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Elena Cattaneo senatrice a vita, una scelta ideologica

Giovane e poco famosa, Elena Cattaneo non ha le tipiche caratteristiche dei senatori a vita. Eppure Giorgio Napolitano l'ha nominata. Per la sua ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Cattaneo

Il Presidente Napolitano ieri mattina ha nominato quattro nuovi senatori a vita. Si tratta del direttore d’orchestra Claudio Abbado, del fisico nucleare e premio nobel Carlo Rubbia, del’architetto Renzo Piano e della neurobiologa Elena Cattaneo. Tra questi quattro nomi forse quello che stona maggiormente è l’ultimo e per più motivi.

La Costituzione stabilisce all’art. 59 che per essere nominato senatore a vita il candidato deve aver «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». In altre parole il prescelto non solo deve avere un curriculum vitae di altissimo prestigio – cosa che di certo la Cattaneo può vantare – ma tale curriculum deve essere quasi unico, eccezionale tanto da recar lustro alla Patria a motivo della sua singolarità.

Abbado, Rubbia e Piano nei loro campi sono davvero dei numeri uno. In merito invece alla dott.ssa Cattaneo qualche dubbio ci viene a leggere il trascorso accademico – sicuramente eccellente – ma non unico della ricercatrice. Moltissimi come lei possono vantare un ruolo di docente ordinario in una università, pubblicazioni scientifiche, un periodo di studi al prestigioso MIT di Boston, la direzione di progetti ed istituti di ricerca, responsabilità e cariche di rilievo pubblico, premi e riconoscimenti.

Oltre all’unicità dei suoi meriti il senatore a vita, come accennato, deve aver dato lustro con il suo impegno all’Italia e tale lustro – astraendo dalla lettera del dettato costituzionale, ma rimanendo fedeli ad una prassi presidenziale - deve essere riconosciuto a livello internazionale, non solo in circoli ristretti, ma anche nel sentito popolare. Insomma deve essere una specie di icona vivente, come lo erano stati, ad esempio, Rita Levi Montalcini, Indro Montanelli, Sergio Pininfarina e Gianni Agnelli; e andando indietro con la memoria troviamo nomi come Arturo Toscanini (che declinò l’invito), Trilussa, Luigi Sturzo, Eugenio Montale, Eduardo de Filippo, Carlo Bo, Norberto Bobbio e molti altri. Questi nomi stanno a dimostrare che la patente di eccellenza vidimata dal Presidente della Repubblica deve essere prima comprovata da una qualificata fama internazionale.

La Cattaneo di certo è nota nel suo specifico ambito scientifico, ma si può dire altrettanto fuori di esso? Forse, obietterà qualcuno, non ha avuto ancora il tempo per far conoscere il suo talento a tutti dato che è assai giovane, essendo della leva del’62. E qui si inarca un altro sopracciglio: suona strano che una cinquantenne sia già diventata senatrice a vita, ruolo che si assume in genere al termine della propria carriera.

Ma allora perché Napolitano l’ha nominata? Forse i motivi devono essere rinvenuti nel tipo di ricerche che da anni la professoressa Cattaneo sta portando avanti nei suoi laboratori e nella sua battaglia mediatica a favore della libertà di ricerca. La Cattaneo per le sue sperimentazioni usa infatti cellule staminali embrionali importate dall’estero. Ricordiamo che le cellule staminali adulte non suscitano particolari problemi etici, non così quelle embrionali: l’utilizzazione di queste linee cellulari infatti comporta la menomazione dell’embrione o, il più delle volte, il suo decesso.

Nonostante ciò la Cattaneo si batte per il loro uso e al tempo del referendum del 2005 sulla legge 40 diventò uno dei volti “scientifici” per l’abrogazione di alcune parti di questa legge. In particolar modo si spese allora per eliminare dal testo normativo il divieto di sperimentazione sugli embrioni crioconservati. Tale impegno continua tutt’oggi e la docente milanese spesso scrive su differenti pubblicazioni divulgative e interviene in molti dibattiti pubblici.

La decisione di Napolitano allora diviene simbolica ed astrae dal caso “Cattaneo”: un segnale di alcuni poteri forti alla comunità scientifica e alla società civile. Quello che importa non è tanto l’elezione della Cattaneo a senatrice a vita, bensì il tipo di ricerca che lei conduce: premiando lei in realtà si mira a premiare l’uso delle cellule staminali embrionali. In altri termini la scelta del presidente non può che essere letta come un placet del Quirinale a simili sperimentazioni sugli embrioni – le quali rimangono tutt’ora vietate in Italia ad eccezione di quelle su linee cellulari importate -  ed un incoraggiamento a proseguire su questa strada che scientificamente è tutta in salita. Infatti è da notare che a differenza della ricerca sulle staminali adulte che appare assai promettente e che ha già incassato risultati clinici significativi (l’anno scorso Shinya Yamanaka vinse il nobel proprio per le sue ricerche sulle cellule mature), quella che interessa le staminali embrionali risulta invece essere meno efficace.

Napolitano pare quindi incoraggiare quei ricercatori che, come la Cattaneo, si sentono ghettizzati, ostacolati dalla politica e dalle leggi che, come la legge 40, mettono loro i bastoni fra le ruote. Ed infatti la Cattaneo, insieme ad altre due colleghe, nel febbraio del 2010, in una lettera inviata a Nature così si lamentava alludendo ad un suo ricorso la Tar del Lazio poi perso contro la decisione del governo di finanziare solo la ricerca sulle staminali adulte: “Come scienziate preoccupate di una ingiustificata ingerenza della politica nella ricerca, abbiamo intenzione di continuare la lotta nei tribunali, anche se ci volessero anni”. E in un altro articolo appuntava in merito al suo campo di ricerca: “L’indifferenza generalizzata rende questa azione [di sensibilizzazione delle coscienze] particolarmente difficile”. La benedizione del Presidente della Repubblica forse ora aiuterà chi sperimenta sugli esseri umani allo stadio embrionale ad uscire dal cono d’ombra.