• EDITORIALE

Democrazia anti-cristiana

Il Consiglio d'Europa chiede spiegazioni alla Francia: violenze e galera per chi sfila pacificamente a favore della famiglia naturale e impunità per le violenze delle attiviste di Femen. Ma il caso francese è solo la punta dell'iceberg.

Manif pour tous


Non solo è inquietante il filo rosso anti-cristiano delle azioni delle attiviste di Femen, ancor più lo è la reazione ostentatamente “morbida” delle forze di polizia nei vari paesi europei teatro delle esibizioni delle donne in topless. Se poi - vedi la Francia - mettiamo a confronto la tolleranza di cui godono gli attacchi delle Femen con l’inaudita violenza usata dalle forze di polizia ai danni dei pacifici dimostranti contro le unioni omosessuali, l’inquietudine diventa allarme.

Il fenomeno è così evidente che il governo francese dovrà rendere ragione della sua disparità di trattamento al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Tale organismo riunisce gli ambasciatori dei 47 paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa; esso esercita soprattutto un potere di controllo sugli Stati per quanto riguarda il rispetto della democrazia, dei diritti umani, e dello stato di diritto.

Nei giorni scorsi quindi è stata presentata un’interrogazione al Comitato dei ministri da parte di Luca Volontè, presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il quale ricorda la violenza gratuita delle forze di polizia contro quell’enorme folla che nelle settimane scorse ha sfilato pacificamente per Parigi per protestare contro la legge – voluta dal presidente Holland – che permette il matrimonio a persone dello stesso sesso e addirittura l’adozione. Ci sono numerose riprese fotografiche e video che mostrano come le forze francesi abbiano usato il pugno di ferro contro i manifestanti, tra cui numerose donne e bambini.

La violenza è poi divenuta intimidazione: si ricorda il caso dell’uomo costretto a pagare una multa salata perché indossava una t-shirt con il logo della manifestazione, e poi i 67 giovani arrestati e tenuti in guardiola per una giornata intera solo per aver protestato (peraltro in silenzio) vicino alla sede dell’Assemblea Nazionale.

Dall’altra parte, invece, le attiviste di Femen godono di una impunità ben poco comprensibile all’apparenza, visto che le loro aggressioni contro persone e luoghi di culto si stanno moltiplicando. Perciò l’interrogazione chiede anche che il Consiglio d’Europa intervenga per far cessare in Francia le violenze delle forze dell’ordine contro i cristiani, oltre che indagare sulle attività di Femen.

La Francia però è solo la punta dell’iceberg, come ha dimostrato un convegno organizzato a Bruxelles sempre in questi giorni da una organizzazione non governativa cristiana.  Qui sono stati messi in evidenza i nuovi attentati alla libertà di coscienza sulle leggi che riguardano il matrimonio, l’adozione omosessuale e la non discriminazione. C’è un clima di crescente ostilità e intolleranza in Europa – è stato denunciato – nei confronti del cristianesimo e delle persone legate alla famiglia e alla morale naturale. E questa ostilità si traduce in una violenza sempre più aperta e tollerata, anche da giornali e tv.

Non è la prima volta che si mettono in rilievo forme di discriminazione e ostilità nei confronti dei cristiani in Europa, ma ciò che sta accadendo in Francia segnala un pericoloso salto di qualità, con lo Stato direttamente coinvolto in violenze e soprusi contro i difensori del diritto naturale.
La dittatura del relativismo è una realtà concreta.