• COMUNICATO

Berlato: questa legge non deve passare

"Chiunque abbia a cuore i diritti fondamentali dell'uomo, deve opporsi a questa legge". Lo afferma l'onorevole Sergio Berlato, eurodeputato veneto eletto nelle liste del PPE-PDL.

Sergio Berlato

“Mi sembra evidente che in Italia la realtà stia superando la fantasia, se passerà infatti  la ‘legge sull’omofobia’ che si discuterà in Parlamento la prossima settimana, nessun cittadino avrà più il diritto di fare battaglie affinchè non si introduca nella legislazione il ‘matrimonio’ gay” o affinché si escluda la possibilità che le coppie omossessuali adottino un bambino perché, come si evince dal testo  è punito con la ‘reclusione fino a un anno e sei mesi chi incita a commettere o commette atti di discriminazione motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere della vittima’”.

Lo afferma Sergio Berlato, deputato al Parlamento europeo e coordinatore provinciale del Pdl Vicenza, in merito alla proposta di legge contenente disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia (testo unificato C. 245 Scalfarotto, C. 1071 Brunetta e C. 280 Fiano), che andrà in discussione alla Camera dei Deputati il prossimo 22 luglio e precisa : “E’ evidente che, oltre alle libertà religiosa sancita dalla nostra Costituzione (art.19) qui è in gioco la libertà di pensiero (art.21), ed è per questo motivo in primis, che mi oppongo alla proposta di legge, e lo faccio aderendo all’appello promosso dai Giuristi per la Vita - insieme a La Nuova Bussola Quotidiana (consultabile e scaricabile a questo link - "in cui ci sono riportate ben dieci ragioni per cui si deve essere contrari all’approvazione”.

“Invito - aggiunge l’eurodeputato - chiunque abbia a cuore i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, ad aderire a questo appello anche perché, come giustamente si sottolinea nel documento redatto da Giuristi per la Vita e da La Nuova Bussola Quotidiana, ci troviamo di fronte a una sorta di rieducazione culturale di stampo maoista”. “Basti infatti vedere - conclude Berlato - come una delle pene accessorie, ed in particolare quella della «attività non retribuita in favore della collettività da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno», sia costituita da lavoro «in favore delle associazioni a tutela delle persone omosessuali».