• CRISI DI GOVERNO

Come sarà il prossimo esecutivo? I progetti di Prodi, Letta e Grillo

Oggi alle 15 il premier Giuseppe Conte rivolgerà le sue comunicazioni all’aula del Senato. Nonostante sia stato Salvini a staccare la spina al governo, adesso è lui che potrebbe pagare il conto più salato, restando fuori dal prossimo esecutivo di larghe intese. A cui stanno lavorando Beppe Grillo, Romano Prodi e anche Gianni Letta. 

Gianni Letta

Oggi alle 15 il premier Giuseppe Conte rivolgerà le sue comunicazioni all’aula del Senato. La mozione di sfiducia presentata nei confronti del premier dai senatori leghisti passa quasi in secondo piano rispetto al discorso che il Presidente del Consiglio terrà a Palazzo Madama per provare a disinnescare tutte le rime che Matteo Salvini ha posto sul suo cammino. Ma il Capitano sembra in grosse difficoltà. Si tratta forse del suo momento più difficile, dopo una inarrestabile cavalcata che lo ha portato, almeno nei sondaggi, a sfiorare il 38% dei consensi e a dettare l’agenda della politica italiana.

Ha commesso degli errori il Ministro dell’Interno e li sta pagando a caro prezzo. I suoi nemici sono tutti coalizzati per impedirgli di raccogliere nelle urne il tesoretto di consensi accumulati in questi 14 mesi di governo e stanno lavorando per un governo di legislatura che duri fino al 2023. Il premier Conte, al termine delle sue comunicazioni e della relativa discussione in aula, potrebbe salire al Quirinale e dimettersi, anche senza essere stato sfiduciato. A quel punto la palla passerebbe nelle mani del Presidente della Repubblica, che avvierebbe già domani le consultazioni per verificare se esistano le condizioni per formare un nuovo esecutivo, anche di diverso colore, al fine di evitare lo scioglimento anticipato delle Camere. In alternativa, il Capo dello Stato potrebbe rinviare Conte alle Camere e a quel punto ogni partito dovrebbe scoprire le sue carte e dire da che parte sta.

Al momento sembra molto difficile che altre maggioranze possano dar vita a governi politici. Il Movimento Cinque Stelle ha escluso di voler tornare ad un’alleanza con la Lega, ma esclude anche accordi con Matteo Renzi, che pure ha in mano i gruppi parlamentari dem. In linea teorica, quindi, resterebbe un governo di scopo, per fare la manovra finanziaria e poi andare al voto anticipato, oppure un governo istituzionale, appoggiato da una larga e trasversale maggioranza, e guidato da una personalità non politica.

Ma, come si diceva, l’astio assai diffuso verso Salvini potrebbe cementare un’inedita alleanza in grado di dar vita a un governo di legislatura tra Pd, grillini e cespugli della sinistra, senza escludere il clamoroso coinvolgimento di Forza Italia. A lavorare a questa prospettiva sarebbero Romano Prodi, Beppe Grillo e Gianni Letta. Il primo, che nei giorni scorsi ha compiuto 80 anni, continua a coltivare sotto sotto l’ambizione di diventare il prossimo Presidente della Repubblica e ha una concreta speranza di giocarsi le sue carte solo in questo Parlamento, con una maggioranza pentastellata. Non si dimentichi, infatti, un certo apprezzamento della base grillina per Romano Prodi, che peraltro ha un rapporto personale molto stretto con Beppe Grillo. Quest’ultimo, insieme con Davide Casaleggio, sta premendo su Luigi Di Maio affinchè accetti l’alleanza con i dem e abbandoni definitivamente l’ipotesi di una riedizione dell’asse gialloverde. Ma tra mal di pancia in casa Pd e qualche dissenso tra i parlamentari pentastellati i numeri potrebbero non esserci.

Ecco perché potrebbe risultare decisivo, grazie al fine lavorìo diplomatico di Gianni Letta, l’appoggio di un gruppo di “responsabili” di Forza Italia. Peraltro i gruppi parlamentari azzurri sono profondamente antisalviniani. Mara Carfagna, ad esempio, è vicepresidente della Camera, lavora in sintonia con il Presidente Roberto Fico e detesta Matteo Salvini. Non vedrebbe l’ora di fargli uno sgambetto e di dar vita a un esecutivo senza di lui. Anche l’ex Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani sta suggerendo a Berlusconi di sganciarsi dall’abbraccio mortale con Matteo e di valutare la possibilità di una partecipazione di Forza Italia a un esecutivo europeista. Si tratta della cosiddetta “coalizione Ursula”, proposta da Romano Prodi: una sorta di alleanza di lunga durata in chiave europeista che riproduca la maggioranza che, nel luglio scorso, ha votato a favore della neopresidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. Si tratta di Pd, M5S e popolari europei, partito di cui fa parte Forza Italia. Un’alleanza che al Senato potrebbe contare su 220 voti e blindare la legislatura fino al 2023. Resta da capire come i grillini possano dar vita a un governo allargato anche a Silvio Berlusconi senza perdere la faccia dopo tutto quello che hanno detto sul Cav. Ma l’escamotage di un gruppo di “responsabili” che vada in soccorso di un nuovo esecutivo Pd-Cinque Stelle e faccia riferimento alla galassia berlusconiana potrebbe salvare capra e cavoli.