• IL BELLO DELLA LITURGIA

Esaltazione della croce: ostensione e innalzamento

“Innalzamento” e “ostensione”: racchiude entrambi i significati il termine “esaltazione”- che qui si intende della croce - festa liturgica celebrata dalla chiesa cattolica, come da quella ortodossa, per evidenziare l’importanza teologica del mistero della croce di Gesù. Come racconta la legenda aurea. 

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua croce hai redento il mondo.

“Innalzamento” e “ostensione”: racchiude entrambi i significati il termine “esaltazione”- che qui si intende della croce - festa liturgica celebrata dalla chiesa cattolica, come da quella ortodossa, per evidenziare l’importanza teologica del mistero della croce di Gesù. Ma…come è nata la leggenda della vera croce e  del suo ritrovamento?

Lo racconta la Legenda Aurea, testo agiografico duecentesco redatto dal frate domenicano Jacopo da Varagine che ha ispirato generazioni di artisti. Tra questi, Piero della Francesca che, per immagini, riporta la storia sulle pareti della cappella maggiore della chiesa di San Francesco ad Arezzo.

Una premessa è d’obbligo: nel 1417 morì Baccio di Maso Bacci, la cui famiglia deteneva il patronato del coro della principale chiesa aretina. Il lascito testamentario destinato alla sua decorazione fu messo in atto qualche decennio dopo dal nipote che individuò in Piero un pittore aggiornato sullo sviluppo del linguaggio rinascimentale. E il maestro, cominciando da Adamo ed Eva, tra il 1452 e il 1466 dipanò il suo racconto a colori.

La regina di Saba, il re Salomone, il re persiano Corsoe II che, conquistata Gerusalemme, rubò la Vera Croce e quello bizantino, Eraclio, che lo sconfisse a Ninive, sono i protagonisti degli episodi rappresentati, così come l’imperatore Costantino che, come un angelo gli aveva predetto nel sogno, in hoc signo, nel segno della croce vinse la battaglia di Ponte Milvio. E sua madre, Elena, che ritrovò la croce di Gesù e quella dei due ladroni…

La lettura delle scene inizia e si conclude nelle due lunette poste una di fronte all’altra. In quella destra, Adamo è ritratto morente con accanto Eva, ormai anziana, e il figlio Set che riceve dall’arcangelo Michele il germoglio dell’Albero della Conoscenza, qui al centro della scena, da cui nascerà il legno della croce di Cristo.

Sulla parete opposta Eraclio riporta a Gerusalemme la Vera Croce, camminando scalzo, in segno di umiltà, circondato dai dignitari della sua corte. E’ una processione solenne quella cui assistiamo, verso la quale si dirigono, uscendo dalle mura fortificate di Gerusalemme, cittadini che accorrono per adorare il sacro vessillo.

E’ l’esaltazione della Croce. Nell’una e nell’altra scena, infatti, non sono certo i due uomini il centro della composizione: né Adamo, né Eraclio. Sono, piuttosto, i due legni, quello del’Albero della Vita e quello portato a spalla dal re bizantino: la vita eterna promessa ad Abramo è ridonata attraverso la passione e morte di Gesù.

La Legenda Aurea, fedelmente seguita dal pittore aretino, mette questo inno sulla bocca di Eraclio di ritorno a Gerusalemme con il tesoro più prezioso di ogni tempo: O croce più brillante di tutte le stelle, venerata in tutto il mondo, amata da tutti gli uomini, più santa di ogni cosa, tu che sola sei stata degna di portare la dote del mondo, dolce legno, dolci chiodi e dolce lancia, tu che porti dolci pesi, salva la folla che qui è riunita per cantare le tue lodi…”.