• LA NUOVA POLITICA

Fine dei poli tradizionali. È la Terza repubblica

In vista delle elezioni europee del prossimo maggio, la sinistra appare irrimediabilmente frammentata nelle sue varie anime, tutte all'opposizione. Dall'altra parte, invece, il leghista Giorgetti canta il De profundis del centrodestra e auspica la nascita di un nuovo polo sovranista. Nella rincorsa delle estreme, l'area moderata resta vuota.

Berlusconi, Salvini e Di Maio dipinti in stile caravaggesco (via dei Lucchesi, Roma)

Un effetto le elezioni del 4 marzo l’hanno indubbiamente prodotto: la dissoluzione delle due coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Se prima di quell’appuntamento elettorale, al di là delle competizioni tra partiti dello stesso schieramento, si ragionava in una logica di blocchi contrapposti, tanto che qualcuno denunciava la presunta trama inciucista Renzi-Berlusconi per andare a governare insieme in caso di mancanza di maggioranze chiare, oggi il quadro politico ci regala altre prospettive.

Matteo Renzi, che pure continua ad avere in mano buona parte del Pd, è stato sconfessato da chi si candida a guidare il partito, vale a dire Nicola Zingaretti, più che mai intenzionato a marcare una netta discontinuità con il renzismo. Silvio Berlusconi, che era certo di prendere più voti della Lega alle elezioni del 4 marzo per poi guidare i giochi per la formazione del nuovo governo, si trova a rincorrere l’alleato leghista, che però appare alquanto riottoso. Sulla sinistra, quindi, i lavori in corso in casa dem allontanano la possibilità di una riconciliazione tra le diverse anime post-comuniste, con una parte di Leu che medita di rientrare nel Pd e un’altra parte che vorrebbe resistere e preservare la propria identità. Sulla destra, Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, già ribattezzato il Gianni Letta del Governo Conte, uomo di totale fiducia di Matteo Salvini, ha intonato proprio due giorni fa il “de profundis” al centrodestra, dicendo che non esiste più e che occorre pensare alla creazione di un partito nazionalista, sovranista e populista. C’è una distinzione da fare esaminando le manovre a sinistra e a destra. Le forze di sinistra sono tutte all’opposizione, tanto che molte porzioni di popolo di sinistra guardano con interesse al Movimento Cinque Stelle e sperano che l’ala pentastellata capeggiata dal Presidente della Camera, Roberto Fico, possa prendere progressivamente le distanze dall’asse giallo-verde per dar vita a una formazione politica più dialogante con il Pd.

Le forze di destra, invece, sono in parte all’opposizione in parte al governo. La Lega, che pure è andata al governo da una posizione di debolezza (17% di voti conquistati il 4 marzo, quasi la metà di quelli portati a casa dai Cinque Stelle), ora sembra aver ribaltato i rapporti di forza con l’alleato grillino, sull’onda di sondaggi che danno il Carroccio in sorpasso rispetto ai Cinque Stelle. Ma Matteo Salvini e i suoi in campagna elettorale si sono presentati fianco a fianco con Silvio Berlusconi (non ancora candidabile all’epoca, ma ora riproponibile nelle liste di Forza Italia, essendo caduta la sua incandidabilità) e Giorgia Meloni per convincere gli italiani a votare la coalizione di centrodestra. Si sa come sono andate le cose. Salvini ha firmato un contatto di governo con i Cinque Stelle e si è staccato dagli alleati storici, con i quali però continua a governare in periferia, soprattutto nelle Regioni, dove si accinge a riproporre candidati comuni con Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Nel centrodestra, quindi, a differenza che nel centrosinistra, c’è una questione di coerenza da preservare. La Lega sta al governo nazionale con i Cinque Stelle, ma è in competizione con loro nelle campagne elettorali regionali. Forza Italia e Fratelli d’Italia sono criticamente all’opposizione del governo giallo-verde ma poi con la Lega puntano a conquistare nuove regioni per governare insieme. Questa schizofrenia, che ricorda tanto l’atteggiamento di quei centristi che in passate legislature governavano con la sinistra a livello nazionale e con la destra a livello locale (o viceversa), dovrà avere prima o poi un epilogo. Secondo Giorgetti ce l’avrà presto, perché si creerà un partito unico sovranista di centrodestra in grado di inglobare Forza Italia e Fratelli d’Italia, che però non ci stanno a lasciarsi assorbire dalla Lega.

Intanto, in vista delle elezioni europee del maggio 2019, per raggiungere il 4%, il partito di Giorgia Meloni sta tentando di attrarre spezzoni di Forza Italia (in particolare il governatore della Liguria, Giovanni Toti e i suoi), dopo aver portato dalla sua parte alcuni moderati come Raffaele Fitto. Se questa profezia di Giorgetti dovesse avverarsi, e se il Movimento Cinque Stelle dovesse progressivamente spostarsi sul fronte del centrosinistra, potrebbe crearsi un vuoto nell’area liberale e moderata, conservatrice e di ispirazione cattolica, perché nessuna delle forze in campo riuscirebbe a rappresentarla e ad interpretarne le aspettative e le sensibilità. Potrebbe essere questa la sfida della politica italiana nei prossimi mesi. Sempre che la situazione economico-finanziaria e quindi politico-istituzionale non precipiti e che l’Italia non si ritrovi isolata in Europa, con tutte le conseguenze del caso.