Sorpresa: il Partito della Famiglia era già pronto prima della Cirinnà
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di Andrea Zambrano08-03-2016 AA+A++

La data non mente: è il 16 febbraio 2016 e il cittadino Mario Adinolfi registra il dominio www.popolodellafamiglia.it sul portale dei siti italiani che è di fatto l’authority che regolamenta i siti internet. Siamo dopo il successo del Family day del 30 gennaio, ma siamo prima dell’effettiva approvazione della legge Cirinnà (ma sarebbe neglio dire Renzi-Boschi) in Senato avvenuta il 25 febbraio scorso. Dunque l’idea di fare un partito a Mario Adinolfi è nata ben prima dell’ok del Senato che di fatto ha scatenato la reazione delusa del comitato Difendiamo i nostri figli. E non quando, sconfitti non nella piazza, ma in Parlamento, i leader del movimento hanno preso atto dell’impossibilità di andare avanti con questa classe politica.

La tesi era stata ribadita anche da Gianfranco Amato proprio sulla Bussola di ieri: “Se l’Italia non avesse assistito all’infame tradimento del 25 febbraio, ovvero se Alfano & Co. avessero bloccato il maxiemendamento sulle unioni civili e avessero mandato a casa Renzi (ricordo che avevano la possibilità concreta di fare entrambe le cose), il Comitato avrebbe vinto, dimostrando l’importanza della sua funzione, noi saremmo stati gli uomini più felici di questo mondo e il Popolo della Famiglia non sarebbe mai nato”.

Invece il partito c’era già o per lo meno c’era già l’idea di blindare con un sito internet (l’esperienza di Grillo dimostra che il sito è di fatto il partito) la futura esperienza che sarebbe stata annunciata il 3 marzo seguente quando dalle colonne del quotidiano La Croce Adinolfi e Amato lanciarono il loro manifesto di nascita del partito alle elezioni amministrative.

Con questo piccolo retroscena sembra così cadere ogni sorta di consequenzialità tra l’approvazione in Senato della Cirinnà e il partito. Perché questi è nato prima. Ecco perché il giorno dell’annuncio il leader del movimento del Family day Massimo Gandolfini poteva dirsi all’oscuro di tutto e tenuto lontano dalla decisione, dato che non se ne era mai discusso.

La Bussola ha chiesto a Mario Adinolfi il perché di quella registrazione ben prima del passaggio in Senato. E lui ci ha risposto che il 16 febbraio «era il giorno previsto dell’approvazione, ma poi saltò tutto perché venne bocciato il super canguro e si è dovuto così aspettare fino al 25 febbraio».

Ma Adinolfi ammette di aver pensato al partito molto prima: «Sì, ci pensavo – ha proseguito -, anzi sono convinto che il mio grande errore sia stato quello di non aver annunciato la nascita di un partito davanti ai 2 milioni del Circo Massimo. Se avessi srotolato il logo del Pdf quel giorno sono convinto che avremmo addirittura fermato il disegno di legge».

Adinolfi lo dice mentre sta definendo i dettagli della convention di venerdì a Roma di presentazione delle liste, ma non vuole immischiarsi in una delle principali accuse rivolte, di non aver lasciato spazio al dibattito e di aver fatto una fuga in avanti: «In realtà già l’indomani del Family Day ci scambiammo diverse e-mail con i portavoce dei vari comitati della manifestazione e io sostenni la necessità di uno sbocco partitico. Non c'è stata nessuna fuga in avanti». Serve questo al blogger romano per “giustificarsi” dall’accusa di Gandolfini di non aver portato il tema del partito all’interno di un confronto costruttivo per dare al popolo del Family day un futuro. Ma, evidentemente, il dibattito a cui si riferisce Adinolfi prevede come unica piattaforma la repentinità di internet, che con una e-mail può saltare tanti passaggi considerati ormai obsoleti.

Resta così sullo sfondo il sospetto che Adinolfi & co pensassero al partito non come si sostiene oggi per dare una risposta alla gente dato che la classe politica si era dimostrata inadeguata, ma perché il miglior modo per capitalizzare la forza d’urto del Family day doveva essere proprio quello di farne una lista elettorale: «E’ vero, il dominio è stato registrato prima dell’effettiva approvazione, ma abbiamo tenuto aperti i due sbocchi: poi, dopo la votazione, abbiamo deciso di conseguenza», ha aggiunto.

Ma ormai la macchina è in moto e Adinolfi dice di poter fare «300 liste in tutt’Italia e sono sicuro che porteremo a casa anche qualche sindaco», aggiunge mentre cerca di rispondere alle 1200 e-mail che gli sono arrivate. Che di fatto possono essere un’ottima pista per il reclutamento: «Non mi sono inventato di fare un movimento politico: ho incontrato in 257 tappe una rete colossale di energie in questi anni; Amato ne ha incontrate ancora di più in almeno 300 eventi. Ecco perché questo è un movimento che parte dal basso».

Detto questo annuncia alla Bussola i nomi dei cittadini che si sono resi disponibili a candidarsi a sindaco per le future liste Pdf alle prossime elezioni amministrative di giugno: “A parte la mia candidatura a sindaco di Roma, che ho già annunciato, annunciamo la candidatura di Luigi Mercogliano candidato sindaco a Napoli, di Mirko De Carli a Bologna, dell’avvocato Giurista per la vita Alberto Agus a Cagliari. Candidiamo poi una professoressa a Torino, Gisella Valenza e a Milano sosteniamo il candidato civico Mardegan. In tutto contiamo di coprire quasi tutte le città al voto, da Ravenna a Salerno».

Alla convention di venerdì verranno inoltre forniti i dettagli tecnici per illustrare ai militanti del Pdf il sistema di raccolta firme. «Solo a Roma ne servono 1500, nelle città più piccole sotto i 150mila abitanti, 300. E’ questa la prima grande sfida».

E il programma? Adinolfi ribadisce che non si tratta di una lista monotematica perché «la famiglia è il prisma attraverso cui leggi i bisogni della società. La politica non è altro che la scelta su come allocare le risorse. Se decidiamo di non dare soldi per il concerto di Elton John per darli agli asili nido, è fare una lista monotematica? Oppure se sulle politiche ambientali abbiamo in testa la Laudato sìi di Papa Francesco, cercheremo di intervenire alla luce dell’enciclica per fermare i debiti dell’Ama di Roma».

E aggiunge: «Volevo costruire un ragionamento da Sinistra quando ponevo il quesito su chi usa il corpo della donna facendo leva su una condizione di bisogno e devo ammettere che da Sinistra ho trovato accoglienza presso i Cattodem oppure presso altre sensibilità, come ad esempio Livia Turco, la quale mi ha detto che l’utero in affitto è abominevole» o lo stesso Cruciani che mi ha detto di essere contrario al gender nelle scuole.

L’obiettivo di lungo termine però è la nascita di una forza di governo: «Partiamo oggi per chiedere agli italiani consenso, non solo ai cattolici». Intanto si parte dal Campidoglio dove Adinolfi spera di poter entrare senza temere di essere relegato, se mai fosse eletto, al dibattitto sulla derattizzazione di Roma ma «impegnandomi per un’altra idea di uomo rispetto a quello a cui siamo abituati».

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24
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