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Duda, il "mostro" che conquista la Polonia

Andrzej Duda

Un nuovo mostro avanza nelle marche orientali dell’Unione Europea: si chiama Andrzej Duda. Il candidato alle presidenziali del partito conservatore (Partito Diritto e Giustizia), dato per perdente in tutti i pronostici, ha invece vinto al secondo turno, dopo essere arrivato primo anche nel turno precedente. La stampa italiana non ha lesinato aggettivi, non appena si è accorta  che avrebbe potuto anche vincere le elezioni: nazionalpopulista, russofobo, clericale, reazionario, ecc… Adesso, ad esprimersi in questi termini, potrebbero essere anche i vertici europei, oltre ai giornali che leggono. Anche la generale avversione a Viktor Orban, premier ungherese eletto dalla stragrande maggioranza della sua gente, era infatti iniziata con una fortissima campagna mediatica.

Come per altri leader neo-eletti, come Benjamin Netanyahu in Israele, come David Cameron in Gran Bretagna, quella di Duda è stata una vittoria inaspettata al primo turno e molto discussa dai sondaggisti prima del secondo. Il candidato conservatore è un professore di Diritto Amministrativo all’Università Jagellonica di Cracovia, una delle maggiori istituzioni accademiche del paese. Relativamente giovane (ha 43 anni) ha compiuto la sua carriera accademica ed è entrato in politica al fianco dell’ex presidente Lech Kaczynski, il capo di Stato tragicamente morto nel 2010 nell’incidente aereo di Smolensk. Ex boyscout, nato e cresciuto a Cracovia, la città di San Giovanni Paolo II, Duda è stato valutato come il candidato più rappresentativo di un popolo profondamente cattolico. Si è discostato dalla retorica turbolenta, provocatoria e nazionalista di Kaczynski, che era tutta caratterizzata da rancori per i torti subiti dalla Polonia nel suo tormentato passato. Al contrario, Duda si è presentato agli elettori come un uomo moderno, capace di guardare al futuro dei polacchi e per questo ha attratto anche i più moderati. La campagna è stata interamente dominata da lui, benché avesse meno mezzi a disposizione rispetto al suo avversario. Questo è dovuto sia a un miglior uso dei social network, sia a una campagna porta a porta nelle case e nelle piazze dei polacchi. E anche all’assenza di Komorowski, troppo sicuro della sua riconferma, almeno fino alla pubblicazione dei risultati del primo turno. I dibattiti televisivi finali hanno visto un Duda all’attacco e capace di guardare negli occhi l’avversario, a metterlo nell’angolo, a presentarlo come un uomo dell’élite lontano dalla gente.

Duda ha ottenuto una vittoria con il 51,5% dei voti contro il 48,5% del suo avversario Bronislaw Komorowski, di Piattaforma Civica (liberale). Quest'ultimo ha ammesso a denti stretti e con poco fair play la sua sconfitta, dopo la lunga notte elettorale. Ora, però, inizia una fase di difficile coabitazione con il governo di Ewa Kopacz e con il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, entrambi liberali di Piattaforma Civica. A giudicare dai toni accesi post-elettorali, potrebbe aprirsi una fase di conflitto interno, esportato in Europa. Proprio quello che non ci vuole, per la Polonia, in una fase delicatissima, con una guerra alle porte (in Ucraina).

La linea politica di Duda, dimenticando per un attimo gli aggettivi che gli hanno affibbiato, è in realtà il classico repertorio del pensiero cristiano sociale. Il nuovo presidente vuole che gli aiuti europei siano destinati al sostegno economico delle famiglie con figli, è contrario alla fecondazione assistita, è inequivocabilmente contrario ai matrimoni gay, vuole l’abbassamento dell’età pensionabile, vuole proteggere l’agricoltura polacca, maggiore risorsa del paese, garantire una casa di proprietà per ogni cittadino, anche i meno abbienti. Essendo membro dell’Ecr, gruppo di conservatori e riformatori europei capitanato dal Partito Conservatore britannico, ne condivide tutti i punti programmatici essenziali: libertà di mercato, difesa della proprietà privata, libertà di circolazione per i cittadini europei, ma lotta dura all’immigrazione irregolare, principio di sussidiarietà (“piccolo è bello ed efficiente”). Con l’Ecr condivide un atteggiamento sostanzialmente euroscettico: prima gli interessi nazionali, poi quelli europei. In caso di attrito, sono gli i secondi ad essere sacrificati. Dunque, da un punto di vista europeo: un mostro. Perché, al solo parlare di famiglia naturale, per non parlare di tutto il resto, si diventa “mostri” (xenofobi, anti-europei, clericali, nazionalpopulisti, reazionari).

E anche un mostro “scomodo”, perché la politica estera proposta dal nuovo presidente non farà dormire sonni tranquilli alla classe dirigente europea incline all'appeasement. Duda, contrariamente a Komorowski, vuole garantire un sostegno militare oltre che politico al governo di Kiev, in Ucraina. Invece di “contare di più in Europa”, come proponeva il suo avversario, mira a rafforzare i legami soprattutto con quella parte di Ue che condivide gli interessi polacchi ed è disposta a battersi contro la crescente minaccia della Russia: Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Rep. Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania. E’ l’area detta di “Intermarium” (da mare a mare, cioè dal Baltico al Mar Nero). Il resto dell’Europa, soprattutto la Francia e la Germania (e la stessa Italia), ha invece finora dimostrato di non condividere e di non capire nemmeno i timori e le aspirazioni di Varsavia. Nell’Europa turbolenta di questi anni, Duda rimprovera al suo predecessore di aver trascurato le forze armate, di non essere pronto ad affrontare una crisi. Promette di investire molto di più nella difesa, di stringere maggiori legami con gli Stati Uniti (di cui vorrebbe ospitare contingenti sul suo territorio, in basi permanenti) e di contare di più all’interno della Nato. E per questo è pronta per lui l’accusa di “russofobo”.