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Cina, la passione dei cristiani sotterranei

La passione dei cristiani in Cina si intensifica all’avvicinarsi della Pasqua. Alla vigilia del Triduo pasquale, ben due vescovi della Chiesa sotterranea (fedele a Roma e non al Partito) sono stati arrestati dalla polizia e portati in località segrete. L'Associazione Patriottica (che nomina i vescovi fedeli al Partito) aumenta la pressione sulla Chiesa sotterranea in vista di un accordo con il Vaticano.

Shao Zhumin

La passione dei cristiani in Cina si intensifica all’avvicinarsi della Pasqua. Alla vigilia del Triduo pasquale, ben due vescovi della Chiesa sotterranea (fedele a Roma e non al Partito) sono stati arrestati dalla polizia e portati in località segrete.

Il 12 aprile, monsignor Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou (Zhejiang), è stato letteralmente sequestrato dalle forze dell’ordine. Non è ancora nota la località in cui è stato deportato. Le autorità hanno concesso ai suoi fedeli di portare dei vestiti da consegnare al prigioniero. Questa decisione è interpretata come un segno che l’arresto durerà a lungo. Monsignor Shao è un vescovo della Chiesa sotterranea. La Santa Sede lo riconosce come il vescovo ordinario della diocesi di Wenzhou. Era succeduto a monsignor Vincenzo Zhu Weifang, morto lo scorso 7 settembre. L’arresto e la deportazione di Shao Zhumin segue di una sola settimana quello di Vincenzo Guo Xijin, vescovo di Mindong. Si era dovuto presentare all’Ufficio per gli affari religiosi di Fuan il 6 aprile e da lì non è più tornato. Anche monsignor Guo era riconosciuto dalla Santa Sede come vescovo ordinario della sua diocesi dopo la morte del suo predecessore Huang Shoucheng, lo scorso 30 aprile. E’ sconosciuta anche la località di detenzione di Guo Xijin. L’unica cosa sul suo conto che le autorità hanno dichiarato è che il vescovo aveva bisogno di “studiare e imparare”.

Pietro Shao Zhumin e Vincenzo Guo Xijin non sono iscritti all’Associazione Patriottica, l’organizzazione religiosa del Partito Comunista Cinese che nomina i vescovi della Cina non riconosciuti dalla Santa Sede. Dopo il fallito tentativo di imporre l’ateismo di Stato, infatti, i successori di Mao mirano a controllare le religioni sottomettendole al Partito, per mezzo di organi religiosi ad hoc, fedeli al regime e alla sua ideologia. L’arresto dei due vescovi della Chiesa sotterranea, fedele a Roma, potrebbero servire a costringere i due prelati a iscriversi all’Associazione, previo lavaggio del cervello (“studiare e imparare”). La stessa sorte che era toccata, l’estate scorsa, anche a monsignor Taddeo Ma Daqin, vescovo di Shanghai, la diocesi più popolosa e vitale della Cina. Ma Daqin, dopo quattro anni di arresti domiciliari, marcato a vista dalla polizia e sottoposto a dure pressioni, aveva dovuto pubblicare sul suo blog un’autocritica rivolta ai fedeli lo scorso 12 giugno. Monsignor Ma era stato ordinato vescovo il 7 luglio 2012, con l’approvazione della Santa Sede. Il giorno stesso della sua ordinazione aveva annunciato pubblicamente le sue dimissioni dall’Associazione Patriottica. Da lì era iniziata la repressione estesa a tutta la diocesi di Shanghai: seminario chiuso; ordini religiosi femminili controllati, casa editrice diocesana bloccata; nessuna apertura di Porta Santa nel Giubileo della Misericordia; ingenti somme sparite dai conti della diocesi. A mons. Ma è stato revocato il titolo di “vescovo” di Shanghai e sottoposto a “un’inchiesta per aver violato le regole”.

Tutto ciò avviene mentre continua il dialogo fra Pechino e il Vaticano per raggiungere un accordo sulle nomine episcopali. Nel corso del negoziato, l’Associazione Patriottica pone come condizione che tutti i vescovi siano suoi iscritti. Gli ultimi due casi di “sparizione” dei vescovi potrebbero essere ricondotti a questa logica. Secondo alcuni sacerdoti della diocesi di Mindong, l’Associazione Patriottica sta alzando il livello di scontro con la comunità sotterranea. Due anni fa a Fuan la polizia ha demolito una chiesa non ufficiale in costruzione. Fino ad ora le forze dell’ordine avevano lasciato relativamente in pace la locale comunità sotterranea, data la sua grande consistenza.

Non è l’unica forma di pressione. Il governo dello Zhejiang ha imposto l’installazione di telecamere nelle chiese, ufficialmente per motivi di sicurezza “contro il terrorismo”. Verso la fine dello scorso anno le autorità avevano emesso l’ordine perché tutte le chiese di Wenzhou si dotassero di telecamere. Prima della festa nuovo anno lunare, a gennaio, l’ordine è stato attuato. Il motivo è però quasi certamente un altro rispetto al terrorismo: Wenzhou è conosciuta come “la Gerusalemme cinese” per il gran numero di edifici religiosi e vanta la più alta concentrazione di cristiani della Cina continentale.

In Cina secondo il rapporto della fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre la “situazione è peggiorata sin dal 1° luglio 2015, con l’entrata in vigore della Legge sulla Sicurezza Nazionale. La norma mira a proteggere la sovranità nazionale e gli interessi cinesi, ma riguarda ogni aspetto della vita associata, compresa la cultura e le religioni. I principi guida sono quelli della  Sinicizzazione (un processo tramite il quale le religioni devono assumere sempre più la cultura cinese e sradicare “le influenze esterne”); l’Indipendenza dall’influenza straniera, incluse le nomine o la ratifica di nomine religiose (ad esempio, secondo queste linee guida la nomina dei vescovi cattolici non richiede l’approvazione papale, essendo il Papa il leader di una potenza straniera); la Sottomissione al Partito Comunista Cinese, che deve “effettivamente” e “obbligatoriamente” guidare tutte le religioni.

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