• FEDE E RAGIONE A PROCESSO

Chi è il pasticcere simbolo della libertà religiosa?

A breve la Corte Suprema si pronuncerà su quello che è uno dei punti nevralgici della guerra fra l’America religiosa e quella progressista, quello che dal secondo mandato di Obama ha visto decine e decine di pasticceri, fotografi e fioristi, padroni di sale di ricevimenti comparire di fronte ai tribunali statali per essersi rifiutati di prestare mano d'opera per celebrare le unioni fra persone dello stesso sesso. E che ha portato alcuni governatori ad indietreggiare nella ratifica delle leggi per la protezione della libertà religiosa. 

A rappresentare questi casi, insieme a tutti i commercianti d’America che desiderano agire secondo ragione e secondo coscienza, è Jack Phillips, pasticcere del Colorado che mai avrebbe pensato di diventare un giorno il simbolo di questa lotta epocale in cui il potere, in nome del diritto di una categoria (Lgbt), vuole farne scomparire ogni altra visione dall’agone pubblico. Phillips, infatti, prima di difendere la sua idea di bene comune e di uomo, e di farlo nonostante le minacce, nonostante le accuse di intolleranza e "omofobia", nonostante il rischio di pagare una multa salatissima e di chiudere la sua attività, era un laico che aveva rifiutato la fede ricevuta dai genitori.

Ma nella sua vita accadde qualcosa di improvviso e impensabile. Infatti, di punto in bianco, mentre come ogni giorno tornava a casa “fu come se Dio mi fosse letteralmente salito in macchina”, ha spiegato Phillips alla Cbs. “Mi mostrò i miei peccati ma ci mise pochi secondi”. L’uomo descrive quell’istante come un dialogo fra lui e Dio in cui “mi disse: sei un peccatore, hai bisogno di un salvatore, è Gesù Cristo”. La risposta di Phillips fu quella di chi vede chiaramente tutto il suo male: “È vero, lascia che mi ripulisca dai miei peccati” ma il Signore gli disse: “Non puoi…risposi: "Hai ragione, sono tuo". Diedi quindi la vita a Cristo guidando in macchina verso casa”. 

Phillips, però, temeva la moglie, dato che entrambi avevano fatto la stessa scelta di rifiutare il cristianesimo. Ma nonostante la paura di essere lasciato le confessò che aveva deciso di seguire la chiamata, scoprendo che la donna aveva già cominciato un cammino cristiano da tre anni e spiegandosi così il perché di quell’intervento dal cielo. 

Da quel momento i due coniugi decisero di onorare Cristo in tutto ciò che facevano. Anche nella pasticceria che aprirono a Denver. Ma allora (24 anni fa) Phillips non avrebbe mai pensato che Dio non lo chiamava tanto a decorare con il cuore dolci e pasticcini, anche per festeggiare le celebrazioni religiose, ma che gli avrebbe domandato di difendere la Sua visione del mondo e la Sua creazione di fronte ad un sistema che le rifiuta con violenza. Cosa di cui Phillips non solo non si lamenta, ma si dice anzi onorato. Come se tutto il percorso fatto finora fosse stato per arrivare a quella risposta, data in pochi minuti a due attivisti Lgbt che volevano che proprio lui preparasse la torta per il party delle loro pseudo "nozze" civili già registrate nel vicino stato del Massachusetts (dove era già legale l’unione fra persone dello stesso sesso a differenza del Colorado): "Scusate ragazzi, non faccio dolci per matrimoni dello stesso sesso”. 

I due, però, non si accontentarono di chiedere a qualcun altro di preparare la torta ma, sebbene il Colorado nel 2012 non prevedesse la celebrazione di questi simil “matrimoni”, lo denunciarono appellandosi ad una legge sulla non discriminazione per l’orientamento sessuale, passata nel 2009 senza alcuna clausola di coscienza per coloro che credono nella legge naturale contenuta anche nella Bibbia. Perciò la Commissione per i diritti civili del Colorado diede torto all’uomo che fece ricorso, senza successo, al giudice, il quale spiegò che Phillips era "libero di continuare a sposare le sue convinzioni religiose…ma se desidera operare come esercente pubblico e avere un’attività all’interno dello Stato del Colorado, gli è proibito dalla legge scegliere i clienti in base al loro orientamento sessuale”.

Sebbene un caso simile riguardante un fotografo del New Mexico fu respinto nel 2014 dalla Corte Suprema, il caso di Phillips è invece stato accolto. Motivo per cui l’accusa si è detta delusa come se si fosse tornati “al punto di cinque anni fa”, prima che la maggioranza progressista della Corte Suprema dichiarasse incostituzionale il Doma (Defense of marriage act, la legge che difendeva l’istituzione naturale del matrimonio).

In questi giorni Phillips ha invece ribadito che la sua decisione non ha nulla contro le persone, al contrario “ha a che fare con la mia fede in Gesù Cristo e con la sequela del Vangelo”, perché il punto per l’uomo è vivere come piace a Dio, chiedendosi che farebbe Gesù, “che non avrebbe mai accettato di fare qualcosa a cui era contrario”. Perciò, mentre i due attivisti Lgbt sono ricattati dall’esito della sentenza della Corte Suprema, Phillips non lo è sapendo che ad un cristiano non è chiesto di fare giustizia quaggiù ma di agire secondo essa, dando così testimonianza a Dio. Testimonianza che è quanto più credibile tanto più mette in conto il fatto di poter pagare personalmente per essa.

Perciò Phillips, già nel 2014, dopo oltre un anno di battaglia legale, dichiarò: “La mia fede in Gesù Cristo viene prima del fatto che ho bisogno di fare il pasticcere per mantenermi, se devo chiudere la pasticceria e cercare un altro lavoro lo farò piuttosto che compromettere la mia fede”.