, tossicologi o agli operatori dei Sert e delle comunità di recupero. Basterebbe che leggesse un  po’ di più i giornali, anche se magari sono scritti in inglese. Come The Indipendent, popolare quotidiano inglese che per circa un decennio ha condotto furiose battaglia a favore della legalizzazione della cannabis. Ma che, nel marzo del 2007, è uscito con la copertina di prima pagina dal titolo: “Cannabis, an apology”: una richiesta di scuse ai lettori fondata su dati obiettivi. Quelli, cioè, che davano moltiplicati per ventidue i tossici in cura per dipendenza da cannabis, che «il legame tra cannabis e psicosi adesso è chiaro, mentre non lo era dieci anni fa». Per concludere infine: «se i fatti cambiano, noi cambiamo opinione». Succedeva 8 anni fa: oggi le cose sono cambiate, in peggio. Ma altri quotidiani e riviste, anche in Italia, hanno modificato la loro linea “negazionista” sulla cannabis.

Il dibattito sulla droga è troppo serio per lasciarlo in mano a ragazzi incoscienti come Pippo Civati, disponibile a tutto, ma sempre irriducibile alla realtà, che si beano nel farsi un selfie in posa da tossico da postare su Facebook. Istigazione a delinquere, ma soprattutto all’annientamento giovanile. C’è in gioco il futuro di una generazione e di una società ormai arresa e disponibile a tutto, è «una guerra culturale», come scrive Massimo Introvigne nel citato libero, «… a chi ha decretato e pratica la morte della ragione (…) Occorrerà una restaurazione dell’intelligenza, un’operazione di bonifica intellettuale (…) e soprattutto una restaurazione dell’educazione». Le pannellate hanno fatto il loro tempo e grandi disastri, ma Pippo non lo sa. 

 


29
Ago
Martirio di San Giovanni il Battista

SCHEGGE DI VANGELO

«Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. (Mc 6,17-29)



Hamza Piccardo, ex dirigente Ucoii

Diciamo la verità: non ha tutti i torti Hamza Piccardo, ex dirigente dell’Unione delle comunità islamiche (Ucoii), quando chiede che, in base alla legge Cirinnà, pure la poligamia diventi diritto. Accettate le premesse delle legge non si può che accettare anche le conclusioni. In primo luogo le unioni civili si basano sulla libertà di due persone dello stesso sesso di rendere legittimo il loro legame anche di fronte alla legge. Perché vietarlo anche a tre o quattro persone che si vogliono unire reciprocamente?

di Tommaso Scandroglio



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Gli attentati di Bruxelles, oltre a provocare decine di vittime, hanno risvegliato la paura in un'Europa sotto attacco, sin dentro la sua capitale. L'attacco, avvenuto proprio nel mezzo di un periodo di massima allerta, rivela anche quanto siano fragili le nostre difese, militari e morali.

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(Giovanni 20, 1-9)



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