• NORDHAUS E ROMER

Due Nobel per l'economia verde, un "mistero buffo"

L’accademia reale svedese delle scienze ha conferito il premio Nobel per l’economia a due americani per i loro studi su scienza-economia-ambiente. I due “scienziati” sono William Nordhaus e Paul Romer. I motivi sono molto ideologici e si rifanno a quel modello di sviluppo, denatalista ed ecologista, che è la vera causa dell'attuale crisi.

Il Nobel William Nordhaus assieme all'ex presidente Bill Clinton

L’accademia reale svedese delle scienze ha conferito il premio Nobel per l’economia a due americani per i loro studi su scienza-economia-ambiente. I due “scienziati” sono William Nordhaus dell’università di Yale per i suoi studi sugli effetti del cambiamento climatico sull’economia e Paul Romer dell’università di Stanford ed ex capo analista della Banca Mondiale, per l’impatto dell’innovazione tecnologica su queste tematiche.

La NBQ propone di riflettere su questo evento per più ragioni. La ragione più evidente è legata al periodo cui questi studi si riferiscono, gli anni 1970-1990, proprio gli anni di avvio del nuovo ordine mondiale che (tra le altre cose) soprattutto stabilisce le regole per la decrescita della popolazione e la crescita sostenibile, cioè i principi della crisi economica che stiamo vivendo e persino quelli del fallimento di una intera civiltà. Vorrei fare notare al lettore che un altro autorevole membro dell’università di Stanford è Paul Ehrlich, famoso per aver scritto il libro che avvia il processo di denatalità: The Population Bomb (1968), famoso anche per essersi fatto sterilizzare in pubblico all’università e famoso per esser stato invitato a tenere lezione alla Pontificia Accademia delle scienze (guidata da mons. Sanchez Sorondo) in Vaticano nel febbraio 2017. Ma uno dei due vincitori del Nobel ha un altro interessante riferimento nel suo passato di capo economista alla Banca Mondiale. Detta istituzione sorta dopo la Seconda Guerra Mondiale per sostenere la ricostruzione è poi passata ad occuparsi di stabilizzazione dei mercati finanziari mondiali fino ad approdare nel 2000 a occuparsi di lotta alla povertà perseguendo i famosi “Obiettivi del terzo millennio” relativi allo sviluppo sostenibile, sotto la guida del segretario Onu Ban Ki-moon, lo stesso progetto che ha concorso ad aggravare le condizioni di dissesto dell’economia mondiale.

Da notare anche un fatto curiosamente intrigante. Chi ha istituito il premio Nobel per l’economia, (non essendo l’economia una scienza, non poteva esser l’accademia delle scienze) fu la Banca centrale svedese che cominciò a finanziare questo premio in memoria di Alfred Nobel. E ciò iniziò proprio (si noti le coincidenze temporali) nel 1969 quando venne conferito il primo Nobel per l’economia. Ciò alimenta il sospetto che detto premio possa esser “politico”, o meglio “politico economico” in un preciso momento storico, appunto gli anni Settanta, e serva a giustificare la bontà di criteri di condotta economica, “santificando” teorie e teorici in vista di utilizzo pratico delle loro tesi. La lettura di questo evento sovviene il Nobel conferito a Dario Fo, nel 1987, il dissacrante e talvolta persino blasfemo autore di Mistero Buffo (sulla storia di Cristo), scritto anche questo (attenzione!) nel 1969. La principale motivazione per Dario Fo si riferiva al fatto che “secondo la tradizione dei giullari medioevali dileggia il potere” (quale, quello della Chiesa?).

Le motivazioni del Nobel per l’economia conferito ai due americani sono legate al fatto che l’attività umana (produzione e consumo) hanno contribuito al rapido aumento delle temperature medie e i due premiati hanno dimostrato come l’economia interagisce con la scienza sui danni causati dal cambiamento climatico. Vien da pensare: un altro “mistero buffo” premiato. Il pensiero di chi ha concorso a produrre l’errore, viene utilizzato per gestirne le conseguenze, magari anche grazie a un Nobel, a una lezione alla Pontifica accademia del Vaticano, a una citazione in un’Enciclica sull’ambiente. Chi ha provocato i problemi economici e quelli ambientali infatti è stata proprio quella cultura ambientalista neomalthusiana che esplode a fine anni ’60 e cresce per tutto il periodo successivo, ed oggi teme di esser individuata come responsabile del dissesto e si precauziona come può. Il crollo delle nascite nel mondo occidentale provocò le condizioni di crollo della crescita economica che vennero compensate con una soluzione strategica: la delocalizzazione delle produzioni di volume in paesi a bassissimo costo di produzione (Asia) per reimportarle a bassi prezzi, al fine di accrescere così il potere di acquisto in Occidente, necessario ad accrescere i consumi individuali. Detta soluzione provocò fenomeni (oltre a quelli socioeconomici) di tipo “ambientale” grazie al trasferimento delle produzioni in paesi che non si preoccupavano dei consumi energetici e Co2 e grazie all’iperconsumismo (con impatto ambientale) che ha caratterizzato il mondo occidentale.

La promessa folle di migliorare economia e ambiente riducendo le nascite ha prodotto esattamente il contrario. Ciò è avvenuto, sta avvenendo e avverrà, per un paio di motivi difficilmente modificabili. Primo perché si è deciso di ignorare leggi naturali (della Creazione) che regolano il mondo. Secondo perché ci si rifiuta di conoscere e valutare la cause morali di un problema, ma solo le conseguenze morali. (Ciò lo si deve al relativismo che rifiuta un unico valore morale di riferimento). Persino l’Autorità Morale si occupa delle conseguenze morali della povertà, diseguaglianza, ambiente, immigrazione, ignorandone le cause. Come è possibile fare una adeguata prognosi per la soluzione di un problema se si è errato nel fare la diagnosi? Le motivazioni del premio paiono interpretabili nel senso che l’economia è strumento politico del potere, che si vuole abbia autonomia morale e prescinda da obiettivi per l’uomo e da leggi naturali. Probabile che i due premiati vengano invitati presto a tenere lectio magistralis sulla decrescita economica compensata dalla intelligenza artificiale, alla Pontificia Accademia in Vaticano. E io, ohimè, che avevo proposto il Nobel per l’economia a Benedetto XVI per l’Enciclica Caritas in Veritate!