Una guida all'educazione parentale
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di Giuseppe Brienza26-02-2015 AA+A++

L'insoddisfazione verso l'istruzione scolastica istituzionale si fa sempre più diffusa, soprattutto quando  contraddice le convinzioni educative più intime dei genitori. Il caso dell'educazione gender è esemplare. Stiamo esagerando? Non proprio, almeno stando ai genitori che, anche in Italia, stanno aderendo all'«educazione parentale» o homeschooling (scuola familiare). Tale sistema, pienamente legittimo sulla base della legge e della Costituzione italiana, sconta però ancora oggi scarsa informazione e poca considerazione da parte delle autorità pubbliche. Vediamo perché.

COS’E’ L’EDUCAZIONE PARENTALE (HOMESCHOOLING)

Prima di tutto occorre specificare cosa si intende esattamente per “educazione parentale” (l’abbiamo già fatto sulla Nuova Bussola Quotidiana con l’intervista a Matthew Allen). Come si fa praticamente homeschooling? Gestendo autonomamente, da parte dei genitori o di gruppi di genitori eventualmente assistiti da uno o più tutor, l’istruzione dei propri figli, in armonia con i propri valori etico/culturali e religiosi e con la sensibilità degli stessi bambini. Gli homeschoolers non partecipano quindi in nessun modo al sistema scolastico istituzionalizzato, né statale né parificato, come è prevalentemente strutturato in Europa continentale a partire almeno dal 1700. Gli insegnanti delle cosiddette scuole pubbliche, infatti, vedono il loro lavoro sempre più burocratizzarsi, finendo spesso col ridurlo da una vera e propria “missione” ad un semplice impiego come tutti gli altri. L’insegnamento massificato richiede infatti agli alunni una istruzione prevalentemente nozionistica e tecnica, nonché un adattamento ad automatismi nel delicato processo di apprendimento. I ragazzi omologati in classi di 25-30 persone, sono infatti allenati alla rigidità mentale, e ad aspettare sempre dagli altri cosa dire o fare, inducendo quindi la maggior parte di loro a non desiderare altro che il suono di una campanella. Per questo i genitori che fanno “educazione parentale” ricorrono ad una educazione personalizzata, domestica e comunitaria, perché riconoscono e valorizzano le molte fonti di conoscenza e competenze presenti sia nell’ambiente familiare sia in quello circostante la famiglia. Con la necessaria flessibilità queste risorse possono essere riconosciute, stimolate, integrate ed utilizzate a pieno per l'istruzione dei bambini e dei ragazzi. Senza orari e registri. 

L’HOMESCHOOLING IN ITALIA, OGGI

Il diritto all’homeschooling, oltre che dagli articoli 14 e 33 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, trae fondamento anche dall’articolo 118 della Costituzione italiana, il quale ha costituzionalizzato nel nostro ordinamento il principio della “sussidiarietà orizzontale”. Il decreto legislativo n. 76, approvato il 15 aprile 2005 dal secondo Governo Berlusconi (Ministro dell’istruzione era Letizia Moratti), ha quindi sancito definitivamente l’ingresso dell’homeschooling nel sistema scolastico italiano stabilendo, all’articolo 1, comma 4, che «I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all'istruzione dei propri figli, ai fini dell'esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli».

Tramite la scuola familiare, quindi, i genitori devono:

— attestare di possedere i mezzi e le competenze necessarie allo svolgimento “in proprio” dell’istruzione obbligatoria;
— comunicare per iscritto alla Direzione didattica di appartenenza la loro decisione di ricorrere all’homeschooling;
— presentare il proprio figlio agli esami di Stato, previa formale domanda di ammissione agli stessi corredata del programma svolto, se vogliono iscrivere il figlio alla scuola pubblica l’anno successivo.

Per orientare e supportare le famiglie che scelgono l’homeschooling, esistono oggi in Italia diverse iniziative. Opera già dal 2002 una “Rete Italiana Scuola Familiare”, alla quale si è successivamente affiancata l’attività del portale “Informagiovani”, gestito da centri comunali e provinciali presenti in quasi tutte le città d’Italia, che dedicano una sezione di attività e documentazione espressamente all’educazione parentale. 

 

“CONTROSCUOLA”: IL LIBRO

Ai tanti libri che, in ambito anglosassone, stanno negli ultimi decenni apportando analisi sempre più documentate ed argomenti convincenti in favore della scuola familiare, si è aggiuto recentemente in Italia il primo “manuale” dell'educazione parentale. S’intitola Homeschooling. L'educazione parentale in Italia (s.i.p., Pavia 2014, pp. 160, €18.00), scritto da un’ex insegnante, Erika Di Martino, madre di quattro figli che non ha mai mandato a scuola fuori di casa. Da oltre dieci anni si occupa di educazione e homeschooling, avendo fondato il network www.educazioneparentale.org. Laureata in lingue, oltre che personalmente homeschooler, a trent’anni ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi alla diffusione dello stile di genitorialità ad alto contatto tramite il suo lavoro di consulente personale e organizzatrice di convegni. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche e ha partecipato a diverse trasmissioni televisive ed eventi, spiegando a milioni di persone come si possa istruire i propri figli al di fuori del sistema scolastico tradizionale.

In Homeschooling. L’educazione parentale in Italia, spiega il perché sono spesso infondati i timori di quei genitori che, di fronte ai loro figli, si trovano bloccati dalla scelta secca fra la delega in bianco alla macchina scolastica e l’isolamento totale. Il confronto fra le famiglie interessate alla scuola familiare, secondo la Di Martino, è molto importante per rendere meno minacciosa questa scelta, così come è fondamentale un rapporto di mutua solidarietà fra le famiglie che scelgono di fare scuola familiare. «Ogni bambino racchiude in sé le potenzialità di un genio e la sua curiosità va accesa e alimentata», scrive nell’Introduzione del suo libro ma, «nel Paese della Montessori, di Gianni Rodari, di Danilo Dolci e di Don Milani», la scuola “pubblica” rimane purtroppo «un ambiente inquinato che costringe le loro menti, spesso maldisposte ed estraniate, ad applicarsi a nozioni che non suscitano il minimo interesse» (op. cit. pp. 6-7).

Secondo quanto riportato dal portale “Controscuola.it”, che è un’altra iniziativa intrapresa dalla Di Martino ed altri homeschooler, i ragazzi educati “in casa” negli Stati Uniti sarebbero oggi all’incirca 2 milioni, 70 mila in Inghilterra, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia e 2 mila in Spagna. Per quanto riguarda l’Italia non si hanno statistiche ufficiali o definitive ma, stando alle stime, le famiglie che scelgono di fare homeschooling e rifiutano la scuola istituzionalizzata sono all’incirca un migliaio. La delega in bianco alla “macchina scolastica”, quindi, è ancora molto elevata, anche se l’educazione parentale è in continua crescita. Gli insuccessi ed abbandoni scolastici dalla scuola “pubblica”, però, sono sempre in agguato e, con un lavoro associativo e degli enti pubblici, il fenomeno potrebbe crescere molto in fretta.


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