• EDITORIALE

Chiediamo ai vescovi una moratoria sulle interviste

Un appello spassionato e sincero: vescovi e cardinali non diano più interviste. Si prendano un periodo sabbatico. Noi semplici fedeli abbiamo bisogno di un periodo di silenzio stampa dei nostri pastori, per riprenderci dallo sconcerto.

Mons. Maradiaga

Vorrei fare una semplice proposta: vescovi e cardinali non diano più interviste di qualsiasi genere, a qualsiasi giornale. Almeno per un certo tempo. Si prendano un periodo sabbatico. Noi semplici fedeli abbiamo bisogno di un black-out, un periodo di silenzio stampa dei nostri pastori, per riprenderci dalla confusione e dallo sconcerto. Non se ne può più.

Non è necessario che cardinali e vescovi dicano la loro su ogni cosa e in continuazione, che si contraddicano a vicenda, che si critichino l'un l'altro sui giornali, che esprimano le loro opinioni personali, che facciano rivelazioni di cose coperte da segreto, che anticipino le conclusioni di un Sinodo che deve ancora cominciare, che diano giudizi su questo e su quello, che rivelino cosa dirà la prossima enciclica del Papa con fughe di notizie, anticipazioni, interpretazioni, ammonizioni, previsioni. I fedeli sono disorientati.

Il cardinale Kasper sta continuamente parlando della comunione ai risposati e di mille altre questioni, gira il mondo a fare conferenze e a concedere interviste come fosse il capo di un partito che si prepara a dare battaglia al prossimo Sinodo.  Il cardinale Maradiaga ha criticato il suo collega Müller non in un colloquio privato, ma sulle pagine del Tegespost. Non poteva incontrarsi con lui e fare una chiacchierata? Ora monsignor Galantino spiazza tutti con frasi perlomeno ambigue e disorientanti. All'interno del ristretto gruppo di cardinali incaricati della riforma della curia le esternazioni inopportune non si contano. E si tratta di un pool di cardinali con una enorme responsabilità in mano.

Tutti abbiamo ormai capito che tra i cardinali ci sono mille posizioni sui temi del prossimo sinodo. Non si era mai visto un simile chiacchiericcio prima di un sinodo. Perché non stanno zitti e le cose che devono dirsi non se le dicono al sinodo? Oppure perché non si riuniscono e non se le dicono a porte chiuse? I fedeli sono allarmati e molti temono che questo chiacchiericcio continui poi anche al Sinodo. Non è un bell'esempio di responsabilità. Sulle cose che essi trattano disinvoltamente nelle interviste ai giornali i fedeli ci impegnano la vita. Poi, si dice, farà la sintesi il Papa. Ma anche questo rischia di deformare le cose: come se il Papa fosse colui che media tra le posizioni di un confronto e che la verità, che il Sinodo insegnerà, sarà solo il frutto di una sintesi dialettica.

In questo ultimo periodo vescovi e cardinali sono sembrati dei politici, che si parlano in codice attraverso i giornali. Si criticano le esternazioni dei giudici che, si dice, dovrebbero parlare solo mediante gli atti. Perché non fanno lo stesso anche vescovi e cardinali? Parlino con dichiarazioni, con messaggi, con omelie, con lettere pastorali, insomma con atti di magistero, non con quattro battute improvvisate davanti ad un microfono di un giornalista. Lo facciano almeno per un po’, per permetterci di riprenderci dallo stordimemto.

Qualcuno dice: ma quello non è magistero. D'accordo, e allora i pastori, ossia il magistero, perché lo adopera? L'inflazione delle chiacchiere non aiuta, la gente non è sempre in grado di distinguere, le strumentalizzazioni sono in agguato, l'inflazione degli interventi ne neutralizza l'importanza, sicché anche gli interventi veramente importanti verranno poi interpretati come chiacchiera. I vescovi e i cardinali devono parlare poco, appunto perché poi, quando parlano, quello che dicono abbia un peso.

È stupefacente che, dopo aver constatato lungo questi decenni quanto possano pesare le deformazioni che i media gettano sulle cose di fede – sono riuscite a deformare un intero Concilio -, si concedano ancora interviste improvvide per poi avvitarsi nella ridda delle smentite quando ormai il danno è irreparabile. Non si capisce questa smania da proscenio da parte di uomini di grande responsabilità nella Chiesa, non si capisce chi e cosa vogliano provocare, non si comprende questa consegna alle logiche del mondo e allo spettacolo.

Tempo fa era scoppiato il caso Vatileaks, ma anche questo è una specie di Vatileaks, un gocciolamento continuo di indiscrezioni, frecciate indirette, ambiguità, concetti sul filo del rasoio, affermazioni e smentite. A farne il peso sono i fedeli.

La mia è una umile richiesta. Non sono nessuno. Ma per favore, signori cardinali e vescovi, smettetela con le interviste. Almeno per un po’.