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Boldrini e l'ossessione dell'antifascismo

Seppure lo scopo sia elettoralistico, sono irresponsabili Ie parole del presidente della Camera - sostenuta anche da Sala e De Magistris - che continua a paventare una inesistente minaccia fascista, legittimando così le violenze dei centri sociali cui stiamo assistendo in questi giorni.

La Boldrini davanti al murale antifascista

«Chiudere i gruppi e i movimenti che si ispirano al fascismo». Domenica a Milano il presidente della Camera, Laura Boldrini, candidata con Liberi e Uguali, ha ridato fiato alle trombe dell’antifascismo, invocando lo scioglimento delle formazioni neonazifasciste e trovando peraltro una sponda insperata nel sindaco Beppe Sala, che ha attaccato il centrodestra: «Sono d’accordo con la Boldrini. Invece non sono d’accordo con chi dice, come Berlusconi, che non ci sia un reale pericolo. Perché il reale pericolo non è legato solo alla presenza di Mussolini, il reale pericolo c’è se si fomentano i giovani. Non bisogna drammatizzare ma che non ci sia pericolo non è assolutamente vero». Parole che peraltro sono state apprezzate e fatte proprie da un altro primo cittadino, Luigi De Magistris, che proprio nelle scorse ore a Napoli ha affrontato gli scontri al comizio di Casapound, dichiarando: «Consentire comizi e manifestazioni neofasciste facendole passare per esercizio della democrazia, significa autorizzare l’inizio della fine della democrazia. E’ da qui che si crea il clima brutto che si respira e che deve essere sconfitto. L’eversione non può divenire normalità. Vogliamo Stato e popolo uniti a difesa della Costituzione e dei suoi valori antifascisti inviolabili. Napoli prima, ora e sempre antifascista».

Boldrini, De Magistris e Sala hanno evidenti intenti elettoralistici. Dopo la manifestazione di Macerata, nella quale il Pd aveva brillato per assenza e distacco, puntando tatticamente a smarcarsi dalla sinistra estrema e a rassicurare l’elettorato moderato, Sala ha preso la palla al balzo per sganciarsi dai vertici nazionali dem e provare a recuperare consensi nell’elettorato della sinistra storica, in larga parte orientato verso Liberi e Uniti, che punta proprio sull’antifascismo come cavallo di battaglia per consolidare consensi tra pensionati, casalinghe e elettori più sensibili al richiamo ideologico.

Il Pd in Lombardia non se la passa bene e il centrodestra viene dato ampiamente in vantaggio nei sondaggi, per cui occorre scuotere la base con qualche messaggio trascinante. Non meno preoccupanti le previsioni per i dem e la sinistra in generale in Campania, dove sia lo schieramento berlusconiano che i pentastellati sono forti e potrebbero fare man bassa di seggi, tanto più dopo lo scandalo sui rifiuti che ha visto coinvolto il figlio del governatore Vincenzo De Luca.

Si tratta, dunque, di propaganda elettorale e quindi va fatta la tara a queste parole che rischiano di provocare il classico effetto boomerang: vengono pronunciate per scongiurare rischi di violenza nelle piazze ma potrebbero ottenere l’effetto contrario, aizzando centri sociali ed estremisti di sinistra a combattere in prima persona i presunti fascisti. Senza contare il fatto che i giovani, secondo sondaggi attendibilissimi, sono sempre più disaffezionati alla politica e prevalentemente sembrano orientati a disertare le urne. Con una classe politica imprigionata nelle sterili polemiche sul passato e scarsamente interessata a tracciare un orizzonte futuro per le nuove generazioni, ben difficilmente la tendenza astensionista si invertirà. Lanciare messaggi rivolti a una storia morta e sepolta, anziché parlare con i giovani il loro linguaggio, quello dell’innovazione, rischia di essere davvero controproducente in termini di partecipazione alle urne.

Nel merito, peraltro, la polemica sull’antifascismo è davvero stucchevole e fuori luogo. Perfino un centrista di tradizione socialista come Fabrizio Cicchitto, oggi schierato con il centrosinistra, accanto al ministro Beatrice Lorenzin, attacca la Boldrini definendola ideologica e ricordando che «la violenza sulle piazze e le aggressioni contro le forze dell’ordine sono praticate sia da gruppi neofascisti sia da alcuni centri sociali».

Fuori luogo, quindi, invocare scioglimenti, che risveglierebbero laceranti divisioni ormai anacronistiche, ponendo problemi anche sul piano dell’esercizio dei diritti di libertà. Per di più provvedimenti del genere finirebbero per depotenziare, agli occhi delle istituzioni e dell’opinione pubblica, la pericolosità dell’altra violenza, quella di estrema sinistra e dei centri sociali, altrettanto deprecabile quanto quella demonizzata dai veterocomunisti e dalla Boldrini. I rigurgiti neofascisti che terrorizzano il Presidente della Camera sono ampiamente sopravvalutati, come hanno dimostrato le vicende di Macerata, catalogabili quali episodi isolati e comunque da condannare, mentre il pestaggio di un rappresentante delle forze dell’ordine a Piacenza per mano di un movimento antifascista che fa riferimento ai centri sociali è stato quasi ignorato dai rappresentanti della sinistra.

Passata sotto silenzio anche l’aggressione subita una settimana fa a Livorno da Giorgia Meloni, esponente di un partito politico che nulla ha nel suo simbolo e nel suo programma che richiami il ventennio fascista. Ce n’è abbastanza per concludere che l’ossessione antifascista rappresenta una delle minacce più incombenti sulla cultura italiana in termini di deformazione della verità storica e di manipolazione delle coscienze, soprattutto di quelle più giovani.