• IL CASO

Dal caos Lega nuove prospettive

Dopo la bufera che ha coinvolto i famigliari del Senatur si fa spazio Maroni, ma è possibile che riprendano visibilità le componenti cattoliche.

Maroni Bossi

La questione delle indagini su alcuni esponenti della Lega Nord ha molti risvolti politici, interni ed esterni a quel partito. Non molti osservatori hanno fatto presente che nel medio e lungo termine molte cose possono cambiare a seguito delle indagini in atto.

La prima conseguenza è stata interna alla Lega stessa ed ha sancito la definitiva emergenza di Maroni e dei suoi. L’espulsione di Rosy Mauro ha rappresentato anche una resa dei conti interna. Resa dei conti che è avvenuta con un patto tra Maroni e Bossi. Il nuovo uomo forte della Lega non può contrapporsi al fondatore e leader storico, preferisce averlo come copertura legittimante e come segno simbolico di continuità. E’ chiaro però che Maroni ha dalla sua parte gran parte della base. L’aveva anche prima, come hanno dimostrato alcuni avvenimenti dei mesi scorsi, ed ora ce l’ha ancora di più. Nei suoi confronti circolavano voci di espulsione, ma l’ampia mobilitazione dei militanti a suo favore ha fatto sentire il suo peso. A Flavio Tosi, uomo di Maroni e sindaco di Verona candidato al rinnovo del mandato popolare alle prossime amministrative, era stato impedito di fare una lista civica accanto a quella ufficiale della Lega, ora di liste civiche in suo appoggio ce ne sono sette. Molti sono stati i segni di incrinatura del potere di Bossi dentro il partito e del corrispondente rafforzamento di Maroni che ora trova nelle indagini giudiziarie l’occasione politica per “far pulizia” dei suoi avversari.

Se il consenso dovesse calare solo relativamente e le indagini demoscopiche che danno la lega al 6 per cento in zone lombarde ad alta densità leghista come Monza dovessero essere sbagliate, il cambio di regime dentro il partito potrebbe modificare l’identità del partito di Maroni ed anche la sua collocazione nel quadro politico generale. A Maroni molti riconoscono notevoli capacità, che ha ampiamente dimostrato durante la gestione del ministero degli interni nel governo Berlusconi. Potrebbe essere che la Lega, pur mantenendo un suo radicamento popolare, diventi un partito più moderno e capace di esprimere una maggiore professionalità politica e, quindi, una maggiore affidabilità nazionale. Attorno a Maroni ci sono infatti alcuni personaggi politici che, al di là delle opinioni diverse sul loro operato, hanno comunque dimostrato solidità di preparazione, coerenza di governo e buon senso politico, come per esempio appunto Flavio Tosi a Verona. Potrebbe nascere quindi una nuova Lega, forse meno ruspante ma più responsabile sul piano del governo.

Se così fosse, potrebbe anche essere rivisto il posizionamento della Lega all’opposizione e la separazione dal Pdl. Non che questo possa avvenire in questo residuo di legislatura, ma già in questi mesi potrebbero nascere le basi per un riavvicinamento tra Alfano e Maroni, come base per un discorso politico comune in vista delle elezioni del 2013. Molti fatti giocano in questo senso: la conoscenza tra i due uomini e la loro collaborazione durante il governo Berlusconi come ministri degli interni e della giustizia, la crisi sempre più evidente del governo tecnico di Monti che, nonostante le riforme lacrime e sangue, non riesce a risolvere i problemi finanziari dell’Italia, non riduce lo spread in modo definitivo e soprattutto non riduce il debito pubblico, la necessità di ritornare alla politica dato che i ritardi dell’Italia non riguardano solo la contabilità ma il modello di società. Tutti questi elementi, ed altri, potrebbero influire nel ricomporre le relazioni tra i due partiti che rimangono l’asse prioritario del centro destra che ora sembra allo sbando. Il ricordo va al 1994, quando Bossi tolse la fiducia al governo Berlusconi facendolo cadere. Allora Bossi e Maroni la pensavano diversamente. Maroni era isolato nella Lega e le immagini televisive lo inquadravano impietosamente da solo nel grande anfiteatro ove si era tenuto il congresso leghista. Può essere che anche ora i due la pensino diversamente, anche se Maroni ha appoggiato finora la collocazione all’opposizione. Domani potrebbe nascere una Lega più responsabile e in cerca di una nuova affidabilità non solo da parte dei militanti con la cosiddetta “pulizia interna” ma anche da parte dei cittadini non leghisti che finora hanno votato quel partito in aree fondamentali del Paese non per le sagre della salamella ma scommettendo sulla sua capacità di governo.

E’ anche possibile che nella Lega riprendano fiato e visibilità le componenti cattoliche, che ci sono ma che finora sono state soffocate dallo spirito del dio Po. In occasione delle prossime elezioni amministrative stanno nascendo attorno ai candidati leghisti delle liste di origine cattolica incentrate sui “principi non negoziabili” che prima, nel monolitismo bossiano, era più difficile esprimere. Se nasce una Lega meno chiusa e più porosa verso la società civile, anche i cattolici potranno dire meglio la loro.