• TUTTI CONTRO CONTE

Con la Manovra, il cappio si stringe attorno al governo

Prima Mattarella, poi Draghi dalla Bce, mentre dalla Commissione Ue arriva la bocciatura della manovra: tutti contro il governo Conte e la sua politica economica. Lo stanno avvertendo che così facendo diventa una minaccia all'eurozona. Ma è possibile che Salvini e Di Maio stessi mirino alla crisi per andare al voto anticipato. 

Mario Draghi

Lo scetticismo crescente nei confronti della manovra italiana e la sua sonora bocciatura da parte dei vertici Ue crea scompiglio negli ambienti finanziari mentre sembra lasciare tranquilli gli esponenti del governo Conte, fiduciosi nel fatto che alla fine una soluzione si troverà e la soglia del 2,4% di deficit potrà essere mantenuta.

Nei giorni scorsi era stato anche il Capo dello Stato a ricordare ai partiti di governo che gli impegni finanziari con l’Europa vanno mantenuti, quasi anticipando le nuove perentorie bacchettate arrivate da Bruxelles e dalle principali agenzie di rating, che continuano a declassarci e a considerare precaria la nostra situazione finanziaria.

Ma è certo che due giorni fa il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi ha messo i puntini sulle i e, pur dicendosi convinto che alla fine un accordo tra Italia e Ue si troverà, ha suggerito di non sottovalutare gli ultimi rialzi dello spread e le possibili conseguenze per il comparto bancario: «Non ho la palla di cristallo, se sarà 300, 400 o quant'altro – ha chiarito Draghi - Certamente questi bond sono nel portafoglio delle banche, se perdono valore intaccano il capitale delle banche. Occorre ridurre lo spread e non mettere in dubbio la cornice istituzionale che sorregge l'euro». Secondo il presidente Bce il nostro Paese rappresenta un elemento di incertezza per la zona euro, al pari della Brexit e delle tensioni commerciali. Quanto alla possibilità che le esigenze di bilancio italiane possano condizionare le scelte della Bce, Draghi ha tagliato corto: «Finanziare i deficit non è nel nostro mandato. Abbiamo l'Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria», non di bilancio. Il riferimento è all'Outright monetary transactions, il cosiddetto scudo anti spread lanciato nel 2012, che permette alla Bce acquisti sul mercato di titoli di Stato a breve termine di un Paese, a patto però che quel governo sottoscriva solennemente una serie di impegni.

Ma le parole di Draghi non sono affatto piaciute al vicepremier Luigi Di Maio: «Secondo me – ha detto il leader Cinque Stelle - siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente». Poi però il Ministro dello sviluppo economico ha detto che lo spread «sale perché c’è una paura verso questo governo che è quella che porti l’Italia fuori dall’euro e dall’Europa», mentre «non è vero, non è nel contratto di governo e non c’è nessuna volontà di portare l'Italia fuori dall'euro».

Ora bisognerà capire cosa intenda fare il governo italiano, se provare a intavolare un nuovo negoziato con l’Europa o se varcare il Rubicone, puntando i piedi e facendo muro in difesa dell’impianto attuale della manovra. La procedura d’infrazione per eccesso di debito potrebbe aprirsi già nelle prossime settimane e mettere i conti pubblici italiani in una obiettiva condizione di pericolo. Carlo Cottarelli non esclude la Troika o la patrimoniale in caso di radicalizzazione dello scontro tra Roma e Bruxelles. D’altra parte Matteo Salvini ha già fatto sapere che non intende cedere  e che porterà avanti le battaglie inserite nella manovra finanziaria, a prescindere dagli altolà europei. E c’è chi ipotizza che Lega e Cinque Stelle intendano sotto sotto tirare la corda sperando che si spezzi, provocando la caduta del governo e le elezioni anticipate a febbraio. Con quale finalità? Scaricare sull’Europa la mancata realizzazione delle promesse elettorali e chiedere all’elettorato una fiducia ancora maggiore, al fine di poter dar vita già prima delle europee a un nuovo governo nazionale sovranista in grado di imporre a Bruxelles la sua sovranità anche in ambito finanziario, senza dover cedere ai diktat sui parametri da rispettare e i tetti da non sforare.

Ma ci sarebbe il tempo di realizzare questo disegno giallo-verde senza vedere nel frattempo bruciare i risparmi degli italiani? E, soprattutto, Lega e Cinque Stelle, in caso di elezioni anticipate, si presenterebbero alleati alle urne, dopo che fino a ieri i pentastellati, da Grillo in giù, hanno sempre ribadito di considerare Matteo Salvini molto diverso da loro e utile solo come semplice cofirmatario di un contratto di governo?