a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Due dei cinque uomini condannati a morte per aver ucciso una coppia cristiana nel 2014 sono stati assolti

 

Nel 2014 in Pakistan una coppia di cristiani, Shahzad Masih e sua moglie Shama, sono stati torturati per due giorni e poi bruciati vivi in una fornace da una folla impazzita di rabbia, convinta che avessero dissacrato il Corano bruciandone alcune pagine. Avevano quattro figli e Shama era incinta. All’atroce omicidio hanno partecipato centinaia di persone, da 400 a 600. Le autorità ne hanno incriminate 25. Cinque stono state condannate a morte nel 2016. 20 sono state prosciolte due anni dopo. Il 17 maggio la sentenza capitale è stata confermata per tre imputati mentre due, Muhammad Hanif e il predicatore Hafiz Ishtiaq, sono stati assolti. La decisione della corte delude e preoccupa le comunità cristiane, insinuando il sospetto che i giudici siano stati intimiditi. Il giornalista Hamza Arshad ha commentato la notizia per AsiaNews: “Viviamo in un paese – ha detto – in cui un giudice dell’Alta corte è costretto a fuggire dopo aver condannato il killer del governatore [del Punjab, Salman Taseer - ndr]. La liberazione di Asia Bibi è una buona notizia, ma gli eventi dimostrano il potere degli estremisti. Lo Stato deve mostrare la sua forza. La sentenza è frutto di un processo inadeguato e della cecità della giustizia nei confronti delle minoranze emarginate”. Il presidente di Human Rights Focus Pakistan conferma: “è scioccante che dopo cinque anni ancora non sia stata fatta giustizia per le vittime. Tanti processi delle minoranze vengono ritardati e languono nelle corti per anni. È risaputo che nei casi processuali in cui le minoranze sono le vittime, la giustizia si rallenta a causa dell’influenza dei gruppi religiosi che esercitano pressione sui giudici. Ritardare la giustizia incoraggia ancora di più i colpevoli”. Anche il presidente del Rwadari Tehreek (Movimento interreligioso per la tolleranza), Samson Salamat, guarda con allarme alla sentenza: “l’assoluzione di due imputati su cinque – dice – getta nella delusione le minoranze religiose già terrorizzate. Ormai esse credono che la giustizia non sarà fatta neppure per gli altri tre. Siamo preoccupati per la deriva del sistema giudiziario che non dà sicurezza alle minoranze in caso di attacco alle persone, ai luoghi di culto e alle loro proprietà. Chiediamo alla Corte suprema di mettere in luce le pressioni esercitate dagli estremisti nel caso di Shama e Shahzad, perché queste pressioni sono sotto i riflettori in casi simili”.