Vendita di feti abortiti, nuove cronache dall’orrore
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di Tommaso Scandroglio22-02-2016 AA+A++

L’International Planned Parenthood Federation of America (Ippfa), una delle maggiori fabbriche di aborto del mondo, la scorsa estate era finita nell’occhio del ciclone perché il Center for Medical Progress, un’organizzazione pro-life, aveva documentato tramite un video come l’Ippfa vendesse parti anatomiche e tessuti di bambini abortiti.

Incriminata più volte da più giudici finora se l’è cavata sempre. La strategia difensiva è stata quella di sostenere che non si trattava di compravendita di materiale umano, bensì di donazioni per la ricerca con l’aggiunta di qualche insignificante rimborso spese. Per Planned Parenthood però i guai maggiori potrebbero venire dal Congresso. I Repubblicani, infatti, dallo scorso agosto e a più riprese hanno chiesto – per ora senza risultati – che il governo non finanziasse più questa organizzazione, la quale campa grazie soprattutto ai fondi governativi che costituiscono il 41% dei suoi introiti, pari a 1,3 miliardi di dollari. Obama non sembra per nulla propenso a tagliare i fondi, nonostante molti Stati invece abbiano preso la decisione opposta chiudendo i rubinetti delle casse pubbliche a cui si abbeveravano gli abortisti di Ippf.

Un’altra spina che il Congresso ha deciso di mettere nel fianco di Planned Parenthood è stata l’istituzione del Select Investigative Panel on Infant Lives, una Commissione parlamentare costituita ad hoc per investigare sullo scandalo dei feti abortiti e poi venduti. Lo scorso 11 febbraio la commissione ha reso noto che ha emanato tre mandati di comparizione per altrettante aziende o centri di ricerca colluse con l’Ippfa. Tra queste c’è la StemExpress, l’azienda che ha aiutato Planned Parenthood ad estrarre organi e tessuti dai feti. Un ex dipendente della StemExpress ha raccontato che in un caso ad un feto è stato riattivato il cuore al fine di espiantargli il cervello. Tra i clienti di questa azienda che hanno pagato migliaia di dollari per avere tessuto fetale ci sono anche gli Istituti Nazionali di Sanità che fanno capo al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani. StemExpress ha prontamente rotto ogni rapporto con Planned fin dall’agosto scorso.

Altri due enti finiti sotto la lente di ingrandimento della Commissione di inchiesta sono l’Università del New Mexico e la clinica abortiva Southwestern Women’s. Le indagini hanno messo in luce che il Dipartimento di Scienze della Salute dell’università aveva contatti con questa clinica per l’approvvigionamento di tessuti fetali. Per alcune sperimentazioni i feti con età gestazionale più matura sono i più ricercati perché più completi e più sviluppati. Non è un caso che nella Southwestern Women’s operi il dottor Curtis Boyd, uno dei pochi medici negli USA disposti ad effettuare aborti negli ultimi tre mesi di gestazione. Si sospetta che il Boyd pratichi anche l’aborto a nascita parziale, tecnica abortiva illegale che prevede – come ricorda un documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia – «un parto intravaginale parziale del feto vivente, seguito da un'aspirazione del contenuto cerebrale prima di completare il parto». 

La Commissione del Congresso aveva invitato questi tre enti a collaborare spontaneamente. Invito caduto nel vuoto. La conseguenza è stata quella di emanare un atto di citazione a loro carico per obbligarli ad aprire schedari e computer. «Evitando di collaborare apertamente con la nostra indagine», ha reso noto il presidente del Commissione, la repubblicana Marsha Blackburn, «queste organizzazioni hanno costretto la nostra Commissione ad ottenere, tramite citazione, questi documenti al fine di acquisire informazioni che sono di vitale importanza per il completamento del nostro lavoro». Il braccio di ferro tra Partito Repubblicano e amministrazione Obama sul caso Planned Parenthood continua.

 

 

 

 


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