Solidarietà a padre Cavalcoli: la lettera dei 223
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11-11-2016 AA+A++

Gentile direttore,

siamo un gruppo di persone accomunate dalla fede cattolica e desiderose di manifestare solidarietà a padre Giovanni Cavalcoli per gli attacchi subiti in questi giorni, dopo la sua risposta a un ascoltatore di Radio Maria sul corretto modo di inquadrare teologicamente i disastri naturali.

Riteniamo che si tratti di attacchi ingiusti, che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso: sarebbe bastato leggere il discorso integrale fatto da padre Cavalcoli. Molti media hanno preferito ignorare quel discorso, deformandone il senso per vendere più facilmente “la notizia” al pubblico. Padre Cavalcoli non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”.

Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” (il cui significato teologico è già stato approfondito su questo quotidiano dal domenicano padre Giorgio Carbone, che invitiamo a leggere perché spiega il concetto con semplicità) non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”.

Crediamo che le sue parole siano nel solco di quanto la Chiesa insegna da sempre per la salvezza delle anime, che è il motivo per cui Dio Figlio l’ha istituita in terra: il dolore per il male e le conseguenze del peccato sono un monito nel senso di una possibilità di uscire dall’illusione di essere noi padroni della vita e quindi di tornare a Colui che solo può salvarci.

Non ci sorprende che gli attacchi siano venuti dai media rappresentanti di un pensiero laicista, che deridono l’idea del peccato originale, vorrebbero relegare la fede a fatto esclusivamente privato e non perdono occasione per denigrare Radio Maria.

Ci dispiace, invece, che padre Cavalcoli sia stato attaccato da alcuni alti prelati (da monsignor Becciu a Galantino, per citare i principali), ai quali vorremmo chiedere se hanno ascoltato per intero le sue parole. E se si rendono conto che qui è in gioco la stessa libertà religiosa, la libertà di professare ciò in cui crediamo, sempre più messa in discussione negli ultimi tempi sia in Italia che all’estero. Ci fa soffrire poi vedere che quegli stessi prelati, da un lato, predichino misericordia (ma ricordiamo che la misericordia è cieca se sganciata dalla verità) e dall’altro si siano associati al linciaggio mediatico di un loro fratello. Se anche padre Cavalcoli avesse sbagliato, perché per lui niente misericordia?

Ci addolora, inoltre, in maniera particolare la presa di distanza di Radio Maria dalle affermazioni di padre Cavalcoli e ancor di più la sospensione del suo programma, di cui chiediamo con filiale rispetto a padre Livio la revoca. Lo chiediamo proprio per quell’amore alla Verità di cui Radio Maria si fa ogni giorno testimone e in cui ancora crediamo profondamente.

“Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”, disse Pietro assieme agli apostoli, davanti al sinedrio che li minacciava di tacere la verità su Cristo risorto. L’obbedienza a Dio, nella consapevolezza che Lui si è incarnato ed è morto in croce proprio per i nostri peccati e per offrirci la vita eterna, significa essere sempre annunciatori di verità (“annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento”, scriveva san Paolo a Timoteo), perché la verità è la prima forma di misericordia che aiuta gli uomini a distinguere il bene dal male, a scoprire qual è il bene per sé e il progetto che Dio ha su di noi.

Noi non ci accontentiamo delle “verità” di circostanza e politicamente corrette che oggi circolano nel mondo: abbiamo bisogno di pastori che ci guidino a conoscere e amare la Verità tutta intera, anche se scomoda, la Verità che salva, così come Cristo l’ha insegnata.

Per questo, ci sentiamo vicini a padre Cavalcoli.

 

Seguono 223 firme:

Ermes Dovico, Benedetta Frigerio, Laura Maria Viarengo, Francesco Lepore, Giulio Castelli, Paolo Maurina, Matteo Pellegrini, Letizia Donati, Maria Anna Ronzoni, Alberto Sacconi, Francesco Tanzi, Chiara Filippi, Adele Zurlo, Emanuele Rivadossi, Matteo Disetti, Lucia Dallagnese, Luisella Saro, Elena Bonaldo, Andrea Recanati, Michele Farina, Gigi Veronesi, Lucia Pedrini, Annalisa Ciuffardi, Roberta Mazzoni, Monica Redini, Malisa Tavelli, Annarosa Rossetto, Giancarlo Gatta, Luca Sessarego, Barbara Canova, Eleonora Ceruti, Roberto Vincenti, Luca Poli, Giuseppe Lami, Giovanni Maffini, Francesca Bonaldo, Maurizio Fazzi, Gianfranco Salvatore, Francesco Bellotti, Rosario Contini, Giorgio Telò, Davide Vairani, Chiara Bedani, Enrica Gamba, Marina Galli, Marco Anzoni, Patrizia Filisina, Marcello Borghi, Rosalba Scrima, Andrea Torquato Giovanoli, Mariachiara Ghezzi, Fabio Colosio, Deborah Migliorati, Bruna Franceschetti, Gianfranco Lissignoli, Laura Federici, Alessandro Dusi, Emanuele Pizzatti, Renata Balzarini, Alessandro Pizzatti, Gabriele Pizzatti, Monica Rosa Frusi, Rossella Pizzatti, Marco Bonini, Simona Bonini, Adele Cemmi, Silvia Bertelli, Giuseppe Bertelli, Carlo Bellotti, Raffaella Frullone, Rita Magnani, Attilio Negrini, Elia Buizza, Caterina Floran, Andrea Barezzani, Mara Colonello, Nadia Colonello, Caterina Lenarduzzi, Maria Magrini, Rosaria Graz, Gianfrancesco Ricchini, Sara Prandini, Licia Bennati, Andrea Noci, Tiziana De Angelis, Dario Coco, Paolo Inselvini, Mauro Mazzoldi, Maria Colosio, Daniele Donzelli, Agnese Cassamali, Mirella Cabras, Giampaolo Trucco, Giovanna Pegazzano, Silvia Nerva, Alessandra Ghilardini, Anna Bosi, Giorgio Celsi, Dario Spariviero, Vittorio Cristinelli, Aurelia De Biase, Sabrina De Angelis, Erminio Beggio, Maria Gabriella Belotti, Dana Felicia Popescu, Davide Fabbi, Sara Gazzoni, Paolo Cevasco, Paolo Pero, Fiorenza Pasini, Roberta Bicego, Cristian Dumitru, Giorgio Marusi, Maria Teresa Guerini, Orietta Scalfi, Sofia Sarti, Elena Bonometti, Luna Weruska Caterina, Luca Campanotto, Matteo Conti, Serena Venegoni, Marco Di Pilato, Alberto Vigevani, Vittorio Lodolo D’Oria, Paola Rosa Tenca, Andrea Piccolo, Massimo Sanvito, Daniela Frizzele, Carmine Perrotta, Tiziano Briguglio, Davide Zanoncelli, Miriam Giovanardi, Mauro Aluigi, Federica Sacconi, Jacopo Parravicini, Riccardo Ciani, Fabio Molinaris, Antongiulio Vallinoto, Caterina Pagani, Giovanni Di Domenico, Alessandro Sandroni, Sabino Paciolla, Francesca Giallombardo, Michela Colio, Massimo Casiraghi, Silvana Sironi, Alessandra Galimberti, Maurizio Baldacci, Enzo Castellaneta, Gianluca Pozzi, Paolo Rivera, Federico Montagnani, Daniele Barale, Gianni Cassano, Pietro Gargiulo, Caterina Scigliano, Nicola Mastronardi, Pierluigi Muccin, Luigi Martinelli, Juan Antonio Bragonzi, Emmanuel Pennisi, Lucia Belussi, Francesco Fontana, Giulio Moretti, Giuseppe Retta, Carmen Moscotti, Claudia Castellani, Domenico Barezzani, Guido Barezzani, Maria Tiziana Brignani, Luigia Griffini, Stefania Cocco, Stefano Chirivì, Elena Mantelli, Laura Lampronti, Silvana Belussi, Carla Talò, Giovanna Perghem, Licia Scapini, Carlo Susa, Silvio Bertolo, Aurelio Bertolo, Samuele Bertolo, Daniela Fabris, Pierina Menotto, Enza Maio, Ciro Sammartino, Gilda De Petri, Stefano Balladore, Giuliana Ruggieri, Giuseppe Campo, Giannantonio Sampognaro, Francesca Naddeo, Vito Calderaro, Angelo Mandelli, Delia Bonafini, Liliana Cristini, Luisa Piccoli, Roberto Notari, Yovanna Monroy, Michele Battistelli, Angelo Bonera, Chiara Febretti, Danila Borgia, Montsita Viscovi, Marco Bertella, Maria Chiara Iannarelli, Marco Bosani, Elisa Zanin, Samuele Pellagatta, Alessia Allegri, Emilia Scardino, Giulia Terragni, Monica Drews, Stefano Terraneo, Renza Cisilino, Agostino Fasullo, Mario Pennacchioni, Lorenzo Frondoni, Giovanna Nespoli, Piera Boffelli, Fabio de Petri, Marcello Belletti 

Per firmare la lettera, mandare l'adesione a Libertasverbi@gmail.com 


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«Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». (Mt 13,24-30)



Gesù maestro

Tanta sollecitudine della Chiesa per i poveri non va intesa in senso sociologico o politico. Essere sotto una certa soglia di reddito non garantisce il Paradiso. C'è una povertà morale, intellettuale e spirituale che precede quella materiale e ne è causa. Perciò la Chiesa aiuta i poveri non solo con la Caritas ma sull'altare e nel confessionale, e amministrando i Sacramenti.

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