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Concerto in chiesa, tariffario svela l'intento commerciale

Napoli, il concerto gospel si farà nella perla gotica San Lorenzo Maggiore. Nessun problema per gli organizzatori. Così come la decisione di dividere la chiesa per fasce di prezzo, come fosse uno stadio o un teatro in palese violazione alle norme della Chiesa. "E' frutto di un accordo commerciale con i frati", spiega l'organizzatrice svelando l'idea di business che si cela dietro queste profanazioni ormai inarrestabili. E il ricavato? "Non siamo tenuti a dire nulla..."
-DUOMO SOLD OUT: ARRIVA GIORGIA di Luisella Scrosati

La locandina dell'evento

Molto più dei Tiromancino, ma molto meno di Andrea Bocelli. Affittare una chiesa per un concerto può portare anche a questo tipo di conseguenze: un tariffario preciso per assistere in una posizione privilegiata o meno allo show. Non serve stare a scomodare il richiamo evangelico degli ultimi posti nel banchetto. Se passa l’idea che la chiesa possa essere anche un luogo altro dal semplice e ormai stantio luogo di culto, come è stato per 2000 anni, allora è normale che la regolamentazione degli accessi debba avere dei criteri commerciali.

Come accadrà il 21 dicembre prossimo nella splendida cornice della chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli. Tocca tornare nel capoluogo campano dopo le tante segnalazioni di profanazioni di chiese dismesse. Questa volta però ad essere teatro di un concerto gospel non sarà una chiesa senza culto, ma uno dei gioielli del patrimonio cristiano sotto le pendici del Vesuvio.

In San Lorenzo infatti le messe sono regolari e l’attività è normata dai padri conventuali che organizzano visite guidate agli scavi archeologici omonimi e all’Museo dell’Opera. Vita liturgica e vita artistica, niente di strano. Ma questa volta si aggiungerà – e non è la prima volta – anche un uso musicale del tempio cristiano. Ad essere protagonista è un gruppo gospel americano che darà vita al “più clamoroso Concerto gospel del Natale 2018 con lo strabiliante e carismatico Pastor Ron accompagnato dalle vellutate e potenti voci black del suo gruppo”.

Un coro protestante in una chiesa cattolica. Non è la prima volta, non si va per il sottile di questi tempi, però la cosa serve a classificare l’iniziativa come concerto di musica sacra. Anche il Magistero consente concerti di musica sacra nelle chiese. Va da sé che il sacro che la musica dovrebbe stimolare è quello della lode delle anime a Dio. Come possa essere definito “sacro” anche un concerto musicale che nasce con un’altra idea di Chiesa e di fede, bè, questo è affare che spetta semmai ai teologi. Ma di questi tempi, con la protestantizzazione in atto nella Chiesa sembra quasi obbligatorio che un concerto gospel si debba tenere in chiesa come se si trattasse dello Stabat Mater di Pergolesi.

Dove sta dunque la notizia? Sta nel fatto che gli organizzatori del concerto, che hanno avuto la chiesa dai padri conventuali hanno stabilito un tariffario preciso, dividendo la chiesa in settori e relative fasce di prezzo in una palese violazione delle norme della Chiesa che vieta questa nuova forma di "simonia" nel De concentibus in ecclesiis. Invece accade esattamente come allo stadio o a teatro con uno spettacolo di prosa. 

Vuoi vedere al meglio? Ecco, per i primi posti il biglietto è di 45 euro. Vuoi una visuale buona e contenere la spesa? Ecco il settore da 40 euro. E così fino a 30 euro, che, immaginiamo sia il fondo della chiesa. Un tariffario completo, con tanto di prenotazioni e prevendita. Se teatro deve essere, è bene farlo nel migliore dei modi.

I prezzi non sono comunque diversi dalla media dei biglietti degli altri concerti. Basta andare su un sito specializzato per scoprire che ad esempio, con il biglietto più caro in San Lorenzo puoi comprarti un posto per lo show di Cesare Cremonini. Ma comunque in chiesa non si scende al di sotto dei 30 euro, cifra che si avvicina al costo del biglietto dei concerti dei Subsonica (28 euro). Ovviamente resta inarrivabile il paragone con lo show del tenore Andrea Bocelli (si parte da 80 euro), mentre i prezzi in San Lorenzo sono decisamente fuori mercato rispetto al quasi contemporaneo match del San Paolo, che si svolgerà il giorno dopo, tra gli Azzurri di Ancelotti e la Spal: i distinti del San Paolo si portano via per appena 26 euro. Altre offerte, si dirà. Altri mondi e altri target. Certo, ma questi paragoni sono stati fatti solo – ci sia consentita un po’ di provocazione ironica – proprio perché la logica che sta dietro a queste operazioni è la stessa: un servizio offerto nell’ambito dell’intrattenimento a fronte del quale c’è un costo da sostenere e dunque un prezzo da pagare.

Una logica commerciale. Come ammettono – salvo poi sfumare - gli organizzatori dell’evento in questione, l’associazione Vivere Napoli che nasce proprio con l’intento dichiarato di “promuovere un nuovo modo di vivere la realtà cittadina coniugando l’organizzazione di visite guidate, caratterizzate da aperture straordinarie serali o notturne dei più affascinanti siti storico-culturali della città, con momenti di intrattenimento, ricreativi e di aggregazione, quali aperitivi, eventi, concerti e spettacoli teatrali”.

Aperitivi e concerti. E’ tutto consequenziale, se la chiesa diventa un mero contenitore polifunzionale è inutile scandalizzarsi se gli usi che vengono fatti a volte sono decisamente incompatibili con la fede. E ci debba essere un tariffario per usufruire di un luogo che un giorno prima e il giorno dopo torneranno ad essere luogo di culto.

La Nuova BQ ha raggiunto telefonicamente la presidente dell’Associazione e ha scoperto che la cosa non deve destare alcun sospetto. Anzi, semmai, è sospetto il fatto di avanzare perplessità sull’iniziativa. “Che nasce – ci dice Margherita Marchese – da una scelta fatta con il personale che gestisce il convento (i frati ndr.). Si tratta di un concerto di musica sacra, quindi attinente con il luogo in cui viene proposto”.

Chiediamo ragione sulla divisione della chiesa in settori. Anche qui ogni tipo di dubbio sull’opportunità viene bollato come illazione: “Dato che facciamo un concerto vogliamo offrire al pubblico la sistemazione migliore, se avessimo fatto un prezzo unico qualcuno avrebbe visto peggio di un altro”.

Chiediamo se l’occupazione del tempio sia regolata da un affitto di un qualche genere di concordato. Ma qui, la nostra curiosità sembra farsi impertinente: “Non sono tenuta a darle questa informazione, si tratta di accordi commerciali che non sono tenuta a darle”. Poi, forse resasi conto di essersi spinta troppo in là, corregge il tiro: “Eventuali accordi commerciali. Tenga presente che il concerto ha dei costi, offriamo le poltrone anti panico, le uscite di sicurezza. Insomma, c’è un lavoro impegnativo dietro”. Comprendiamo. Resta però un dubbio sul perché non vengano resi noti i termini di questi “accordi commerciali”, eventuali o meno.

Ma a questo punto interviene anche la socia, la signora Donatella: “Ci piaceva l’idea di organizzare un concerto in questa chiesa – ribadisce -, ci siamo organizzati e l’abbiamo fatto. Ma la chiesa non ha i soldi per regalare un concerto del genere”.

Chiediamo infine se il ricavato sarà dato in beneficienza. “Da qui in poi non ritengo di doverle dire nulla. Non mi sarei mai aspettata una domanda del genere da un giornalista”.

Insomma, alla fine i trogloditi siamo noi, che facciamo solo domande.

Piccolo inciso finale. Si parla tanto di chiesa povera per i poveri. La domanda da fare sarebbe stata dunque che cosa faranno i poveri che non potranno pagarsi il biglietto. Ah no, quelli andranno in cattedrale col Cardinale a farsi una pizza.