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Atei e massoni travestiti da francescani

La rivista “MicroMega”, insieme al “popolo viola”, ha organizzato una manifestazione alla quale hanno preso parte militanti di Sel e di Rivoluzione Civile, per chiedere “legalità” e l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, leader del Pdl.

Paolo Flore D'Arcais

La rivista “MicroMega”, insieme al “popolo viola”, ha organizzato una manifestazione alla quale hanno preso parte militanti di Sel e di Rivoluzione Civile, a Roma, Milano e Genova, per chiedere “legalità” e l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, obiettivo sul quale sono state raccolte 230mila firme.
“E’ la manifestazione più 'francescana' che ci sia mai stata nella storia del Paese – dice Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega - mentre nell'altra piazza, quella di Berlusconi, c'è il raduno dell'opulenza in odio ai magistrati ed alla Costituzione".

Nel corso della manifestazione di Genova, è intervenuto don Paolo Farinella, autore del romanzo “Habemus Papam. La leggenda del Papa che abolì il Vaticano” (Gabrielli editori), che narra - dice la pubblicità – “un utopico papato modellato sulla figura di Francesco d’Assisi e racconta con passione il sogno di una rivoluzione possibile e auspicata. L’autore è convinto che Papa Francesco I sarà inevitabile ed ineluttabile”.
In nome di San Francesco d’Assisi – si fa per dire – don Farinella ha dichiarato: “Molti istituti di ricerca dicono che il partito proprietà di Berlusconi aumenta nei sondaggi e la responsabilità è di tanti, è di Bersani e adesso anche di Grillo, perché dovrebbero guardare agli interessi del paese e non soltanto ai propri interessi di parte. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire che Berlusconi è un delinquente, è un immorale non per la vita sessuale che fa, ma per quello che è, per le scelte che ha fatto per sè contro l'Italia".

Mettendo tra parentesi il problema dei sacerdoti che dicono e fanno ogni genere di cose, senza che i rispettivi vescovi abbiano alcunché da obiettare, c’è da sottolineare che lo stereotipo di San Francesco, da due settimane, fa gola a tanti. Ai massoni del Grande Oriente d’Italia ad esempio, che dopo l’elezione di papa Bergoglio, per bocca del Gran Maestro Gustavo Raffi, dichiarano: “Uomo dei poveri e lontano dalla Curia. Fraternità e voglia di dialogo le sue prime parole concrete: forse nella Chiesa nulla sarà più come prima. Il nostro auspicio è che il pontificato di Francesco (...) possa segnare il ritorno della Chiesa-Parola rispetto alla Chiesa-istituzione, promuovendo un confronto aperto con il mondo contemporaneo, con credenti e non, secondo la primavera del Vaticano II. ll gesuita che è vicino agli ultimi della storia - prosegue Raffi - ha la grande occasione per mostrare al mondo il volto di una Chiesa che deve recuperare l'annuncio di una nuova umanità, non il peso di un'istituzione che si arrocca a difesa dei propri privilegi. (...) La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca, lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la Massoneria che, come insegna l'esperienza dell'America Latina, lavora per il bene e il progresso dell'umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni. E' questa la 'fumata bianca' che aspettiamo dalla Chiesa del nostro tempo".

A quello della massoneria, si aggiunge il giudizio di Marco Pannella: “Noi siamo stati quelli che abbiamo cominciato, nel periodo contemporaneo, ad auspicare un Giovanni XXIV o Francesco I o cose di questo genere. Qualsiasi persona semplice o comune, se si dice che Francesco è anche protettore dell’Italia, riflette sul fatto che ci sono stati centinaia di Papi e nessuno si è chiamato Francesco. Io credo che questo Papa, conoscendo questo interrogativo da persona comune, a un certo punto invece di essere paralizzato da intellettuale, ha battuto il “totem e poi il tabù” di chiamarsi Francesco, “a questo punto ha realizzato dicendo: in fondo è vero. Il fatto che mai in questi secoli ci siamo richiamati onorandolo a Francesco per il nome di un Papa…”.

Ancora, Eugenio Scalfari nei suoi editoriali su “Repubblica” rivendica di aver auspicato il nome Francesco, in nome del rinnovamento della Chiesa, e detta l’agenda al Papa “francescano”, come ha cercato di fare ad una caterva di leader della Prima e della Seconda Repubblica, quasi sempre – per fortuna – senza azzeccarci mai.
Sul suo blog, Beppe Grillo, scrive: “Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un Movimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti. I ragazzi del M5S a Cesena nel 2010, si autodefinirono i ‘pazzi della democrazia’, così come i francescani erano detti i ‘pazzi di Dio’. Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S. C’è qualcosa di nuovo in questa primavera 2013, un terremoto dolce.
Il nome Francesco scelto da papa Bergoglio, un gesuita di mamma genovese, è già molto, per ora mi può bastare, poi si vedrà. E’ il primo papa “low cost”.

Per Massimo Cacciari, il cui ultimo libro s’intitola “Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto”, è gioco facile dire: “E' un segno fortissimo. È il primo papa che sceglie di chiamarsi Francesco. Nemmeno i papi francescani l’avevano mai fatto. Il santo di Assisi è l’imitatore di Cristo, l’unico santo stigmatizzato. Era come chiamarsi Gesù”. "Dicevo proprio ieri che mi sarebbe piaciuto che il nuovo Papa si chiamasse Francesco", commenta Dario Fo, "e ora sarebbe bello se Bergoglio si ispirasse al vero San Francesco".
Già, ma qual è il vero San Francesco? Quello che dicono di conoscere i massoni e gli atei alla Dario Fo, con tutto il rispetto e la speranza della loro conversione o quello della rivista “Micromega”, che in buona compagnia, fomenta l’odio contro una parte politica? Forse sarà il caso di dare una ripassatina alla storia, invece di farsi ognuno un San Francesco a propria misura.