Torino, la lotta per le schede gender
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di Massimo Introvigne29-03-2014 AA+A++

C’è un sindaco in Italia definito dall’Arcigay «lo Schettino dei diritti: quando è il momento di tenere il timone saldo abbandona la nave e i suoi passeggeri». Chi sarà mai questo pericoloso nemico di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali? Secondo il presidente dell’Arcigay torinese, Marco Alessandro Giusta, si tratterebbe nientemeno che di Piero Fassino, sindaco PD del capoluogo piemontese. «Sarà lo stesso stile con cui guida l'Anci [Associazione Nazionale dei Comuni Italiani], di cui è presidente? – prosegue la nota dell’Arcigay – Chissà cosa ne pensano di questa grave presa di posizione i sindaci delle maggiori città italiane (Pisapia, Doria, Orsoni, Marino, De Magistris, Orlando, Emiliano)?». «E poi a maggio ci sono elezioni – incalza un’altra nota, questa del Circolo Maurice, la più nota lobby LGBT di Torino –, chissà se questa mossa premierà il partito del sindaco? Gay lesbiche trans hanno la memoria lunga...».

Che cosa ha fatto di così terribile il sindaco di Torino, peraltro saldamente schierato – da sempre – a favore della legge contro l’omofobia e del riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso? Ha fatto rimuovere provvisoriamente dal sito Internet della Città di Torino, poi correggere, una serie di schede didattiche per le scuole superiori, curate dal Servizio LGBT del Comune – sì, il Comune di Torino ha un Servizio LGBT –, che avevano suscitato la protesta dei cattolici, per la propaganda a senso unico all’ideologia di genere e le offese aperte alla Chiesa e perfino a san Paolo e alla Sacra Scrittura. Le schede, per la verità, erano così estreme da suscitare spesso negli studenti ilarità e reazioni contrarie. Per esempio, era proposto ai liceali un compito in classe sul Manifesto del giugno 2013 di Alleanza Cattolica contro il disegno di legge sull’omofobia: gli alunni erano invitati a leggerlo e confutarlo. Il risultato – facilmente prevedibile da chiunque non veda la realtà con i paraocchi dell’ideologia di genere – è che alcuni ragazzi hanno invece espresso apprezzamento per le idee del Manifesto, contattandone gli estensori che hanno così fruito di una gradita pubblicità gratuita.

Grazie alle proteste del comitato “Sì alla famiglia”, che riunisce numerose associazioni torinesi pro family, e di alcuni consiglieri comunali – tra cui va citato Silvio Magliano (NCD) – alla fine il sindaco ha ceduto e le schede sono state rimosse tre giorni fa «in attesa di approfondimenti». Questo ha scatenato l’ira funesta della lobby gay e della principale responsabile dell’iniziativa che ha portato alla pubblicazione delle schede, l’assessore alle Pari Opportunità Ilda Curti, la quale ha fatto rimettere online il 28 marzo il materiale, che è però «dimagrito» e ha subito una prudente revisione: eliminati gli insulti alla Chiesa e alla Bibbia, sostituiti da più caute «domande».

L’ira dell’Arcigay, del Circolo Maurice e dei loro referenti politici – che ora minacciano «un gay pride al giorno» e attaccano la Chiesa e l’Arcivescovo di Torino – è comprensibile. La sinistra nel Consiglio Comunale di Torino ha una maggioranza bulgara. Nonostante questo, gli eccessi grotteschi del Servizio LGBT, le ferme e per una volta bene organizzate proteste dei cittadini e la determinazione di alcuni consiglieri comunali hanno messo in minoranza gli amici della lobby gay, lo stesso sindaco – che non è certo un attivista per la famiglia – si è trovato in difficoltà, ed è cominciata una curiosa dialettica fra sindaco, assessore e Consiglio Comunale.

La revisione delle scandalose schede didattiche non è sufficiente. Andavano, e andrebbero, rimosse completamente. Ma la vicenda dimostra che, anche quando i numeri della politica sembrano darci torto, tenere la schiena dritta e alzare la voce mette in difficoltà i nemici della famiglia. Se non ci lasciamo intimidire e non pensiamo a priori che le battaglie siano già perse qualche volta potrebbe capitare anche di vincerle. Ma si deve continuare. Proprio a Torino sabato 29 marzo alle ore 16 le Sentinelle in piedi si prendono la storica Piazza Carignano per una delle loro veglie pacifiche e silenziose in difesa della libertà di opinione di tutti contro il disegno di legge liberticida sull’omofobia. Sarà importante esserci, e in tanti.


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