a cura di Benedetta Frigerio
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Dove i cristiani sono tribolati ma non schiacciati

Indonesia. “Tribolati ma non schiacciati”, i cristiani perseguitati, testimoni di fede e speranza, non si arrendono al male. In Indonesia, nel sud dell’isola di Sumatra, il 4 marzo monsignor Aloysius Sudarso, arcivescovo di Palembang, ha benedetto una cappella appena ultimata, intitolata a San Zaccaria, eretta in un villaggio.

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo la chiesetta è stata attaccata da vandali che hanno distrutto una vetrata e devastato l’interno e gli arredi liturgici. Il 12 marzo Monsignor Sudarso ha annunciato che i danni saranno riparati e l’edificio sarà di nuovo aperto al pubblico al più presto. L’Indonesia, il più grande paese islamico, compare al 38° posto nella classifica 2018 dei 50 Stati in cui i cristiani sono più duramente perseguitati. A minacciarli sono i partiti conservatori e i potenti movimenti islamici radicali in grado di mobilitare centinaia di migliaia di persone.

La situazione è peggiorata di recente. Si danno casi di persone convertite al cristianesimo arrestate. Spesso i bambini cristiani a scuola vengono isolati, presi in giro, raggruppati al fondo delle aule scolastiche. Chiese e fedeli cristiani sono oggetto di frequenti aggressioni. L’arcidiocesi di Pelembang comprende tre province con 13 milioni di abitanti quasi tutti musulmani. I cristiani sono solo 80.000, divisi in 26 parrocchie. Il ripristino della cappella, spiega Monsignor Sudarso, è reso possibile grazie al fatto che le autorità locali si sono impegnate a fornire i fondi necessari.

All’agenzia Fides il presule, esprimendo amarezza e condanna per l’atto vandalico, ha detto: “Siamo invitati a rimanere vigili e a lavorare costantemente per la pace e l’armonia nei villaggi, nelle parrocchie e in ogni luogo. Bisogna vivere tutelando l'unità e la convivenza tra cittadini di diverse religioni”. I leader indonesiani cristiani – ha aggiunto – in tutto l'arcipelago invitano i fedeli ad affrontare situazioni difficili “con una mente chiara e un cuore grande” in modo da non cadere nelle trappole che tali atti vogliono creare alimentando le tensioni sociali e religiose.