a cura di Francesco Boezi
  • CHIESA E POLITICA

Dopo Müller anche Parolin per il dialogo con Salvini

Il cardinale Parolin

"Il papa continua a dirlo: dialogo dialogo dialogo. E perché non Salvini?". Così il cardinal Pietro Parolin ha risposto ad un giornalista al termine della cerimonia di conferimento del Premio Internazionale “Economia e società” promosso dalla Fondazione “Centesimus Annus – Pro Pontifice”. Un "ramoscello d'ulivo" che non passa inosservato, quello teso dal numero due del Vaticano, specialmente dopo una campagna elettorale in cui non sono mancate le critiche indirette (e non) della Cei e di alcuni prelati particolarmente influenti aventi il Carroccio come bersaglio.

Ad urne chiuse ci ha pensato il cardinale Gerhard Ludwig Müller ad uscire allo scoperto e a chiedere apertamente di mettere da parte l'ostilità  nei confronti del ministro dell'Interno di cui ha dato sfoggio una parte della Chiesa nei giorni caldi che hanno preceduto le elezioni del 26 maggio. Lo ha fatto in un'intervista concessa all'editorialista del "Corriere della Sera" Massimo Franco e che ha contribuito ad accendere il dibattito tra i cattolici italiani, rompendo l'isolamento dei tantissimi che hanno scelto, nonostante gli attacchi di diversi presuli, di votare per la Lega.

Quello dell'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede non è stato un affondo contro papa Francesco, come riportato da alcuni commentatori, ma una presa di posizione contro l'interventismo politico di troppi prelati. "Un'autorità ecclesiastica (...) - ha dichiarato il porporato tedesco - non deve immischiarsi nella politica, quando ci sono un Parlamento e un governo legittimati democraticamente, come in Italia". E sugli "anatemi" lanciati contro la Lega ed i suoi elettori, Müller ha detto che con Salvini è "meglio parlare, discutere o correggerlo quando è necessario".

Un'apertura al dialogo a cui non è contrario neppure il cardinale Parolin che, proprio commentando l'intervista dell'ex prefetto dell'ex Sant'Uffizio al Corsera, ha affermato di essere del parere che "anche con Salvini si deve dialogare". "Il dialogo - ha precisato il Segretario di Stato parlando con i giornalisti - si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema". Al tempo stesso, il numero due del Vaticano ci ha tenuto a precisare e ribadire i motivi delle sue critiche all'esposizione di simboli religiosi durante i comizi: "credo che ad usare simboli religiosi per manifestazioni di parte, come sono i partiti - ha affermato Parolin - c'è il rischio di abusare di questi simboli, quindi, credo che da parte nostra non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questa realtà".

Su questo punto, lo stesso Müller non ha nascosto di provare fastidio per quello che Massimo Franco ha definito nella sua domanda "l'uso elettorale di simboli religiosi", ma al tempo stesso ha nettamente difeso Salvini per "il suo essere e definirsi cattolico" perchè "non si può negare la fede religiosa a chi milita in un partito o in un altro". D'altra parte, il magistero della Chiesa ha sempre invitato a non escludere Dio dalla sfera pubblica, specialmente con l'ingresso in un'era segnata dalla secolarizzazione dilagante. Dunque, si può capire Müller quando ha affermato di preferire "chi parla di tradizione cristiana a quanti la rimuovono".

Nel suo j'accuse contro il protagonismo politico di certi prelati, l'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede non è rimasto sul generico ed ha fatto il nome di padre Antonio Spadaro, direttore di "Civiltà Cattolica", uno dei più attivi critici di Salvini e del sovranismo all'interno della Chiesa.Il cardinale tedesco ha fatto cenno al disorientamento dei fedeli di fronte alla piega troppo politica di cui, a suo dire, non pochi vescovi e prelati influenti si sono resi responsabili dicendo, ad esempio, che chi non accoglie gli immigrati non è cristiano. In queste spinte ideologiche, Müller ravvede il pericolo di creare una spaccatura tra pastori e fedeli: "queste specie di scomuniche - ha osservato - non cambiano l'atteggiamento degli elettori verso la Lega, e dividono i cattolici: in basso e nelle gerarchie". (Nico Spuntoni)