Vaticano massone, verità e leggende
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di Massimo Introvigne21-05-2013 AA+A++

Qualche anno fa un importante cardinale italiano, incontrato a un convegno, mi disse: «Lo sa, professore? Mi è appena arrivata una busta anonima con una lista di cattolici massoni, c’era anche il suo nome». Gli risposi, ed era tutto vero: «Ma che strana coincidenza. È arrivata anche a me in una busta anonima una lista di cardinali massoni. C’era anche lei».

L’aneddoto mi torna in mente leggendo «Vaticano massone. Logge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di Papa Francesco», appena pubblicato da Piemme e di cui sono autori Giacomo Galeazzi – vaticanista de «La Stampa» e buon conoscitore di tanti, forse perfino di troppi, ambienti romani – e Ferruccio Pinotti, un giornalista noto per l’avversione militante all’Opus Dei e a Comunione e Liberazione, che ritorna puntualmente nel libro.

Al di là delle intenzioni degli autori, il volume è suscettibile, con la sua overdose d’informazioni, di fare danni e creare confusione. Sono infatti affastellati ritagli di giornali, documenti, interviste senza che il lettore sia messo in grado di costruirsi una gerarchia delle fonti, di capire chi è autorevole, chi lo è meno, e chi è un semplice cialtrone.
Si dà voce a importanti dirigenti della massoneria, ma anche uno spazio eccessivo al leader del Grande Oriente Democratico – un piccolo movimento di opposizione «da sinistra» alla dirigenza della più grande organizzazione massonica italiana, il Grande Oriente d’Italia – il quale, su questioni delicatissime, risponde alle domande degli autori sulla base di ritagli dei suoi giornali preferiti, «Il Fatto» e «Repubblica».

E si prende sul serio – insieme alle vecchie e screditate calunnie che vorrebbero coinvolgere Papa Francesco in crimini della dittatura militare argentina – perfino Leo Zagami, un ex massone noto anche al di fuori del nostro Paese per la sua inesauribile capacità d’inventarsi complotti fantastici.
Anche tra i cattolici, si sentono certamente persone qualificate, anche se talora un po’ imprudenti con i giornalisti, come il vescovo di Mazara del Vallo mons. Domenico Mogavero, che profitta dell’intervista per criticare Benedetto XVI per la liberalizzazione della Messa tradizionale. E che dire degli anonimi? C’è una lunga intervista a «un alto esponente della Compagnia di Gesù», tale padre R.T., che propone in tema massonico «la classificazione del professor Introvigne, ritenuto uno dei maggiori esperti italiani di massoneria» – deve piacergli molto, visto che copia e incolla scritti miei per diverse pagine – ma poi, come tanti altri, cita una frase «luciferiana» attribuita al dirigente massonico americano Albert Pike (1809-1891) secondo cui «sì, Lucifero è Dio e sfortunatamente anche YHWH [il Dio dei cristiani] è Dio». Non sa – eppure si dichiara mia lettore – che questo discorso di Pike è un falso, fornito al giornalista cattolico francese Abel Clarin de la Rive (1855-1914), che lo pubblicò per primo, da quel grande provocatore e fabbricante di documenti falsi sulla massoneria che fu Léo Taxil (1854-1907).

Il lettore non specializzato rischia dunque di prendere tutti sul serio, senza fare differenze tra testimoni seri e altri inclini alle bufale. Mettendo un po’ di ordine, possiamo dire che il libro racconta due storie che s’intrecciano.
La prima riguarda il ruolo della massoneria in Italia, su cui da anni esistono due narrative conflittuali, che gli autori cercano – e non è facile – di tenere insieme. La prima nasce nel vecchio Partito Comunista Italiano e continua a essere proposta da giornalisti e magistrati di sinistra. Racconta di come gli Stati Uniti, dopo il 1945, individuarono e finanziarono tre forze per impedire che i comunisti andassero al potere in Italia: la Chiesa, con la Democrazia Cristiana, la massoneria e la criminalità organizzata, con ciò favorendo la loro collaborazione.
La seconda narrativa, più diffusa tra i cattolici, presenta la massoneria come intenta soprattutto a imporre il relativismo e i suoi frutti – dal divorzio all’aborto – collaborando con tutte le forze «progressiste», comunisti compresi.

La seconda narrativa è certamente vera. La prima, di solito presentata con esagerazioni, include qualche verità parziale, e il libro offre ricostruzioni talora – ma non sempre – attendibili su collaborazioni di obbedienze massoniche, peraltro lontane dalle «grandi» organizzazioni, con la mafia e la ’ndrangheta, in cui sono stati talora coinvolti all’insegna dei «buoni affari» singoli esponenti politici cattolici e anche qualche sacerdote, che di sicuro non rappresentano «la Chiesa». Il libro insiste su vicende, peraltro note, dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, una banca di proprietà della Santa Sede che in passato ha certamente collaborato con finanzieri spericolati, alcuni dei quali massoni.

La Santa Sede è oggi consapevole della necessità di mettere ordine: ma in un’intervista finale che brilla per il suo buon senso Ettore Gotti Tedeschi – ex presidente dello Ior, coinvolto direttamente in queste vicende – invita giustamente a distinguere fra gli abusi e il fatto ovvio che la Chiesa Cattolica, con il suo miliardo e duecento milioni di fedeli in tutto il mondo, deve necessariamente gestire il denaro destinato a far funzionare diocesi, missioni, chiese, con una sua organizzazione che interagisce con le istituzioni finanziarie internazionali, dove certo s’incontrano anche massoni.

La seconda storia che il libro racconta è quella dei rapporti con la massoneria della Chiesa. È un suo merito tenere fermo – contro l’ambiguità con cui tanti massoni, e anche qualche ecclesiastico, riferiscono talora questo dato – che la legge vigente della Chiesa è contenuta nella «Dichiarazione sulla massoneria» del 1983 della Congregazione per la dottrina della fede, la quale ribadisce che i cattolici che appartengono a qualunque associazione massonica, cui l’iscrizione rimane assolutamente vietata, «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

A fronte di questa chiarissima disposizione il libro descrive due diversi percorsi «alternativi». Il primo è quello dei sacerdoti che hanno chiesto – senza ottenerla – una revisione della normativa: per ingenuità, come il cardinale Silvio Oddi (1910-2001) il quale – anziano e in pensione – s’indusse a firmare con l’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia una supplica in tal senso al Papa, che il libro riproduce; oppure per condivisione ideologica di almeno alcune idee della massoneria, come nel caso del sacerdote paolino Rosario Esposito (1921-2009).
Il secondo percorso è quello di ecclesiastici che, senza chiedere pubblicamente un cambiamento della posizione della Chiesa e violando il diritto canonico, si affiliano in segreto alla massoneria.
Se ne parla non da anni ma da secoli, coinvolgendo anche vescovi e cardinali.
L’annoso problema delle liste di presunti vescovi e cardinali massoni che appaiono periodicamente qua e là riporta, in fondo, al difetto centrale di un libro dove troppi aneddoti – veri, verosimili o falsi – rischiano di non far vedere l’essenziale del problema.

Oggi esistono programmi di computer con cui un bravo tecnico è in grado di produrre con poco sforzo tessere e liste su carte intestate massoniche che sembrano proprio vere, accusando facilmente chiunque di essere massone, vescovi, cardinali e Papi compresi. Questo toglie credibilità – e forse anche interesse – alla caccia alle liste.
La questione è diversa. L’essenza dell’ideologia massonica è il relativismo, con le sue conseguenze politiche che portano spesso obbedienze massoniche a favorire leggi sull’aborto, l’eutanasia, le unioni omosessuali. Quando si sente dire che un ecclesiastico o un esponente politico cattolico è massone la domanda dovrebbe essere: ha idee relativiste? È abortista, incline all’eutanasia, favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali?

Se la risposta è sì, è almeno – secondo l’espressione usata nel libro dall’attuale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia – un «massone senza tessera», un compagno di viaggio della massoneria, e la questione della tessera diventa secondaria.
Se la risposta è no, se l’ecclesiastico o il cattolico accusato si oppone apertamente al relativismo e alle sue conseguenze, allora si ha ogni ragione di concludere che le accuse di appartenenza alla massoneria sono calunnie.
Il vero problema non sono le liste e le tessere. È – per usare l’espressione di Benedetto XVI che Papa Francesco ha prontamente ripreso nel suo discorso al Corpo Diplomatico del 22 marzo scorso – la «dittatura del relativismo». Che è poi, liste o non liste, la dittatura della mentalità massonica nel nostro tempo.


1
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