Un amore paziente e misericordioso
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di Massimo Introvigne08-04-2013 AA+A++

Il 7 aprile Papa Francesco nella Basilica di San Giovanni in Laterano, ha preso possesso della Cattedra di Vescovo di Roma. La celebrazione è avvenuta nella domenica della Divina Misericordia, una festa e un tema carissimi al Pontefice.
Anche il Vangelo del giorno, ha detto il Papa, ci mostra san Tommaso che «fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto, quello di Gesù, di Gesù Risorto».

Tommaso manca contro la fede, ma la risposta del Signore è «la pazienza: Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende». Tommaso si converte e si santifica perché alla fine si lascia «avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente».
Anche Pietro, che pure aveva rinnegato il Maestro tre volte, sperimenta questa pazienza, incontra «lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole gli dice: "Pietro, non avere paura della tua debolezza, confida in me"; e Pietro comprende, sente lo sguardo d’amore di Gesù e piange».

Ecco la lezione per noi: «non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio!». Questi episodi, come quello dei discepoli di Emmaus, ci rivelano «lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare».
È un tema che è già tornato più volte nel Magistero di Francesco: «Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci».

Un ulteriore esempio che il Papa ha voluto citare è il padre del figliol prodigo. «Aveva dimenticato il figlio? No, mai. É lì, lo vede da lontano, lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento: è sempre stato nel suo cuore come figlio, anche se lo aveva lasciato, anche se aveva sperperato tutto il patrimonio, cioè la sua libertà; il Padre con pazienza e amore, con speranza e misericordia non aveva smesso un attimo di pensare a lui, e appena lo vede ancora lontano gli corre incontro e lo abbraccia con tenerezza, la tenerezza di Dio, senza una parola di rimprovera: è tornato!».

Il Pontefice commenta con le parole del teologo italo-tedesco Romano Guardini, tante volte citato anche da Benedetto XVI: «Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza». Dio però non fa tutto da solo. «La pazienza di Dio deve trovare in noi il coraggio di ritornare a Lui, qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita». Il Papa cita san Bernardo: «Attraverso … le ferite [di Gesù] io posso succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia (cfr Dt 32,13), cioè gustare e sperimentare quanto è buono il Signore».

San Bernardo non fa appello ai nostri meriti: «mio merito è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti». E ancora afferma lo stesso santo: «Ma che dire se la coscienza mi morde per i molti peccati? "Dove è abbondato il peccato è sovrabbondata la grazia" (Rm 5,20)». Commenta Francesco: «Forse qualcuno potrebbe pensare: il mio peccato è così grande, la mia lontananza da Dio è come quella del figlio minore della parabola, la mia incredulità è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te, ti chiede solo il coraggio di andare a Lui».

Il mondo abbonda di proposte vane: ma noi «lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore. Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore». Dunque «lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti. Sentiremo la sua tenerezza, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore».

E, come aveva detto il Papa all'Angelus, lo annunceremo agli altri: «Abbiamo anche noi più coraggio di testimoniare la fede nel Cristo Risorto! Non dobbiamo avere paura di essere cristiani e di vivere da cristiani! Noi dobbiamo avere questo coraggio di andare e annunziare Cristo Risorto perché Lui è la nostra pace».


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