Via da qui quella scandalosa Ave Maria!
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di Lorenzo Bertocchi25-06-2014 AA+A++

Un prete molto attento alle periferie esistenziali, don Oreste Benzi, nel lontano 1999 era su quel marciapiede a pregare per implorare misericordia per il delitto dell'aborto. Da allora la Comunità Papa Giovanni XXIII non ha mai fatto mancare un rosario recitato davanti al policlinico S.Orsola di Bologna, ma da circa un mese quel marciapiede e quella preghiera sono diventati oggetto del contendere. I numeri dicono che a Bologna sono circa 3.000 aborti all'anno; per don Oreste, ogni aborto “provoca due vittime: una mortalmente, l'altra per sempre”. Con questa convinzione da quindici anni, ininterrottamente, alle 7 di ogni martedì, quando si effettuano “le interruzioni volontarie di gravidanza”, c'è la preghiera.

Si tratta di una preghiera “per la vita”, recitata da fedeli, che però vuole ricordare che “la tutela della vita umana nascente non è una questione religiosa. E' una questione sociale, di tutela dei diritti umani, di rispetto della persona nella fase di maggior debolezza”. Quindi è una forma di difesa, e una denuncia,  fatta non soltanto in nome della fede, ma anche della libertà di pensiero laicamente intesa.

Questo hanno scritto quelli della Papa Giovanni XXIII in una lettera che hanno consegnato ai partecipanti due settimane fa, dopo che da circa un mese si sono trovati davanti dei manifestanti che hanno a cuore altri “diritti” e altre “libertà”. Il coordinamento “Io decido Bologna”, nato proprio per contrastare il rosario per la vita, è per la “libera scelta della donna” e intende dire basta a “gruppi di preghiera e molestie” davanti all'ospedale.

Anche ieri, martedì 24 giugno, “Io decido” ha disturbato la preghiera a colpi di slogan, cantando “Bella Ciao!” e altri pezzi del repertorio. Circa una quarantina gli oranti e una trentina quelli del coordinamento. “Andate via, andate nelle Chiese!”, “Via, via l'Ave Maria!”, così sono stati accolti i membri della Papa Giovanni XXIII, secondo cliché triti e ritriti. La cosa più triste sono state le “controlitanie” recitate da una “devota” manifestante, per il resto molta tensione, nessuno scontro. Oltre a “Io decido”, l'altra sigla presente risulta essere quella delle “Mujeres libre” che, almeno nel nome, si ispira all'omonimo movimento spagnolo che sta contrastando la riforma della legge sull'aborto nella penisola iberica.

Dentro al coordinamento “Io decido” fa la parte del leone la Cgil che, in ottimo stile politicamente corretto, dice  che “nessuno lede il loro diritto alla preghiera, ma lo esercitino nelle sedi opportune. Le donne che devono ricorrere all’interruzione di gravidanza si trovano in una situazione delicata, non devono esserci pressioni psicologiche». Queste le parole del responsabile Cgil funzione pubblica del policlinico, che mostra di aver imparato bene la lezione sull'importanza di cacciare nelle sacrestie ogni manifestazioni pubblica della fede, un'idea piuttosto strana di libertà religiosa. Lo stesso sindacato ha inviato una mail a tutti i dipendenti del policlinico perchè si uniscano alla contromanifestazione per “sfrattare” quelli della Papa Giovanni XXIII e vorrebbe organizzare un assemblea pubblica per risolvere il “problema”. La consigliera comunale Valentina Castaldini, in quota Ncd, ha commentato su Twitter: “A breve ci gasano. Tranquilli.”

Il PD, per bocca della coordinatrice Donne PD Bologna, ha mandato segnali di preoccupazione che però assomigliano molto a segnali di fumo per “Io decido”. La «preoccupazione» - dichiara Federica Mazzoni - «che nessuna donna debba subire alcun tipo di pressione fuori dal Sant’Orsola di Bologna.”

Chi ha partecipato alla preghiera in questi quindici anni dice che non si è mai impedito il passaggio ad altri, non si fa volantinaggio, non proclami, nè alcuna azione intenzionale di disturbo rivolta a chicchessia. Semplicemente, dicono alla Papa Giovanni, dopo aver fatto tutto il possibile per aiutare mamma e bambino (dal numero verde, fino all'accoglienza e alla ricerca di risorse), fedeli alla loro vocazione, vogliono accompagnare fino all'ultimo l'esistenza di questi piccoli, spesso dimenticati da tutti. Questa sarebbe la terribile azione di “pressione psicologica”.

A proposito di pressioni, invece, sarebbe interessante approfondire quello che sta accadendo un po' in tutta Italia alle Sentinelle in piedi o alla Manif pour tous. Siena, Modena, Trento, Lecce, sono tutti casi recenti in cui cittadini che vanno in piazza per manifestare, in modo silenzioso e civile, contro leggi liberticide subiscono “pressioni” contro la loro libertà di pensiero. Lunedì sera anche a Bologna c'è stata una Manif pour tous in modalità sentinelle che, nella centralissima Piazza Re Enzo, ha visto raccogliersi circa un centinaio di veglianti. Fortunatamente nessun contromanifestante, anche se questa assenza in una città come Bologna somiglia di più ad una strategia dell'indifferenza, piuttosto che un rispetto per questo tipo di manifestazione. Staremo a vedere, di certo quello che accade davanti al policlinico S.Orsola non promette nulla di buono.


28
Ago
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