• EDITORIALE

Bolzano, laboratorio della "nuova Chiesa"

Stanno facendo rumore le conclusioni del Sinodo diocesano di Bolzano-Bressanone, da cui parte la richiesta a Roma di aprire ai preti sposati, al sacerdozio per le donne, alla comunione per i divorziati risposati. Ma è questo che Gesù ci ha insegnato?
- Bolzano rompe gli argini, di Lorenzo Bertocchi

Sinodo diocesano Bolzano

Scuola media, l’insegnante di matematica prova ad insegnare le equazioni, ma gli studenti malgrado tutti gli sforzi non riescono ad arrivare a risolvere l’equazione proposta. Anzi, due o tre ce la fanno, gli altri niente da fare. Finché qualcuno trova che a rimaneggiare i numeri il risultato viene: «Ecco, se in questo passaggio facciamo che 2+2 = 5, allora il risultato è quello giusto». «Ma così barate», rispondono spocchiosi quelli che hanno fatto tutto corretto, «non vale fare finta di non aver commesso errori e pretendere che sia la matematica a essere sbagliata».

Ma la stragrande maggioranza della classe, stufa di provare invano a risolvere l’equazione attraverso l’insegnamento tradizionale insiste: «Se facendo 2+2=5 viene giusto, allora facciamo così, tanto nell’altro modo non ci arriveremmo mai». Il professore di matematica all’inizio è un po’ perplesso, poi si lascia convincere: in fondo, se il 90% degli studenti chiede che 2+2 faccia 5 vuol dire che è un’esigenza diffusa, accontentarli significa portare la matematica più vicina agli studenti. Perché farli sentire frustrati per il mancato raggiungimento dell’obiettivo? Non è forse meglio valorizzare lo sforzo compiuto per imparare anche se i risultati sono scarsi? E la piantino i bravi di obiettare, che i professori ci stanno per quelli che non sanno, non per coloro che sanno.

Così il professore di matematica convince anche il preside e gli altri insegnanti della scuola che questa è la strada giusta e infine tutti insieme scrivono una petizione all’Associazione Mondiale dei Matematici chiedendo che la smettano di insistere sulla matematica tradizionale che vuole che 2+2 faccia 4. Si accetti che faccia 5 o anche 6 se questo serve a risolvere un’equazione e a non fare sentire gli studenti in colpa.

Cosa diremmo davanti a questi studenti? E soprattutto cosa diremmo di questo professore di matematica che, per coprire la propria incapacità ad insegnare la matematica, si fa paladino delle assurde pretese dei suoi studenti? E del preside che per ignavia o quieto vivere si allinea alla mentalità dominante ben sapendo che sta favorendo la menzogna? Non sarebbe forse il nostro buon senso a ribellarsi ancora prima che la nostra coscienza matematica?

Ebbene, allora perché passa per normale – e anzi terribilmente avanzata – l’analoga pretesa del Sinodo diocesano di Bolzano-Bressanone che a stragrande maggioranza chiede alla Chiesa di cambiare la dottrina abolendo il celibato sacerdotale, introducendo il sacerdozio femminile e garantendo la comunione ai divorziati risposati? Qui potete leggere le strabilianti conclusioni del sinodo alto-atesino, ma a sorprendere maggiormente è che vescovo e clero locale, invece di farsi qualche domanda su cosa è stato seminato negli anni, trovino che sia anche giusto perorare questa causa a Roma. Come se l’insegnamento della Chiesa dovesse consistere in ciò che esprime la “base” e non in ciò che ci ha comandato Nostro Signore.

Il peggio è che quello di Bolzano-Bressanone non è un caso isolato: in fondo la posizione al recente Sinodo sulla Famiglia sostenuta dall’episcopato tedesco e da altri eminenti personalità ecclesiastiche, si muove esattamente su questa linea: siccome la gente non segue più l’insegnamento tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la morale sessuale, e neanche lo capisce, è allora la Chiesa che si deve adeguare se vuole evitare di perdere i fedeli.

Ma è per questo che Gesù ha istituito la sua Chiesa?

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