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Clima e Chiesa, si ritorna a prima di Galileo

Ambiente, popolazione, sviluppo: il convegno in Vaticano sancisce che il giudizio della Chiesa è nelle mani di un neo-malthusiano come Jeffrey Sachs, che predica la denatalità. E si innalza a religione anche il Riscaldamento globale (causato dall'uomo, ovviamente) sognando "gesti profetici" come tutte le chiese del mondo a "zero emissioni".
- ECCO COME LA CHIESA SI PREPARA AD ACCETTARE IL CONTROLLO DELLE NASCITE

Jeffrey Sachs

«Come possiamo godere dello sviluppo sostenibile in un pianeta molto affollato? (…) Due secoli fa, il pensatore britannico Thomas Robert Malthus avvertì che una eccessiva crescita della popolazione avrebbe minato il progresso economico. Questa è la minaccia che abbiamo davanti ancora oggi…». Questo affermava alla CNN il 21 ottobre 2011 Jeffrey Sachs, il “profeta” dello sviluppo sostenibile gran protagonista ieri in Vaticano nel convegno dedicato allo sviluppo sostenibile e ai cambiamenti climatici. Non solo è stato relatore principale, ma dal presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il cardinale Peter Turkson, le sue tesi sono state portate ad esempio: «Siamo nell’era dello sviluppo sostenibile e dobbiamo fare le scelte giuste, scelte morali», ha detto Turcson invitando a leggere il nuovo libro di Sachs, distribuito per l’occasione (clicca qui). 

Ecco a chi è affidato il pensiero cattolico in tema di economia e ambiente, a un neo-malthusiano incapace perfino di riconoscere che la storia ha ampiamente smentito Malthus. E non che quello di Sachs, consigliere speciale del segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon per gli obiettivi del Millennio, sia un pensiero segreto. Il controllo delle nascite è da sempre uno dei pilastri del suo pensiero. Basti pensare che in un articolo del 2004 (clicca qui) rimproverava i paesi occidentali che si preoccupavano della denatalità nei loro paesi. Stolti, diceva Sachs, non vi rendete conto della vostra fortuna, ci saranno «grandi benefici in società con popolazione stabile o progressivamente declinante»: più ricchezza e meno pressioni sull’ambiente. E infatti si è visto cosa è successo in questi dieci anni. Quando si parla di pensiero non cattolico che si è insinuato nella Chiesa è anche a questo che ci si riferisce.

Eppure è a questo genere di “profeti” che sembra voglia affidarsi oggi la Chiesa nell’elaborazione della Dottrina sociale, abbandonando quella visione realistica e quella saggezza, quella capacità di vedere oltre le mode del momento perché ancorata a valori eterni, che fin qui l’aveva caratterizzata.

Da questo punto di vista anche l’intervento del cardinale Turkson ieri presentava almeno due questioni critiche, oltre all’incensazione di Jeffrey Sachs, che non per niente è membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

La prima questione è la confusione tra tesi scientifiche e azioni morali. Il presidente di Giustizia e Pace ha dato per scontata la tesi del Riscaldamento globale antropogenico (ovvero causato dall’uomo), che è questione tutt’altro che chiusa dal punto di vista scientifico, elevandola a verità di fede che richiede perciò un’azione morale immediata. Ha mescolato luoghi comuni pseudoscientifici – come il rapporto causa-effetto tra combustibili fossili e cambiamenti climatici – con princìpi religiosi, riportando la Chiesa indietro di 400 anni (ovviamente la responsabilità non è solo la sua, ma è la preoccupante tendenza in atto ai vertici della Chiesa). C’erano voluti 350 anni e Giovanni Paolo II per chiudere il “caso Galileo” chiarendo che la Bibbia non va interpretata come fosse un manuale di scienze. Ed eccoci di nuovo a mettere fittiziamente insieme dottrina della Creazione e politiche del clima, come se dall’una discendessero le altre. Si può capire allora perché in tanti si aspettino dalla prossima enciclica di Papa Francesco l’impulso a combattere contro i cambiamenti climatici, e Greenpeace abbia ieri addirittura pubblicata una lettera aperta di ringraziamento a papa Francesco per le sue iniziative “ecologiche”.

Eppure era stato proprio papa Francesco a prendere le distanze da certe posizioni che confondono dottrina e problemi scientifici. Nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal viaggio in Corea il 18 agosto 2014, rispondendo a un giornalista tedesco che gli chiedeva dell’enciclica sull’ambiente, papa Francesco chiariva: «Ma adesso è un problema non facile, perché sulla custodia del creato, l’ecologia, anche l’ecologia umana, si può parlare con una certa sicurezza fino ad un certo punto. Poi, vengono le ipotesi scientifiche, alcune abbastanza sicure, altre no. E un’Enciclica così, che dev’essere magisteriale, deve andare avanti soltanto sulle sicurezze, sulle cose che sono sicure. Perché, se il Papa dice che il centro dell’universo è la Terra e non il Sole, sbaglia, perché dice una cosa che dev’essere scientifica, e così non va. Così succede adesso. Dobbiamo fare adesso lo studio, numero per numero, e credo che diventerà più piccola. Ma, andare all’essenziale e a quello che si può affermare con sicurezza. Si può dire in nota, a piè di pagina, "su questo c’è questa ipotesi, questa, questa…", dirlo come informazione, ma non nel corpo di un’Enciclica, che è dottrinale e deve essere sicura».

La seconda questione riguarda il ruolo della Chiesa e dei cattolici davanti ai problemi legati all’ambiente, che pure non mancano. Il punto originale del cattolicesimo è riconoscere che proprio in quanto Creato c’è un ordine naturale stabilito dal Creatore, che ha posto l’uomo al vertice della Creazione, unico essere vivente fatto a immagine e somiglianza di Dio. L’esperienza benedettina ci dimostra che chi vive “cercando Dio” rende più bello anche il Creato oltre che più umana la vita, e al contrario il disordine ambientale nasce dalla rottura del legame con Dio, che può generare sfruttamento selvaggio da una parte e divinizzazione della natura dall’altra. Ecco perché il primo contributo che la Chiesa può dare alla questione ambientale è l’evangelizzazione e questo è anche il senso più profondo dell’«ecologia umana». 

Ma è una consapevolezza che sembra essersi offuscata, diluita in un ecumenismo ecologista che appare come il “braccio etico” di un potere globale: tutte le religioni insieme per dare una consistenza morale all’impegno che le agenzie ONU ci chiedono per la salute del pianeta. Davanti a prolungate siccità o repentini alluvioni, non più processioni, preghiere, messe; no, ora l’ordine è ridurre le emissioni di anidride carbonica. Oggi «la piena conversione di cuori e menti» significa per i leader religiosi essere dei «modelli» di sostenibilità, ha detto ieri il cardinale Turcson: «Guidiamo con l’esempio! Pensate quale messaggio positivo sarebbe per le persone di fede non solo predicare la sostenibilità ma vivere vite sostenibili! Ad esempio, pensate quale messaggio positivo sarebbe se chiese, moschee, sinagoghe e templi di tutto il mondo diventassero a “zero emissioni”».

Non sono le idee strampalate di un cardinale, è l’andazzo prevalente nella Chiesa: la stessa impostazione si trova nella “conversione ecologica” stabilita dall’ordine dei Gesuiti, nelle diocesi o nelle parrocchie dove si annuncia come un “gesto profetico” installare i pannelli solari sulla chiesa parrocchiale; nei sussidi per vivere i gesti di Quaresima dove tra le pratiche di conversione viene indicata la raccolta differenziata dei rifiuti; nei concorsi per la “Chiesa sostenibile”.

Insomma, il vero cambiamento di clima che ci dovrebbe preoccupare è quello nella Chiesa.

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