Torino, intimidazioni gay a una scuola cattolica
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di Massimo Introvigne02-11-2013 AA+A++

Ci avevano raccontato che non bisogna preoccuparsi della legge sull'omofobia: nelle chiese e nelle scuole i cattolici saranno liberi di continuare a presentare la loro dottrina. Le bugie, però, hanno le gambe corte. A Torino, un clamoroso episodio approdato sulle prime pagine di tutti i giornali locali mostra come la tolleranza sia intesa dagli attivisti omosessuali a senso unico.

L'Istituto Faà di Bruno, fondato dal beato Francesco Faà di Bruno, è una delle più antiche scuole cattoliche piemontesi. Da anni organizza incontri formativi privati per i genitori dei suoi alunni. Quest'anno tre incontri dovevano essere dedicati all'omosessualità, con relatori noti ai nostri lettori tra cui Chiara Atzori e Mauro Ronco. Il primo incontro era in programma l'8 novembre. In qualche modo l'invito è arrivato agli attivisti omosessuali torinesi, e si è scatenata la guerra. Le organizzazioni LGBT hanno iniziato con gli insulti e le minacce via Facebook. Poi quattro consiglieri comunali PD e SEL hanno scritto al sindaco, chiedendo che alla scuola fosse revocata la convenzione comunale che riguarda il suo asilo. Poi gli attivisti gay hanno scritto anche all’Arcivescovo di Torino con un tono fra il suadente e il minaccioso. Infine, si sono mobilitati i giornali «amici» - «La Repubblica» in testa - invocando dalla prima pagina delle edizioni torinesi immediati provvedimenti contro la scuola «omofoba». Il crescendo di minacce ha finalmente indotto l'istituto cattolico a sospendere l'iniziativa, per «non trasformare un pacifico incontro privato di genitori in una guerra», pur «rivendicando il diritto di continuare a proporre liberamente l'insegnamento del Magistero della Chiesa e del "Catechismo" su questi temi».

Il comunicato del Faà di Bruno ricorda che «come credenti, il nostro punto di riferimento è il "Catechismo della Chiesa Cattolica", più volte indicato da Papa Francesco come "strumento fondamentale con cui la Chiesa comunica il contenuto intero della fede" (enc. "Lumen fidei", n. 46). Dal "Catechismo" impariamo da una parte il dovere di accogliere le persone omosessuali "con rispetto, compassione, delicatezza", evitando "ogni marchio di ingiusta discriminazione" (n. 2358), dall’altra che gli "atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati" e "in nessun caso possono essere approvati" (n. 2357)». «Siamo una scuola cattolica - prosegue il comunicato -. Sappiamo che coniugare l’accoglienza cordiale di tutti con la lealtà alla verità che la Chiesa ci insegna ad amare non è sempre scontato né facile. Ma proprio qui sta la bellezza della nostra vocazione di educatori cattolici, e questo cerchiamo d’insegnare ai nostri ragazzi».

In serata sulla vicenda è intervenuto con un suo comunicato anche l'Arcivescovo di Torino, affermando che la Diocesi «esprime apprezzamento per la posizione» del Faà di Bruno, e chiede che s'instauri un clima dove «a nessuno sia consentito di esercitare "censure preventive"» su certi temi e su chi è chiamato a trattarli. La Diocesi loda la decisione di sospendere l'iniziativa «per non alimentare contrapposizioni artificiose e strumentali», «mantenendo invece ben fermo l'impegno» a continuare la riflessione sui temi della famiglia e della sua difesa. L'Arcivescovo Nosiglia ribadisce pure che «la scuola cattolica ha il diritto-dovere di educare ai valori fondamentali» «secondo la legge naturale illuminata dalla Parola di Dio e dal l'insegnamento della Chiesa».

L'episodio è gravissimo, ma anche istruttivo. Conferma l'intolleranza degli attivisti gay, per cui su queste materie si può esprimere solo chi manifesta opinioni «politicamente corrette», mentre agli altri va impedito di parlare con ogni mezzo, dall'intimidazione al ricatto. Già prima che sia approvata la legge sull'omofobia, figuriamoci dopo.

Non tutto il male, però, viene per nuocere, o - come si dice - il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il mondo cattolico torinese si è stretto intorno al Faà di Bruno, che ha ricevuto attestati di solidarietà da decine di associazioni, sacerdoti, semplici fedeli, esponenti politici. Come sempre accade, c'è stata anche qualche voce dissonante. Luigi Vico, presidente della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) di Torino, ha dichiarato a «La Repubblica» - citando, al solito, a sproposito il «Chi sono io per giudicare i gay?» del Papa - che i genitori delle scuole materne «verranno invitati a non partecipare» e che lui è del tutto contrario a queste iniziative. Vico, oltre che della FISM, è esponente dell'area PD. Credeva, con la sua dichiarazione, d'ingraziarsi «La Repubblica». Ma aveva fatto i conti senza l'oste. Perfidamente, «La Repubblica» ricorda che fra tre giorni il Consiglio Comunale di Torino, dove la sinistra ha una salda maggioranza, dovrà pronunciarsi sulla riconferma dei contributi alla FISM. Finalmente, tutto è chiaro: si tratta di quattrini, e anche Vico tiene famiglia. Altro che «Chiesa povera per i poveri».


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