• L’ESITO DELLE URNE

Bardi presidente, Basilicata al centrodestra

La Basilicata conferma il trend nazionale e premia il centrodestra, che vince con Vito Bardi e lancia l’opa nazionale in vista delle elezioni europee di maggio. Il centrosinistra si piazza al secondo posto, mentre si registra un’altra debacle dei Cinque Stelle, con Di Maio che nelle prossime ore dovrà parare i colpi dell’opposizione interna.

La Basilicata conferma il trend nazionale e premia il centrodestra, che conquista anche questa regione del sud e lancia l’opa nazionale in vista delle elezioni europee del 26 maggio prossimo. Ora le regioni amministrate dal centrodestra in Italia sono 11 su 20.

Il centrosinistra, che ha amministrato per decenni la Lucania, arriva secondo, staccato di circa 8 punti dal vincitore, e passa all’opposizione, pagando anche gli scandali che hanno investito l’ultima giunta guidata da Marcello Pittella, finito in manette per l’inchiesta sulle raccomandazioni nel settore della sanità.

Ma i segnali che arrivano dalle urne lucane sono molteplici. Anzitutto l’affluenza alle urne, che alle precedenti regionali era rimasta al di sotto del 50% e che ieri è stata superiore a quella soglia (53,58% su base regionale e addirittura 68,79% nel capoluogo Potenza) nonostante nel 2013 si fosse votato sia di domenica che di lunedì, il che conferma un risveglio partecipativo. La gente lì non votava con passione perché rassegnata alla “monarchia” comunista e post-comunista, mentre ieri ha intravisto una possibilità di cambiamento e si è recata con maggiore convinzione ai seggi. Erano 573.970 gli elettori chiamati al voto in 681 sezioni. I seggi per eleggere il presidente della Regione e i 20 componenti del consiglio regionale (13 in provincia di Potenza e sette in quella di Matera) hanno aperto alle 7 e si sono chiusi alle 23.

Quattro i candidati alla presidenza. Candidato governatore per il Movimento 5 Stelle era Antonio Mattia, 47 anni, ex Forza Italia, laureato in giurisprudenza e gestore di un centro ludico-ricreativo per bambini e famiglie a Potenza. In corsa per il centrodestra c’era l'ex generale della Guardia di finanza Vito Bardi, sessantottenne potentino d'origine e napoletano di residenza. Sotto le insegne del centrosinistra c'era Carlo Trerotola, 61 anni, farmacista di Potenza, mentre Valerio Tramutoli, anche lui sessantunenne, sempre di  Potenza e docente di fisica all'Università della Basilicata, era appoggiato dalla sola lista “Basilicata possibile”.

Bardi, che ha trascorso la mattinata di ieri a Matera per poi spostarsi a Potenza, non ha potuto votare perché formalmente non risiede in Basilicata e non è stato perfezionato il cambio di residenza per ragioni tecniche di tempistica burocratica. Nonostante questa anomalia, Bardi è diventato presidente della Regione. È stato scelto da Silvio Berlusconi, con il gradimento di Matteo Salvini e Giorgia Meloni e sarà il primo governatore di centrodestra della Regione Basilicata. Lo sfidante del centrosinistra, Trerotola, ha annunciato che farà opposizione.

Il secondo dato è che il centrodestra conquista una vittoria storica nella regione più ricca di petrolio ma lo fa con la tradizionale formula Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia più altre due liste di contorno. È la riprova che il Carroccio da solo non vince e che ha bisogno comunque di coalizzarsi con gli altri partiti dell’alleanza.

Altro segnale, peraltro ampiamente previsto, è l’ennesima debacle dei Cinque Stelle, che sono molto più vicini al 13% delle regionali scorse (raccolgono il 20%) e molto più lontani dal 44% raccolto in Basilicata alle politiche dell’anno scorso.

Quarto elemento di riflessione che emerge dalle urne lucane è la sostanziale tenuta del centrosinistra che, pur perdendo dopo quasi trent’anni la guida della Basilicata, raccoglie un consenso più ampio di quello registrato in altre regioni.

Ora bisognerà valutare i riflessi di questo voto sulla tenuta degli equilibri nazionali. Fra due mesi si vota anche per le europee e per le regionali in Piemonte, e sarà probabilmente quello lo snodo fondamentale per la legislatura. C’è chi pronostica che in caso di exploit leghista sarà proprio Matteo Salvini a staccare la spina al governo e a provocare il ritorno anticipato alle urne nazionali, ma si tratta di congetture che dovranno fare i conti con tantissime variabili.

Certo è che l’agonia dei 5 Stelle sembra senza fine e Luigi Di Maio dovrà nelle prossime ore parare i colpi dell’opposizione interna che sotterraneamente ne chiede la rimozione dalla guida del Movimento, ritenendo che egli debba occuparsi soltanto di governo. Probabilmente lo tsunami sul Movimento arriverà dopo le europee, ma è certo che l’ennesima sconfitta senza appello acuisce le divisioni interne e dimostra che neppure i lucani hanno creduto alle fallaci promesse elettorali dei grillini.