Unioni civili, tutto rinviato di una settimana
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di Riccardo Cascioli17-02-2016 AA+A++

Senato

 

Aggiornamento ore 13:

L'esame in Senato del ddl Cirinnà slitta al 24 febbraio. Lo ha deciso stamattina la conferenza dei capigruppo, convocati dal presidente del Senato Pietro Grasso su richiesta del capogruppo Pd Luigi Zanda, dopo le vicende della giornata di ieri che hanno visto bloccare il "super-canguro" ad opera del Movimento 5 Stelle. In questa settimana che separa dal nuovo affronto del Cirinnà il Pd tenterà ovviamente di trovare un accordo, magari con il Ncd. Torna d'attualità la possibilità che venga stralciato l'articolo sulla stepchild adoption, ma la senatrice cattodem Rosa Maria Di Giorgi non esclude la possibilità che si ricominci dalla Commissione, passaggio che era stato saltato provocando il ricorso alla Corte Costituzionale di una cinquantina di senatori.

 

Alla fine il canguro è andato di traverso al Pd e ieri sera in Senato la votazione sugli emendamenti al ddl Cirinnà sulle unioni civili è stata sospesa, al termine di una giornata convulsa.

Il tema del giorno era quello degli emendamenti, con il tentativo di trovare in extremis un accordo tra Pd da una parte, Lega e Ncd dall’altra. Sul piatto della bilancia ci sono da una parte gli oltre 5mila emendamenti presentati (in massima parte dalla Lega) e dall’altra il maxi emendamento Marcucci (Pd), detto anche super-canguro, che taglierebbe fuori tutti gli altri emendamenti. Il canguro è infatti un emendamento che riprende i contenuti principali della proposta di legge e, se approvato, renderebbe improponibili automaticamente tutti gli altri emendamenti di segno contrario. 

Il Pd, determinato ad approvare il Cirinnà in tempi rapidi, vuole saltare gli emendamenti della Lega, ritenuti una forma di ostruzionismo. La Lega chiede in cambio il ritiro del “canguro” per consentire un reale dibattito in aula. Ma la fiducia tra le parti è tale che l’accordo non si trova e nel pomeriggio inizia la seduta in Aula che pare già segnata. Ma accadono due fatti che cambiano i, corso degli eventi.

All’inizio della seduta pomeridiana la Lega annuncia il ritiro “unilaterale” di 4500 emendamenti: una sfida lanciata al Pd, per costringerlo a ritirare il canguro. E tra le fila del partito di maggioranza si alza la tensione, perché i cattolici del partito sono contrari al canguro e si scontrano con il resto del partito. Alla fine il Pd decide di andare avanti ma il malumore dei cattodem è evidente. Senonché accade il secondo fatto decisivo: i grillini annunciano il voto contrario al canguro, e a quel punto il Pd è con le spalle al muro, non ci sono i voti per farlo passare. Momenti di panico, sono le 19 e interviene Sel chiedendo la sospensione dei lavori. Dure le reazioni del Pd nei confronti dei grillini, ma per il Movimento 5 Stelle più che la voglia matta di fare un dispetto a Renzi può aver contato la necessità di essere coerenti, visti i precedenti in cui hanno fatto fuoco e fiamme quando la maggioranza di governo ha presentato in passato altri “canguri”. La seduta riprende dunque oggi e forse anche la notte sarà stata usata per trovare una soluzione.

A questo punto la situazione si presenta incerta. Ufficialmente il Pd non ritira il canguro, ma una votazione in queste condizioni si risolverebbe in una brutta sconfitta. E a quel punto si aprirebbe la discussione sui circa 500 emendamenti rimasti in vita. Non è però escluso che le ore di ripensamento tra la notte e il mattino non producano qualche altro colpo di scena. Data la situazione, è ancora più irritante la strategia del Ncd di Angiolino Alfano, che ora avrebbe un’occasione chiarissima per far finire il ddl Cirinnà sul binario morto, come la piazza del Family Day invoca, e invece è lì preoccupato soprattutto di mantenere in vita il governo. E per il ddl chiede soltanto lo stralcio dell’adozione del figliastro.

Resta una considerazione: l’accanita determinazione con cui il Pd (e Renzi) e la lobby Lgbt vogliono portare a casa il risultato di una legge sulle unioni civili, sta mettendo in evidenza la deriva totalitaria che stiamo vivendo: per ottenere il fine ogni mezzo sembra valere, soprattutto tappare la bocca a chi si oppone. 

In Parlamento si è calpestata la Costituzione pur di arrivare velocemente all’obiettivo e, scandalosamente, il presidente del Senato è giocatore protagonista in questa contesa, permettendo le necessarie violazioni del regolamento. 

Fuori del Parlamento, fioccano le intimidazioni nei confronti delle voci libere: ne sono prova gli attacchi hacker al nostro sito come ad altri che più hanno sostenuto il Family Day, e negli ultimi giorni il sistematico attacco a Radio Maria culminato con il caso di presunte violenze falsamento montato dalle Iene (Italia 1). In un servizio hanno accusato i volontari di Radio Maria di averli picchiati davanti alla sede dell’emittente nel tentativo di intervistare padre Livio Fanzaga. In realtà le telecamere di Radio Maria hanno filmato tutta la scena mostrando chiaramente che non c’è stata alcuna aggressione né alcuno è stato picchiato (il filmato si può vedere sul sito della radio), c’è stato soltanto il respingimento di un tentativo di irruzione in locali privati. Un caso inventato, di una gravità inaudita, ma per cui – siamo certi – non ci sarà alcun intervento da parte di nessuna autorità né ordine professionale. Nessuno osa neanche lontanamente contraddire l’intollerante lobby Lgbt.


25
Giu
San Massimo di Torino


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Quanti tra i fedeli, i parroci o i vescovi sono consapevoli dell’aggressione, non soltanto fisica, ma anche culturale, a ciò che resta della civiltà cristiana? Molto pochi. La Nuova BQ pubblica ora un libro di Marta Petrosillo che spiega le dimensioni della tragedia.

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(Giovanni 20, 1-9)


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